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FOOTBALL USA

Il segreto di Anthony, il kicker che ha sconfitto l'handicap

Ha giocato (e segnato) nel match tra la selezione Usa e i nostri under 19 a Torino, in una giornata particolare segnata da un'altra bella iniziativa. Bagliano, origini pugliesi, il ragazzo che commuove gli Usa, parla di sè con "Repubblica"
di GIOVANNI MARINO

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Racconta la sua straordinaria avventura umana con disarmante semplicità. "Molti mi dicevano di non farlo, che non avrei mai dovuto indossare il casco e le protezioni, ma questo mi ha solo dato una spinta in più per provarci...Con l'aiuto di Dio, con la volontà e con il lavoro credevo di poter realizzare il mio sogno, come vede, non mi sbagliavo".

Volto e voce da ragazzino, Anthony Bagliano, origini pugliesi, colpito dalla nascita dalla sindrome di Holt Oram (qui la sua storia), gioca a football americano nonostante sia privo delle braccia e abbia un cuore fragile come una foglia al vento. E gioca da protagonista, nel ruolo di kicker, come hanno appena visto gli spettatori del Primo Nebiolo di Torino durante il match tra l'Italia under 19 e la selezione Usa Stars & Stripes. Una storia positiva, fonte di ispirazione in Usa, dove Espn lo ha inserito tra i 18 adolescenti più "incredibili" degli States.

Bagliano, nella partita di Torino, ha indossato anche la maglia azzurra, calciando il kick off per gli azzurri. Poi ha siglato un field goal con il team americano. Tanti applausi e smisurata ammirazione per lui, al Primo Nebiolo. Reduce da una settimana italiana (è stato anche a Firenze e Roma), Bagliano si racconta a "Repubblica". 

Anthony, perchè proprio il football? Sport che richiede massima fisicità.
"Perchè ho sempre visto il football come una magnifica disciplina. Mio padre ha giocato a football. Ma è vero che mia madre non voleva neppure che ci provassi. Come molti altri. Tutto questo mi ha dato ancora più forza".

Tu sei fonte di ispirazione per molti negli Stati Uniti. Ma dove hai trovato questa forza?
"Nella mia fede e nella religione. Io credo che ogni cosa sia possibile attraverso Dio. Devi crederci, lavorarci e si realizzerà. Questa è la mia forza".

Quando e come ti alleni?
"Mi alleno sempre con il mio team, non salto una seduta  ma, sinceramente, mi alleno anche da solo perchè mi piace davvero molto questo sport. E non mi pesa nulla. Come mi ha insegnato mio padre: scaccio le esperienze negative e conservo e faccio tesoro di quelle positive".

Hai una squadra Nfl del cuore?
"Sì, i Cleveland Browns. Abito vicino a Cleveland e questo sicuramente mi ha influenzato. Non stiamo andando molto bene ma sono convinto che prima o poi la ruota girerà".

E un giocatore professionista, un idolo?
"Phil Dawson, un kicker ovviamente. Adesso gioca con i San Francisco 49ers, ma è stato a lungo proprio con i Browns. Ho avuto anche il piacere di incontrarlo, tifo per lui, è bravo ed è una ottima persona".

Hai appena trascorso una settimana in Italia, il tuo cognome è italiano.
"Sì, mia nonna è nata a Bari e anche mio nonno era italiano. La famiglia è di origini pugliesi e l'Italia, dico una cosa molto scontata, è un Paese bellissimo".

Cosa vedi nel tuo futuro?
"Mi vedo aiutare gli altri. Spero di essere in qualche modo un esempio, un buon esempio, per chi ha difficoltà a raggiungere il suo scopo. Io sono cattolico e la fede mi sostiene, per questo vorrei diffondere la mia storia agli altri, per dare fiducia a chi non crede che tutto sia possibile se ci sono volontà e fede ad accompagnarti".

Tu, di fatto, hai messo ko l'handicap. Costretto all'angolo la malattia. Fatto in modo che non bloccasse la tua vita. Molti soffrono senza riuscirvi, cosa vuoi dire loro?
"Se fosse possibile, vorrei che guardassero alla mia storia per trovare la forza. Per fare cose che in questo momento pensano siano impossibili. E, se permette, vorrei aggiungere un'altra cosa: questo, per me, vale per tutti: per chi ha problemi fisici e per chi invece non ne ha".

Poche parole, ma chiare e forti per esprimere concetti alti. In una serata speciale anche per un altro aspetto. Nell'intervallo di una gara a senso unico (ancora enorme il divario tra i giovani americani e gli under 19 azzurri) l'azione più bella. Un touchdown targato UGI, Unione Genitori Italiani contro il tumore dei bambini: la corsa del piccolo Lorenzo in endzone. E la squadra a stelle e strisce che, a quel punto, non ha voluto sentire ragioni e ha insistito perchè sul tabellone, invece dello zero per l'Italia, comparisse il 7 del touchdown (più realizzazione) di Lorenzo. Sport ed emozioni: bello.

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