MADRID - Un anno di prigione per il dottor Eufemiano Fuentes. La decisione del tribunale penale di Madrid, presieduto da Julia Patricia Santamaria, per il coinvolgimento del discusso medico nell'Operacion Puerto, il più grande scandalo doping che ha travolto lo sport spagnolo e il ciclismo in particolare. Pensa comunque sospesa, mentre una condanna a 2 anni avrebbe spedito Fuentes realmente in prigione. Secondo quanto riferiscono i media spagnoli, Fuentes è stato condannato anche a una sospensione dall'attività di quattro anni e dovrà pagare una multa di 15 euro al giorno per i prossimi 10 mesi. Quattro mesi di carcere e quattro anni di sospensione per il suo complice Ignacio Labarta. Il reato a cui si riferisce la condanna è quello contro la salute pubblica, non essendo all'epoca dei fatti previsto quello di doping nella legislazione spagnola.
Assoluzione per la sorella di Fuentes, Yolanda, e gli allora ds di Kelme e Liberty Seguros Vicente Belda e Manolo Saiz. Il Tribunale di Madrid ha anche respinto la richiesta di identificare le 200 sacche di sangue anonime, che verranno distrutte. Quest'ultima decisione di fatto impedisce all'antidoping di far venire alla luce nominativi ben precisi, trentasei, relativi a vari sport, che avrebbero creato non poco imbarazzo all'intero sistema dello sport, spagnolo ma non solo. Il giudice ha detto 'no' nel dibattimento e ha ribadito il concetto anche nella sentenza: la consegna delle sacche alle autorità sportive violerebbe i diritti fondamentali dei soggetti coinvolti. "Devono prevalere - si spiega nella sentenza- le garanzie processuali e i diritti fondamentali degli atleti previsti dalla Costituzione spagnola".
Una vicenda partita nel maggio 2006 quando la polizia spagnola trovò nel laboratorio di Eufemiano Fuentes steroidi anabolizzanti e sacche di sangue, sulla scia delle rivelazioni di un corridore, Jesus Manzano, e che portò all'arresto del medico spagnolo e di Manolo Saiz, all'epoca team manager della Liberty Seguros. Alcuni dei clienti di Fuentes, tra cui Jan Ullrich e Ivan Basso, furono estromessi dal Tour de France di quell'anno. Altri corridori hanno pagato il legame: tra loro Alejandro Valverde e Michele Scarponi, ma molti clienti non siano stati a tutt'oggi identificati.
Fuentes, durante le fasi finali del processo aveva cercato un accordo, aprendo alla possibilità di collaborare per l'identificazione dei suoi clienti che, a detta dello stesso medico, non provengono solo dal ciclismo ma spaziano dal calcio al tennis, passando per atletica e pugilato.
Ora si attendono le prossime mosse, c'è la possibilità di impugnare la sentenza al tribunale provinciale. I due condannati potrebbero non essere gli unici soggetti a ricorrere in appello. A loro, con obiettivi diametralmente opposti, si aggiungerà in particolare l'agenzia antidoping spagnola che intende proseguire la 'caccia' alle famigerate sacche.
Assoluzione per la sorella di Fuentes, Yolanda, e gli allora ds di Kelme e Liberty Seguros Vicente Belda e Manolo Saiz. Il Tribunale di Madrid ha anche respinto la richiesta di identificare le 200 sacche di sangue anonime, che verranno distrutte. Quest'ultima decisione di fatto impedisce all'antidoping di far venire alla luce nominativi ben precisi, trentasei, relativi a vari sport, che avrebbero creato non poco imbarazzo all'intero sistema dello sport, spagnolo ma non solo. Il giudice ha detto 'no' nel dibattimento e ha ribadito il concetto anche nella sentenza: la consegna delle sacche alle autorità sportive violerebbe i diritti fondamentali dei soggetti coinvolti. "Devono prevalere - si spiega nella sentenza- le garanzie processuali e i diritti fondamentali degli atleti previsti dalla Costituzione spagnola".
Una vicenda partita nel maggio 2006 quando la polizia spagnola trovò nel laboratorio di Eufemiano Fuentes steroidi anabolizzanti e sacche di sangue, sulla scia delle rivelazioni di un corridore, Jesus Manzano, e che portò all'arresto del medico spagnolo e di Manolo Saiz, all'epoca team manager della Liberty Seguros. Alcuni dei clienti di Fuentes, tra cui Jan Ullrich e Ivan Basso, furono estromessi dal Tour de France di quell'anno. Altri corridori hanno pagato il legame: tra loro Alejandro Valverde e Michele Scarponi, ma molti clienti non siano stati a tutt'oggi identificati.
Fuentes, durante le fasi finali del processo aveva cercato un accordo, aprendo alla possibilità di collaborare per l'identificazione dei suoi clienti che, a detta dello stesso medico, non provengono solo dal ciclismo ma spaziano dal calcio al tennis, passando per atletica e pugilato.
Ora si attendono le prossime mosse, c'è la possibilità di impugnare la sentenza al tribunale provinciale. I due condannati potrebbero non essere gli unici soggetti a ricorrere in appello. A loro, con obiettivi diametralmente opposti, si aggiungerà in particolare l'agenzia antidoping spagnola che intende proseguire la 'caccia' alle famigerate sacche.