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Volandri: “Sinner ha fatto bene a fermarsi. I tempi sono lunghi, ma tornerà più forte di prima”

Volandri con Sinner e Berrettini alle Finals di Davis 2024 

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Il capitano dell’Italia di Davis era ottimista sul rientro del numero 1: “Jannik ci mancherà, ma abbiamo vinto anche senza”
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Due settimane fa, a Bologna per il sorteggio della Davis, il capitano Filippo Volandri aveva rassicurato tutti: «Sinner si sta allenando da una decina di giorni, aumentando progressivamente i carichi di lavoro. Dalle notizie che ho, sta preparandosi bene e rientrerà quando sarà al 100%: subito super competitivo, come avvenuto dopo lo stop per la vicenda Clostebol».

Invece. Sorpreso?

«Sì e no. A Montecarlo è sceso in campo due giorni con Flavio Cobolli, e poi coi ragazzi della Accademia di Riccardo Piatti: sembrava fosse tutto come previsto, poi deve avere alzato l’intensità e si vede che non ha retto. Forse il ginocchio non è ancora a posto del tutto, forse è ancora a corto di allenamento. Ma se quella è la patologia, sono tempi lunghi: conoscendo come lavorano Jannik e la sua squadra – ve l’ho det…

Due settimane fa, a Bologna per il sorteggio della Davis, il capitano Filippo Volandri aveva rassicurato tutti: «Sinner si sta allenando da una decina di giorni, aumentando progressivamente i carichi di lavoro. Dalle notizie che ho, sta preparandosi bene e rientrerà quando sarà al 100%: subito super competitivo, come avvenuto dopo lo stop per la vicenda Clostebol».

Invece. Sorpreso?

«Sì e no. A Montecarlo è sceso in campo due giorni con Flavio Cobolli, e poi coi ragazzi della Accademia di Riccardo Piatti: sembrava fosse tutto come previsto, poi deve avere alzato l’intensità e si vede che non ha retto. Forse il ginocchio non è ancora a posto del tutto, forse è ancora a corto di allenamento. Ma se quella è la patologia, sono tempi lunghi: conoscendo come lavorano Jannik e la sua squadra – ve l’ho detto - sono certo che preferiscano raggiungere prima il 100% della condizione».

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Meglio non rischiare: la carriera è lunga, non c’è fretta.

«La stessa strategia di Alcaraz, perché i 4 mesi di stop dello spagnolo per una tenosinovite, cioè un’infiammazione della guaina che riveste i tendini del polso, sembrano obiettivamente tanti: ma anche Carlos ha scelto di rientrare solo quando era di nuovo al massimo. E poi ha spiegato che non farà tutti i tornei, come nelle stagioni passate. Perché questi ragazzi vogliono durare nel tempo, e al tempo stesso giocare sempre per vincere».

Sinner dopo la vittoria alle ultime Finals 

Bel guaio per la nostra Nazionale, che a fine novembre a Bologna vuole prendersi la quarta Davis consecutiva: non ci sarà Sinner, e pure Musetti è messo male.

«Tutti i capitani del mondo vorrebbero avere Jannik: ma non solo perché è il numero 1 del mondo. In gruppo è fondamentale, sa fare squadra. Mi spiace perderlo, vi ricordo però che abbiamo vinto le ultime tre Insalatiere d’Argento con tre formazioni diverse. La nostra forza è proprio quella di esserci costruiti e preparati per gestire le emergenze con tanti giocatori: nel tempo siamo riusciti a fare meno di Berrettini, Sinner, Musetti. Lorenzo non è nelle migliori condizioni: ha una frattura da contusione all’anulare destro, sta provando poco alla volta e vorrebbe essere presente a Shanghai: deciderà in questi due giorni se partecipare. Adesso è ancora presto: prima di pensare alla formazione preferisco aspettare i tornei europei indoor: vediamo chi c’è a Vienna, e Parigi. Manca ancora un mese e mezzo, i ragazzi sanno quali sono i miei criteri: convocherò chi in quel momento mi darà più garanzie dal punto di vista tecnico, fisico e mentale. Non sono preoccupato».

Si gioca dal 24 novembre. Noi esordiamo il giorno dopo con la Corea del Sud. Ci è andata bene.

«Non è la squadra più debole, Hyeon Chung se è in giornata vale la Top 20. Il poker in Davis lo hanno fatto solo gli Usa più di mezzo secolo fa? Un passo alla volta. La Repubblica Ceca è una grande squadra, Alcaraz se sta bene sarà il punto di forza della Spagna. Ci divertiremo».

Oggi è un tennis diverso rispetto a quello che giocava lei 20 anni fa, quasi un altro sport.

«Materiali, superfici, preparazione: velocità e sollecitazioni diverse, non solo dal punto di vista fisico. Molti ragazzi se ne stanno accorgendo, e decidono di gestire diversamente la loro stagione: sono d’accordo, a volte è meglio fermarsi».

Jannik starà fuori almeno fino agli Australian Open: 183 giorni, più di 6 mesi. Che tennista e che uomo ritroveremo?

«Anche se per il numero 1 del ranking non c’è niente da fare, il tempo è la sola cosa che non gli manca: potrà prepararsi al meglio fisicamente e questa esperienza lo farà crescere ancora. Tornerà più forte di prima».

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