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Cobolli: “La finale di Parigi punto di partenza, voglio le Finals. Da Sinner ho solo da imparare”

Cobolli con Alcaraz e Zverev 

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Il romano è uno dei protagonisti della Laver Cup a Londra: “È un’opportunità per stare con i più forti”
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Londra – Sascha Zverev di fianco chiedono qual è il suo posto preferito a Londra. Il campione tedesco rimane interdetto e allora Flavio Cobolli gli ruba comicamente la scena: lo fissa per lunghi secondi, strabuzza gli occhioni azzurri, innesca risate in sala. È l’irresistibile leggerezza dell’essere questo inimitabile 24enne romano, numero 7 del mondo dopo la sua migliore stagione Atp, una finale a Parigi e i quarti a Wimbledon. E un libro di successi ancora lungo da scrivere nella sua carriera già dirompente, come il suo stile in campo condito di sorrisi, smorfie e sincerità rari nel tennis di oggi. Incontriamo Cobolli alla vigilia della Laver Cup, pilastro della squadra Europa capitanata da Yannick Noah con Zverev e Alcaraz, nei giardini del magnifico Old Royal Naval College.

Londra – Sascha Zverev di fianco chiedono qual è il suo posto preferito a Londra. Il campione tedesco rimane interdetto e allora Flavio Cobolli gli ruba comicamente la scena: lo fissa per lunghi secondi, strabuzza gli occhioni azzurri, innesca risate in sala. È l’irresistibile leggerezza dell’essere questo inimitabile 24enne romano, numero 7 del mondo dopo la sua migliore stagione Atp, una finale a Parigi e i quarti a Wimbledon. E un libro di successi ancora lungo da scrivere nella sua carriera già dirompente, come il suo stile in campo condito di sorrisi, smorfie e sincerità rari nel tennis di oggi. Incontriamo Cobolli alla vigilia della Laver Cup, pilastro della squadra Europa capitanata da Yannick Noah con Zverev e Alcaraz, nei giardini del magnifico Old Royal Naval College.

Cobolli, prima di partire per Londra ha postato una foto di lei e Jannik Sinner, durante un allenamento privato.

«È sempre bello giocare con Jannik, stare accanto a lui. Impari sempre qualcosa di nuovo e quindi sono contento di passare qualche ora insieme. Spero che torni presto dall’infortunio».

Cobolli con Alcaraz e Zverev alla Laver Cup (reuters)

Com’è andato l’allenamento? Vi aiutate a vicenda?

«Sinner da me ha poco da imparare, sono io che imparo da lui. Jannik è una persona che ti mette a tuo agio anche durante l’allenamento, che mi dà dei consigli, quindi è molto bello e utile allenarsi con lui, e poi ha un team fantastico che gli sta dietro. Sono contento di poterlo fare frequentemente, ho la fortuna di averlo nella stessa città, quindi quando posso sfrutto molto bene le ore in cui gioco con lui».

Come si sente tra i grandi del tennis, qui a Londra?

«Sentirsi grande è un parolone, però credo di essermi meritato questo posto. È stato un buon anno, sto facendo delle ottime cose, mi sto allenando molto bene per arrivare dove sono adesso. È vero che la strada è molto lunga, quindi non è facile arrivare sempre al massimo e giocare sempre al meglio. Però credo che questa Laver Cup sia ancora una volta un’opportunità per imparare, crescere e stare a contatto con i migliori giocatori del mondo».

Che sensazioni prova in un torneo di squadra come la Laver?

«Come vede siamo tutti amici, almeno per questa settimana… (ride, ndr). È bello stare insieme, passare del tempo a parlare e a chiedere consigli e sentire le loro opinioni. È vero che il tennis è uno sport individuale, ma occasioni come queste aiutano anche a ricaricare le batterie. È un ambiente sano: dove si scherza, ma anche dove si è seri, dove si combatte».

E anche un po’ raro, perché voi tennisti siete sempre per conto vostro.

«Ma se lo viviamo nella maniera che dicevo, possiamo venirci incontro e divertirci. Se invece rimaniamo chiusi in noi stessi, come magari siamo durante l’anno, è difficile anche far parte di questo team. Quindi bisogna cambiare, bisogna essere più squadra e lo stiamo facendo molto bene».

Cobolli, oggi si gioca troppo?

«Sicuramente si gioca tanto e delle volte magari performiamo peggio di quello che vorremmo. Però il tennis è questo, abbiamo sempre giocato tanto e forse deve cambiare un po’, per dare la possibilità a tutti i giocatori di essere al meglio nei grandi tornei. Ma troveremo sicuramente la quadra insieme all’Atp».

Su che cosa sta lavorando in questo momento, dopo un anno straordinario? Forse regolare un po’ gli alti e bassi in partita, cercando più continuità?

«Credo invece di essere un giocatore molto continuo. Ho avuto buoni risultati su tutte le superfici, e questo non è da tutti. Ho giocato sempre e questo si deve riconoscere. È vero che devo migliorare tantissime cose, sono il primo che si mette a disposizione del team, stiamo lavorando sulla volée, sul servizio, sui miei colpi meno efficaci. Però credo che la continuità sia una delle mie qualità, ce l’ho nel mio bagaglio. È vero che mi è capitato di perdere partite con giocatori dal ranking più basso, ma come ho sempre detto la classifica non conta nulla, è solo un numero. Tutti giocano tanto e spesso ed è impossibile essere in forma tutte le settimane. Credo di aver fatto un buon anno sotto il punto di vista della continuità, si possono migliorare tante cose, ma piano piano, sto lavorando per farlo».

E ora quali sono i suoi obiettivi più immediati?

«Qualificarmi alle Finals di novembre a Torino, l’obiettivo più grande per me in questo momento. E poi continuare su questa strada: migliorarmi e riuscire ad ambire sempre a risultati e tornei migliori. Ho fatto la mia prima finale Slam e credo che sia un punto di inizio e non un punto di arrivo. Non mi devo accontentare, è proprio per questo che poi l’ho ottenuta. Devo continuare su questa strada per provare a restare su questi livelli il più possibile”

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