ROMA - Non finisce con la semplice condanna sportiva (3 anni e mezzo di stop) la vicenda di Alex Schwazer, il marciatore azzurro, campione olimpico della 50 chilometri di Pechino, trovato positivo all'epo alla vigilia dei Giochi di Londra. Carabinieri del Nas su indicazione della Procura di Bolzano, hanno compiuto in mattinata una vasta serie di perquisizioni volte ad appurare e approfondire le relazioni fra questo caso di positività e l'ambiente sportivo che circondava l'atleta, come noto frequentatore del medico Michele Ferrari, messo all'indice dall'Usada, l'agenzia antidoping americana, perché ritenuto il suggeritore delle più sofisticate tecniche doping messe in atto dal texano Armstrong, sette volte vincitore del Tour.
I militari si sono recati nella sede della Fidal, la federazione atletica italiana, del Coni-Nado, cioè della struttura che si occupa dei controlli e delle indagini in materia, di alcuni medici e tecnici federali. Dunque la magistratura non ritiene esaustiva l'indagine compiuta nell'ambito sportivo e sta prendendo in esame altre eventuali responsabilità nella storia.
In mattinata alcuni militari del ROS di Bolzano, accompagnati dal nucleo speciale antidoping di Roma, si sono presentati a casa dei medici federali Fischetto e Fiorella e di Rita Bottiglieri, ex atleta ora dipendente Fidal, sequestrando i computer e quanto di interesse per l'indagine. Poi si sono spostati in federazione, dove hanno compiuto un'analoga operazione. Evidentemente alla ricerca di elementi nuovi dal momento che le spiegazioni fornite da Schwazer circa la sua positività apparivano poco convincenti fin da principio anche al più ingenuo spettatore. Il marciatore ha detto e spergiurato di aver fatto tutto da solo. Procurandosi l'epo con un viaggio in Turchia. E ora, evidentemente, la magistratura sta cercando verifiche più certe. Stupore e rabbia per il dottor Fischetto, da anni medico federale dell'atletica. "Non ho niente da nascondere e per questo sono tranquillo, certo, però mi dispiace il danno di immagine che deriva da tutto questo trambusto. Ma la mia posizione contro il doping è chiara da sempre. Quanto a Schwazer sono stato io fra i primi a segnalare al Coni e alla IAAF (la federazione internazionale, n. d. r.) che alcuni suoi dati erano sospetti. Ho inviato email precise chiedendo che fosse controllato serratamente". Ma se c'erano sospetti perché l'atleta non è stato fermato? "Perché non erano sufficienti. Erano solo indizi e sappiamo tutti com'è delicata la faccenda, specialmente per i dati riferiti sul passaporto biologico. I sospetti sono stati poi confermati dalla positività. Ma dopo. Prima era difficile prendere decisioni senza andare incontro a contestazioni. Pensi che ancora adesso i periti dell'atleta sostengono che quei dati sono regolari; adesso: dopo la positività acclarata".
La situazione è più complessa di quanto non sembri. "L'unico dato che mi mancava e che non avevo era la frequentazione di Michele Ferrari. Non lo sapevo, quello sarebbe stato l'elemento determinante perché quei suoi spostamenti avanti e indietro con la Germania, qual suo voler stare solo a luglio ad allenarsi non mi piaceva affatto e avevo segnalato la cosa a chi di dovere". Ma se è vero che Fischetto parla di esami clinici "normali" presentati dal marciatore il 26 luglio c'è da chiedersi come sia stata possibile una simile evenienza dal momento che, secondo quando ammesso dallo stesso atleta, assumeva epo già da 12 giorni. E ovviamente i parametri si sarebbero dovuti scostare dalla media.
Al Coni la presenza dei militari è durata due ore e mezza in ottemperanza ad un decreto di "esibizione" - spiegano al Foro Italico - di documenti. I Carabinieri hanno chiesto ed ottenuto tutti gli esami cui è stato sottoposto Schwazer dal 2008 fino all'ultimo test e hanno aperto e fotocopiato alcune buste relative ai prelievi sangue e urina fatti dal marciatore: ce ne sarebbero 4 sui 12 test individuati. Si cercano riscontri per evidenziare incongruità e mettere a nudo eventuali complicità. La legge (376/2000), infatti non punisce solo chi "consuma" o traffica in qualche modo con le sostanze dopanti, ma anche chi ne favorisce l'utilizzo. La pena va dai tre mesi ai tre anni. Infine da Palazzo H fanno sapere, dopo attenta ricerca, di non trovare traccia di eventuali email spedite all'ente dal dottor Fischetto sul caso Schwazer. Sarebbero state rinvenute altre segnalazioni su altri atleti ma non quelle sul marciatore.
I militari si sono recati nella sede della Fidal, la federazione atletica italiana, del Coni-Nado, cioè della struttura che si occupa dei controlli e delle indagini in materia, di alcuni medici e tecnici federali. Dunque la magistratura non ritiene esaustiva l'indagine compiuta nell'ambito sportivo e sta prendendo in esame altre eventuali responsabilità nella storia.
In mattinata alcuni militari del ROS di Bolzano, accompagnati dal nucleo speciale antidoping di Roma, si sono presentati a casa dei medici federali Fischetto e Fiorella e di Rita Bottiglieri, ex atleta ora dipendente Fidal, sequestrando i computer e quanto di interesse per l'indagine. Poi si sono spostati in federazione, dove hanno compiuto un'analoga operazione. Evidentemente alla ricerca di elementi nuovi dal momento che le spiegazioni fornite da Schwazer circa la sua positività apparivano poco convincenti fin da principio anche al più ingenuo spettatore. Il marciatore ha detto e spergiurato di aver fatto tutto da solo. Procurandosi l'epo con un viaggio in Turchia. E ora, evidentemente, la magistratura sta cercando verifiche più certe. Stupore e rabbia per il dottor Fischetto, da anni medico federale dell'atletica. "Non ho niente da nascondere e per questo sono tranquillo, certo, però mi dispiace il danno di immagine che deriva da tutto questo trambusto. Ma la mia posizione contro il doping è chiara da sempre. Quanto a Schwazer sono stato io fra i primi a segnalare al Coni e alla IAAF (la federazione internazionale, n. d. r.) che alcuni suoi dati erano sospetti. Ho inviato email precise chiedendo che fosse controllato serratamente". Ma se c'erano sospetti perché l'atleta non è stato fermato? "Perché non erano sufficienti. Erano solo indizi e sappiamo tutti com'è delicata la faccenda, specialmente per i dati riferiti sul passaporto biologico. I sospetti sono stati poi confermati dalla positività. Ma dopo. Prima era difficile prendere decisioni senza andare incontro a contestazioni. Pensi che ancora adesso i periti dell'atleta sostengono che quei dati sono regolari; adesso: dopo la positività acclarata".
La situazione è più complessa di quanto non sembri. "L'unico dato che mi mancava e che non avevo era la frequentazione di Michele Ferrari. Non lo sapevo, quello sarebbe stato l'elemento determinante perché quei suoi spostamenti avanti e indietro con la Germania, qual suo voler stare solo a luglio ad allenarsi non mi piaceva affatto e avevo segnalato la cosa a chi di dovere". Ma se è vero che Fischetto parla di esami clinici "normali" presentati dal marciatore il 26 luglio c'è da chiedersi come sia stata possibile una simile evenienza dal momento che, secondo quando ammesso dallo stesso atleta, assumeva epo già da 12 giorni. E ovviamente i parametri si sarebbero dovuti scostare dalla media.
Al Coni la presenza dei militari è durata due ore e mezza in ottemperanza ad un decreto di "esibizione" - spiegano al Foro Italico - di documenti. I Carabinieri hanno chiesto ed ottenuto tutti gli esami cui è stato sottoposto Schwazer dal 2008 fino all'ultimo test e hanno aperto e fotocopiato alcune buste relative ai prelievi sangue e urina fatti dal marciatore: ce ne sarebbero 4 sui 12 test individuati. Si cercano riscontri per evidenziare incongruità e mettere a nudo eventuali complicità. La legge (376/2000), infatti non punisce solo chi "consuma" o traffica in qualche modo con le sostanze dopanti, ma anche chi ne favorisce l'utilizzo. La pena va dai tre mesi ai tre anni. Infine da Palazzo H fanno sapere, dopo attenta ricerca, di non trovare traccia di eventuali email spedite all'ente dal dottor Fischetto sul caso Schwazer. Sarebbero state rinvenute altre segnalazioni su altri atleti ma non quelle sul marciatore.