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Quella coppa meriterebbe
di vivere in eterno

C'è chi vuole cambiarla la vecchia Davis. Un'aggiustatina le farebbe bene, ma organizzarla come un Mondiale ogni due anni la condurrebbe a morte certa

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Il regalo per la vittoria in Coppa Davis, a Santiago, mille e passa anni fa, fu addirittura doppio, e noi nemmeno ci eravamo abituati. Tre giorni di vacanza a Rio de Janeiro e un orologio. I giorni a Rio servirono a convincerci che nessuna formazione di tennisti italiani, adulti e ben allenati, avrebbe potuto battere una qualsiasi squadra di ragazzini fra i nove e gli undici anni reclutata sulla spiaggia. Ci facevano passare il pallone fra le orecchie... Sull'orologio, invece, sfoggiammo le nostre più recondite manie di grandezza. Scegliemmo, figurarsi, un Rolex d'acciaio, con la scritta Davis 1976 sul retro. La federazione acconsentì, poi ce ne regalò un altro. Il Rolex, dissero, costava troppo. Ma andava bene così. Appartengo a una delle ultime generazioni di tennisti che ha avuto una Coppa per mamma. E di Coppa, va da sé, ce n'è una sola. La Davis era al centro della preparazione e della programmazione annuale. Coppa, Roma, Parigi, per me. Coppa, Miami e Us Open per un americano... E così via.

Poi si giocava ovunque, certo, ma quelli erano gli obiettivi e su quelli si costruiva la carriera. Oggi è diverso, e non vi verrò di certo a dire che sia peggio. È diverso e basta. La Coppa si divide con altre esigenze, sconta quell'individualismo un po' ottuso che permea i nostri tempi. A noi faceva da contraltare, bilanciava con lo spirito di gruppo le storture di uno sport per uomini soli, ci faceva bene e ci apriva gli occhi. Avvertivamo che fosse giusto tenerla in gran conto, non solo per la bandiera, ma anche per noi stessi. Oggi questo non è venuto meno, ma altre esigenze si sono fatte avanti, prima fra tutte fare cassa.

Così, c'è chi vuole cambiarla la vecchia Davis. Un'aggiustatina, certo, le farebbe bene, ma organizzarla come un Mondiale ogni due anni la condurrebbe a morte certa. Questa è l'ultima proposta. Ma mi sono informato, anche fra gli addetti ai lavori ne parlano come della barzelletta di fine anno. Meglio così... La Coppa crea ancora opportunità, e per molti paesi c'è solo quella. Fosse solo per questo, meriterebbe di vivere in eterno.
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