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Nargiso: “Personalità e concretezza, Norman è perfetto per Sinner. Funzionerà alla grande”

Norman con Wawrinka agli ultimi Us Open 

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Intervista all’ex tennista: “Cahill ha fatto diventare uomo Jannik. Con Magnus potrà affrontare al meglio questa seconda parte della sua vita da adulto”
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Magnus Norman? «È legato al più grande rammarico della mia carriera». Eppure, quel giorno Diego Nargiso lo aveva sconfitto sul campo, in due set: Milano, 4 dicembre 1998, finale di Davis. «Però vinsero gli svedesi, 4 a 1. Il primo match era stato proprio tra Magnus e Gaudenzi, che era in vantaggio 6-5 al quinto set e poi si ruppe il tendine della spalla: mi ricordo ancora lo schiocco, un rumore sordo. C’erano 13.000 italiani e vederci, sembravano 10 volte tanto: dopo il 1976, era arrivato il momento buono per vincere la Coppa, eravamo pure favoriti. Ma con l’infortunio di Andrea, crollò tutto».

Nargiso sul campo ha affrontato anche Cahill. E in questi anni ha frequentato entrambi a lungo. Chi meglio di lei, per raccontare questo cambio dell…

Magnus Norman? «È legato al più grande rammarico della mia carriera». Eppure, quel giorno Diego Nargiso lo aveva sconfitto sul campo, in due set: Milano, 4 dicembre 1998, finale di Davis. «Però vinsero gli svedesi, 4 a 1. Il primo match era stato proprio tra Magnus e Gaudenzi, che era in vantaggio 6-5 al quinto set e poi si ruppe il tendine della spalla: mi ricordo ancora lo schiocco, un rumore sordo. C’erano 13.000 italiani e vederci, sembravano 10 volte tanto: dopo il 1976, era arrivato il momento buono per vincere la Coppa, eravamo pure favoriti. Ma con l’infortunio di Andrea, crollò tutto».

Nargiso sul campo ha affrontato anche Cahill. E in questi anni ha frequentato entrambi a lungo. Chi meglio di lei, per raccontare questo cambio della guardia?

«Con Darren, Jannik è diventato un uomo. Con Magnus, potrà affrontare al meglio questa seconda parte della sua vita da adulto: raggiungere i trent’anni e poi oltre, consacrando una grande carriera. Quei due sono molto diversi tra loro, però c’è una grande coerenza in questo passaggio: Cahill è stato la persona giusta al momento giusto, e così sarà con Norman».

Norman e Wawrinka agli Australian Open 2026 

Perché Jannik lo ha scelto?

«Perché lo svedese sotto molti aspetti gli somiglia. Intanto, come tennista: anche Magnus era un giocatore potente da fondo, incredibilmente aggressivo, che ha imparato a venirsi a prendere il punto a rete. Uno solido mentalmente, continuo nel rendimento. Lavoro, disciplina. Un tecnico fedele, come dimostra la sua avventura con Wawrinka: gli è stato vicino nei momenti migliori ma anche alla fine, quando Stan non aveva più grandi risultati. Norman è un tipo simpatico, socievole, sereno: ma riservato, come tutti quelli che fanno parte dello staff di Sinner. E poi, vive già a Montecarlo: potranno stare sempre insieme».

Cahill era un secondo padre, per l’azzurro.

«In questi anni ci siamo parlati tanto, e posso dirvi che il lavoro di Darren è stato straordinario: fondamentale, per permettere a Jannik di diventare il numero 1. È entrato nella squadra con grande umiltà, ha lasciato il timone tecnico a Vagnozzi intervenendo soprattutto nei momenti in cui c’era bisogno del suo sguardo, della sua parola, della sua personalità. Ha insegnato a Sinner ad affrontare le situazioni più difficili al di là della tecnica e della strategia. Un giorno Jannik ha detto: “Mi ha insegnato a sorridere negli allenamenti”. Troppa attenzione ai dettagli poteva trasformarsi in ossessione: lui ha introdotto leggerezza, relatività».

Bel tipo, quell’australiano.

«Quando giocava a tennis, non l’ho mai visto col muso lungo neanche dopo una brutta sconfitta. Ironico, a volte dissacrante. Allegro, ma terribilmente serio quando serviva. Ha insegnato a Sinner a stare al mondo: lo ha costruito umanamente, ne ha tirato fuori il meglio. Gli ha spiegato – durante lo stop per la vicenda Clostebol – che doveva prendersi il tempo giusto per sé, e la famiglia».

Sinner ha imparato. E non dimenticherà.

«Ecco perché è il momento giusto per Norman: uno di grande personalità ma che non vuole mettersi in mostra, semplice, essenziale, concreto. Magari, a differenza di Cahill non farà la differenza nel suggerirgli la posizione in campo, o certi movimenti sul servizio – Wawrinka non aveva bisogno di questi consigli -, ma non importa. Funzionerà alla grande».

Sinner e Cahill (ansa)

E Jannik? Funzionerà alla grande, al rientro dopo cinque mesi?

«Ecco: è la prima volta in cui non ho la certezza assoluta di come Sinner potrà rientrare. Certi fastidi fisici, soprattutto dopo un lungo stop, ti possono entrare nella testa. L’atleta Jannik (non il tennista, che è fuori discussione) credo sia oggi un’incognita per tutti. Non so se a Melbourne, a gennaio, sarà già al massimo – anche perché ci vuole un po’, per riprendere confidenza -, ma sono certo che, se sta bene, nel giro di tre mesi riavremo il fuoriclasse che a luglio ha vinto Wimbledon».

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