Doping, Operacion Puerto: l'ultima carta di Fuentes. Cerca l'annullamento del processo
Vano tentativo del discusso medico in attesa della sentenza di martedì di ottenere benefici dall'agenzia antidoping spagnola. Nel giudizio sarà anche stabilito se concedere alle autorità le numerosa sacche di sangue sequestrate dalla Guardia Civil
MADRID - Conto alla rovescia per il dottor Eufemiano Fuentes. Martedì il verdetto del processo Operacion Puerto, l'inchiesta sulla rete di doping smascherata nel 2006, che lo vede imputato con la sorella Yolanda e con gli ex direttori sportivi Manolo Saiz, Vicente Belda e Ignacio Labarta. I cinque sono accusati di reati contro la salute, ma non di doping, non previsto dalla legge spagnola ai tempi dello scandalo. Il pubblico ministero, Rosa Calero, ha chiesto 2 anni di reclusione per Fuentes, che in caso di condanna non andrà comunque in carcere ma, con ogni probabilità, verrà sospeso dall'esercizio della professione.
Un fattore che, secondo quanto riporta l'agenzia Dpa, ha spinto il medico a cercare un accordo con l'agenzia antidoping spagnola (Aea): informazioni su alcuni atleti in cambio dell'aiuto dell'organismo, magari per arrivare addirittura ad ottenere l'annullamento del processo. Fuentes ha chiesto un incontro con Ana Munoz, presidente della Aea, c…
Un fattore che, secondo quanto riporta l'agenzia Dpa, ha spinto il medico a cercare un accordo con l'agenzia antidoping spagnola (Aea): informazioni su alcuni atleti in cambio dell'aiuto dell'organismo, magari per arrivare addirittura ad ottenere l'annullamento del processo. Fuentes ha chiesto un incontro con Ana Munoz, presidente della Aea, c…
MADRID - Conto alla rovescia per il dottor Eufemiano Fuentes. Martedì il verdetto del processo Operacion Puerto, l'inchiesta sulla rete di doping smascherata nel 2006, che lo vede imputato con la sorella Yolanda e con gli ex direttori sportivi Manolo Saiz, Vicente Belda e Ignacio Labarta. I cinque sono accusati di reati contro la salute, ma non di doping, non previsto dalla legge spagnola ai tempi dello scandalo. Il pubblico ministero, Rosa Calero, ha chiesto 2 anni di reclusione per Fuentes, che in caso di condanna non andrà comunque in carcere ma, con ogni probabilità, verrà sospeso dall'esercizio della professione.
Un fattore che, secondo quanto riporta l'agenzia Dpa, ha spinto il medico a cercare un accordo con l'agenzia antidoping spagnola (Aea): informazioni su alcuni atleti in cambio dell'aiuto dell'organismo, magari per arrivare addirittura ad ottenere l'annullamento del processo. Fuentes ha chiesto un incontro con Ana Munoz, presidente della Aea, che però non ha raccolto. Il medico si sarebbe recato nello studio della Munoz con il proprio avvocato e con Inaki Badiola, ex presidente della Real Sociedad. Badiola, per la cronaca, recentemente ha rilasciato un'intervista al quotidiano As accusando il club basco di aver acquistato farmaci da Fuentes.
Non è un caso se, alla fine del dibattimento, nei quadri dell'Aea è stato inserito Enrique Gomez, uno degli investigatori responsabili dell'arresto del medico nel 2006. La sentenza della corte presieduta dal giudice Julia Patricia Santamaria, potrebbe aprire nuovi scenari se il magistrato decidesse di fornire alle autorità antidoping le oltre 200 sacche di sangue sequestrate dalla Guardia Civil. I contenitori, conservati in un laboratorio di Barcellona, sono il vero fulcro dell'intera inchiesta e dell'attività che Fuentes ha condotto per anni con l'ematologo Josè Luis Merino Batres, esentato dal processo perchè malato di Alzheimer.
I nomi di alcuni pazienti-clienti sono stati identificati grazie a codici e soprannomi abbinati ai campioni ematici. Altri, tanti altri, sono rimasti nell'ombra. Solo le analisi sul Dna potrebbero far luce sul coinvolgimento, per ora solo presunto, di altri atleti di primo piano. Questo è l'obiettivo a cui puntano l'agenzia mondiale antidoping (Wada), l'Unione ciclistica internazionale (Uci) e anche il Coni.
Un fattore che, secondo quanto riporta l'agenzia Dpa, ha spinto il medico a cercare un accordo con l'agenzia antidoping spagnola (Aea): informazioni su alcuni atleti in cambio dell'aiuto dell'organismo, magari per arrivare addirittura ad ottenere l'annullamento del processo. Fuentes ha chiesto un incontro con Ana Munoz, presidente della Aea, che però non ha raccolto. Il medico si sarebbe recato nello studio della Munoz con il proprio avvocato e con Inaki Badiola, ex presidente della Real Sociedad. Badiola, per la cronaca, recentemente ha rilasciato un'intervista al quotidiano As accusando il club basco di aver acquistato farmaci da Fuentes.
Non è un caso se, alla fine del dibattimento, nei quadri dell'Aea è stato inserito Enrique Gomez, uno degli investigatori responsabili dell'arresto del medico nel 2006. La sentenza della corte presieduta dal giudice Julia Patricia Santamaria, potrebbe aprire nuovi scenari se il magistrato decidesse di fornire alle autorità antidoping le oltre 200 sacche di sangue sequestrate dalla Guardia Civil. I contenitori, conservati in un laboratorio di Barcellona, sono il vero fulcro dell'intera inchiesta e dell'attività che Fuentes ha condotto per anni con l'ematologo Josè Luis Merino Batres, esentato dal processo perchè malato di Alzheimer.
I nomi di alcuni pazienti-clienti sono stati identificati grazie a codici e soprannomi abbinati ai campioni ematici. Altri, tanti altri, sono rimasti nell'ombra. Solo le analisi sul Dna potrebbero far luce sul coinvolgimento, per ora solo presunto, di altri atleti di primo piano. Questo è l'obiettivo a cui puntano l'agenzia mondiale antidoping (Wada), l'Unione ciclistica internazionale (Uci) e anche il Coni.