«Lasciate che Sinner faccia le cose con calma. Lui sa perfettamente quando sarà il momento di rientrare. Credo che dopo quello che gli è successo quest’estate al Roland Garros abbia capito che a un certo punto è meglio fermarsi, rallentare. Ha una vita davanti, e tante soddisfazioni da togliersi: non c’è nessuna fretta». Paolo Canè, 61 anni, talent di Eurosport, fra lezioni per i più piccoli e one point challenge è stato protagonista dello Sport&Fun Experience Village, che lo scorso fine settimana all’Arco della Pace di Milano ha visto partecipare 250mila persone tra le sue aree sportive con Valentina Marchei, Francesca Marsaglia, Riccardo Magrini e Moreno Moser. «Finalmente il nostro tennis sembra aver messo in discussione il monopolio del calcio. Sono sempre di più quelli che vogliono provare questo sport, e tanti maestri preparati e appassionati».
Molto merito di questo boom va a Jannik. Qualcuno dice che alla fine dell’anno, con il probabile addio del supercoach Darren Cahill,…
«Lasciate che Sinner faccia le cose con calma. Lui sa perfettamente quando sarà il momento di rientrare. Credo che dopo quello che gli è successo quest’estate al Roland Garros abbia capito che a un certo punto è meglio fermarsi, rallentare. Ha una vita davanti, e tante soddisfazioni da togliersi: non c’è nessuna fretta». Paolo Canè, 61 anni, talent di Eurosport, fra lezioni per i più piccoli e one point challenge è stato protagonista dello Sport&Fun Experience Village, che lo scorso fine settimana all’Arco della Pace di Milano ha visto partecipare 250mila persone tra le sue aree sportive con Valentina Marchei, Francesca Marsaglia, Riccardo Magrini e Moreno Moser. «Finalmente il nostro tennis sembra aver messo in discussione il monopolio del calcio. Sono sempre di più quelli che vogliono provare questo sport, e tanti maestri preparati e appassionati».
Molto merito di questo boom va a Jannik. Qualcuno dice che alla fine dell’anno, con il probabile addio del supercoach Darren Cahill, insieme a Simone Vagnozzi sarà allenato da Juan Carlos Ferrero, fino allo scorso anno tecnico di Alcaraz.
«Ferrero potrebbe essere la persona giusta. Per lo spagnolo si tratterebbe di una grande rivincita. Sono due fuoriclasse, bisogna vedere se scatta qualcosa di importante tra di loro: bisogna mettersi in gioco, non basta avere un grande nome. Sinner è abituato a circondarsi di persone con cui si sente bene: in “famiglia”, come dice lui».
E Paolo Canè chi potrebbe allenare?
«Lorenzo Musetti. Lo farei anche gratis, in questo momento. Mi rivedo in quel ragazzo, come gioco e carattere. Forse io ero una testa più calda, però dagli errori ho imparato tanto. “Lollo” potenzialmente è uno dei migliori 5 giocatori al mondo, a gennaio è andato vicinissimo alla Top3 in Australia. Lo affianca da sempre un gran professionista come Simone Tartarini. Avevano provato ad aggiungere lo spagnolo José Perlas, ma non è andata. Bisogna pensare al bene del ragazzo. Il tempo mi ha migliorato, sono diventato quasi saggio (ride). Saprei come lavorare, con Musetti: ho la ricetta giusta per diversi buoni piatti».
In questi giorni ha suscitato curiosità un articolo scritto da Paola Turci, che è stata legata sentimentalmente a lei, per Il Tennis Italiano. Ma era davvero “una pippa” con la racchetta in mano?
«Ma no: dipende dai punti di vista, dal livello cui vuoi arrivare. Era molto appassionata, credo che giocare a tennis le abbia fatto bene dopo quel brutto incidente che aveva avuto, per lei è stata una bella sfida. E le è servito, nella vita. Perché il tennis è così: ti fa bene. Con Paola continuiamo a sentirci, lo facciamo sempre durante gli Slam. Se devo fare il nome di uno davvero bravo, nel mondo dello spettacolo, allora dico uno con cui ho giocato parecchi anni fa in Sardegna: Gianluca Grignani».
I tennisti vogliono accorciare i tempi delle partite. Ha sentito cosa dice Djokovic?
«Nole lo fa perché gli anni cominciano a farsi sentire. Io non sono troppo favorevole ai cambiamenti. La nuova formula della Coppa Davis, ad esempio, non mi piace proprio. Capisco che alla tv qualcuno possa stufarsi di vedere un match che dura 4-5 ore, ma lo sport è questo. Resterei con 3 set su 5 negli Slam: al limite, facciamo un punto secco sul 40 pari. Ma anche mentre lo dico, già mi vengono dei dubbi».
Sinner e Alcaraz sostengono si giochi troppo, ma i calendari grosso modo sono sempre gli stessi dei suoi tempi.
«Quando giocavo io potevi programmare con più calma, prepararti in inverno. Il fatto è che i montepremi sono sempre più importanti: c’è chi pensa a fare cassa, e poi si male. Adesso però i migliori lo hanno capito: meglio giocare meno, vincere e stare bene. Saper rinunciare».