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Atletica, il fulmine Bolt si è fermato: ''Non può andare avanti così''

La sconfitta nel Golden Gala ha confermato il momento non felice del re della velocità che sembra non riuscire a ritrovare lo smalto dei giorni migliori. Tilli: ''A Roma ha dato l'impressione di non capirci nulla''
di ENRICO SISTI

3 minuti di lettura
ROMA - Questo Bolt non è Bolt. Oppure: quanti Bolt esistono in natura? L'atletica si interroga, ansiosa. Perché Bolt non va? Perché a Roma è sceso in pista un altro velocista? Al termine dei 100 metri del Golden Gala, in cui è stato irriconoscibile, il giamaicano su cui pesa l'80% della visibilità e dell'appetibilità del suo sport, ha detto: "Non ero io". Se ne sono accorti tutti. Poi ha raccontato una verità che era una mezza bugia: "Ai 50 metri non avevo più le gambe". Il problema non sono stati gli ultimi 50 metri, il problema sono stati i primi 50. E' scattato rapidissimo dai blocchi (0.143) ma uscire dai blocchi non fa una partenza vera. Non basta. Per la prima volta, come sottilinea Stefano Tilli, ex grande velocista azzurro e commentatore tv, "Bolt ha dato la netta impressione di non capirci niente". Non ha effettuato l'accelerazione, come se non sapesse a che punto iniziare (e infatti non l'ha mai iniziata rialzandosi troppo presto), non aveva sufficiente energia, le cosce non producevano abbastanza potenza.

I 100 metri sono una gara con dei "tempi" di esecuzione standard che valgono per tutti, dal grande campione al ragazzino, dal medio livello a un master di 50 anni. Le "fasi" sono quelle, uscita dai blocchi, accelerazione e "lanciato", fase conclusiva nella quale i piedi e l'ampiezza del passo debbono mantenere la velocità prodotta durante l'accelerazione. Bolt non ha fatto niente di tutto questo. Era persino "corto" negli appoggi, rigido, imballato, col viso teso, senza un solo muscolo rilassato. L'esatto opposto di quando correva tre/quattro decimi più veloce, in totale decontrazione: "Bolt non può andare avanti così. Ha troppi impegni, deve rispettare appuntamenti, deve presenziare".

Sarà lui a premiare il vincitore maschile del Roland Garros. Il rischio è che anche a una macchina come lui, anche a un corpo "superiore" come è il corpo di Bolt, vengano improvvisamente a mancare gli impulsi nervosi indispensabili per andare forte e, come vorrebbe lui, "dominare a lungo". E' strapagato ma i soldi e la notorietà planetaria non servono a stabilire primati o a stupire il mondo: semmai sono la conseguenza delle prestazioni. "Forse dopo l'anno olimpico, e con l'obiettivo di vincere anche a Rio fra tre anni, sta rifiatando". Ma rifiatare vuol dire deludere. "Se avessi corso ai miei tempi tre decimi più lento in un appuntamento importante come il Golden Gala", ammette Tilli, "mi sarei suicidato". Ecco il punto. Bolt sa di non essere al top. Sa anche di essere soltanto a mezzo servizio? "Ci fosse stato Tyson Gay gli avrebbe dato un metro e mezzo". A Bolt manca forse la concentrazione per esprimersi come vorrebbe? "A quanto pare è consapevole di ciò che gli sta accadendo". Ma così un velocista, contando esclusivamente su progetti a lungo termine, rischia di perdersi, facendosi prendere dalla pigrizia del presente, sopravvalutando il futuro. L'abitudine a correre in 9"70 deve essere costantemente nutrita. Non si può immaginare di tornare a correre forti, al netto di possibili infortuni o acciacchi cronici, a comando. Bisogna costantemente innaffiare, con l'allenamento mirato, con la voglia, con l'intesa sui programmi, con l'equilibrio tra sforzi e pause, carico e scarico, le proprie potenzialità. Altrimenti svaniscono. Bolt afferma di avere "ancora l'entusiasmo di quand'era ragazzino".

Sarà anche vero, ma alla fine c'è sempre una foto di troppo con una macchina "dorata" che ne mina le certezze, c'è sempre un impegno istituzionale che lo distrae dalla questione fondamentale: conservare intatte le qualità di un super-atleta, di un pluri-campione olimpico e di pluri-primatista del mondo. "Bolt a Roma non aveva niente di ciò che gli sarebbe servito". I 100 metri che abbiamo visto e in cui Gatlin, pur lodevole, lo ha passato per un centesimo, sono un altro sport rispetto alle prestazioni cui Bolt si è abituato, abituandoci. Dovrà molto faticare, di testa, per arrivare in condizione ai prossimi mondiali di Mosca. E qualcuno si chiede se vedremo ancora il Bolt capace di fermare il cronometro a 9"58 e a 19"19. Triste dirlo ma forse no. Se a Oslo giovedì prossimo correrà in questo modo, con quest'inedita combinazione di difetti, diciamo così, da atleta normale, il 200 lo chiude in 20"15 (avrà pochi rivali in compenso, un minimo di competizione soltanto dal naturalizzato olandese Churandy Martina). Altro sport pure questo rispetto ai "suoi" 200. Uno sport in cui Blake, se starà bene, può mangiarselo ai Trials giamaicani di fine mese, e dove anche Lemaitre, in ottica mondiale, può arrivargli davanti. Essere ambasciatore dell'atletica nel mondo ed essere il fenomeno che la esalta. Si può essere per anni attore e regista? Se lo chieda, Bolt, se lo chieda.
 
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