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Sci, Mondiali: Paris d'argento in discesa libera

Prima medaglia azzurra a Schladming: l'altoatesino preceduto soltanto dal norvegese Svindal. Bronzo al francese Poisson. Innerhofer soltanto 14esimo. "Sono felice ho sciato bene anche se ho dovuto rischiare nel finale ma per vincere una medaglia ai mondiali devi farlo"
dall'inviato ALESSANDRA RETICO

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SCHLADMING - Si è nascosto, come fa lui: dietro la sua stessa massa (100 cento chili), dietro la barbetta e gli occhiali da metallaro duro. Invece Dominik Paris è tutto fuori, tutto esterno, anzi volante: a 114 chilometri orari si è preso l'argento nella discesa mondiale di Schladming, la prima per gli azzurri a questo campionato, la prima dopo troppo tempo: era dal 1996 che l'Italia non conquistava un secondo posto mondiale, da Kristian Ghedina a Sierra Nevada 1996. Per trovare un oro bisogna addirittura tornare alle edizioni di Aspen 1950 e Oslo 1952, quando Zeno Colò si mise al collo la medaglia più bella.

Erano i favoriti qui in Austria per rispolverare la gloria (8 podi nella velocità in coppa del mondo quest'anno) invece fino a lui, fino a questo Domme come lo chiamano, 23 anni e una propensione esagerata per la velocità, solo amarezze. A secco nel SuperG iniziale, col campione del mondo Innerhofer che ha dovuto cedere il titolo (all'americano Ligety). Molta nebbia, nell'aria e nelle teste, fino a questa mattina di paura, neve che veniva giù, ombre sul tracciato. Dominik è sceso dopo il norvegese Svindal, che poi ha vinto (terzo il francese Poisson), e si è capito subito che filava. "Sono molto soddisfatto della mia prova, ho sciato bene anche rischiando nel finale, ma per vincere devi farlo". Sì, oggi era così: si vinceva o perdeva tutto giù, curvoni e salti con i muscoli che andavano a fuoco. "Avevo bene in mente come dovevo sciare e ho fatto abbastanza bene tutto, ho attaccato con tutta la forza che avevo, alla fine ero un po' stanco, ma con la grinta e con la testa sono andato a tutta. Ho sbagliato in una parte del tracciato che non avevo provato, ma è andata comunque bene". Molto. L'altoatesino della Val d'Ultimo, appassionato di musica metal, era andato alle Olimpiadi di Vancouver nel 2010 perché lo volle il ct Claudio Ravetto per la supercombinata, contro il parere di molti. Giudicò bene: secondo tempo in discesa, alla fine 13°.

Primo podio in coppa del mondo nella discesa di Chamonix nel 2011, dietro al mito svizzero della velocità Didier Cuche che si è ritirato lo scorso anno dall'agonismo, ma prima a Dominik aveva consegnato, in eredità, i suoi segreti: "Ma non posso dire quali". Devono evidentemente funzionare: il 29 dicembre 2012 il successo nella mitica libera di Bormio, a gennaio l'assurda, meravigliosa ascesa nella discesa più celebre del mondo, la Streif di Kitzbühel, diventando così il secondo italiano quindici anni dopo Ghedina a scrivere il proprio nome nella leggenda. Una pista che sognava da piccolo quella di Kitz, adesso questo secondo posto mondiale che alla vigilia non calcolava: "Quello che viene viene" ha detto, ma lo sa di avere qualcosa di più dentro: "I risultati li fai solo se vai al limite. Io l'ho fatto e non sono andato oltre . Quando sono arrivato al traguardo ed ho visto che ero secondo dopo Svindal sono stato felice ed orgoglioso di me". Non era facile. Sui 3.334 metri della Planai c'era neve che scendeva, nebbiolina, soprattutto onde e curve mosse. "Nel primo tratto ho cercato soprattutto di stare calmo e poi ci ho dato dentro nella parte più bassa, la più complicata. Ho anche rischiato su una brutta spigolata sul un dosso prima del muro finale ma sono riuscito a correggere bene. Sono felicissimo. Certo, ha vinto Svindal e lui è un grande campione, una persona sempre estremamente corretta. Batterlo non è facile e non sempre è possibile: ma anche oggi, aggiustando qualcosa, forse avrei potuto stargli davanti". Ma sta studiando per farlo, Paris: in classifica di discesa in cdm intanto è primo, anche se di pochi punti: sarà loro la gara per la coppa di specialità. E' un predestinato, Dominik. Il dt della squadra maschile, Ravetto, lo dice da anni e negli ultimi mesi sempre di più: "Darà fastidio, per anni, a molti". Anche ai suoi compagni di squadra: il bronzo di Garmisch 201, Innerhofer, solo 14°: "Ho avuto problemi di visibilità, non mi sono mai sentito sicuro né in gara. . Riguardandomi al video faccio quasi fatica a riconoscermi. Adesso la supercombinata è l'ultima occasione per cercare un buon risultato, ma la vedo dura perché in slalom sarà una guerra contro i pali. I miei complimenti a Dominik, tra i più bravi in discesa". Peter Fill, 12°: "Paris ha tenuto alta la bandiera della nostra squadra. Le prove non mi avevano dato buone sensazioni, ma sono arrivato un po' stanco all'ultimo muro ripido, ho sbagliato abbastanza. Adesso valuteremo se prendere parte alla supercombinata, il polso mi fa male e decideremo con i tecnici quale sarà  la cosa migliore da fare". La cosa migliore è sbrinarsi, intanto, così. 

Ordine d'arrivo discesa libera uomini:
1. Aksel Lund Svindal (Nor) 2'01"32
2. Dominik Paris (ITA) +0.46
3. David Poisson (Fra) +0.97
4. Klaus Kroell (Aut) +1.35
5. Andreas Romar (Fin) +1.36
6. Silvan Zurbriggen (Sui) +1.37
7. Patrick Kueng (Sui) +1.54
8. Didier Defago (Sui) +1.59
9. Jan Hudec (Can) +1.67
10. Adrien Theaux (Fra) +1.71
12. Peter Fill (ITA) +1.86
14. Christof Innerhofer (ITA) +2.08
16. Werner Heel (ITA) +2.18
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