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Mosca, via ai Mondiali di atletica: ma anche lo sport è contro la legge anti-gay

La Iaaf (la Federazione internazionale) auspica che la rassegna iridata sia l'occasione per rivedere le norme. Il campione americano degli 800, Simmonds: "Spero di vincere e di dedicare il titolo ai miei amici gay". Timori per atleti, tifosi e turisti anche per i Giochi di Sochi 2014: il Cio ha ricevuto una petizione con 300 mila firme per il boicottaggio
di GABRIELE BONINCONTRO

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ROMA - Mosca si prepara ad accogliere le stelle dell'atletica leggera, impegnate nei Mondiali, ma intanto, fuori dalle piste e dalle pedane, non si arresta, anzi continua a montare, la polemica nei confronti della legge anti-gay entrata in vigore di recente in Russia. E anche il mondo dell'atletica e in generale dello sport non è rimasto insensibile. Perché i Mondiali di atletica sono solo il primo di una serie di grandi eventi sportivi in Russia che includono i Giochi olimpici invernali di Sochi a febbraio 2014 e il Mondiale di calcio del 2018.

Se a livello extrasportivo lo stesso Barack Obama, già fortemente critico nei confronti della Russia per la decisione di concedere asilo ad Edward Snowden, ex agente dei servizi americani e 'talpa' del caso Nsa, è stato molto diretto ("Non ho pazienza con i Paesi che discriminano le persone gay", ha spiegato il presidente Usa in un'intervista al 'Tonight Show' sulla Nbc), tanto da annullare un vertice previsto con Putin, anche la federazione internazionale di atletica leggera (la Iaaf) ha preso posizione: confidando che la rassegna iridata di Mosca possa offrire un'opportunità affinché il governo russo riconsideri la legge anti-gay. "Penso che sia una cosa buona che la popolazione russa ed il governo abbiano l'opportunità di vedere persone di altri paesi che possano avere modi di vita alternativi. Questo potrebbe servire affinché riconsiderino la loro visione invece di vivere come una società isolata", ha spiegato il sottosegretario generale della Iaaf, Nick Davies. Il dirigente ha messo in risalto che la Iaaf è contro ogni forma di discriminazione, ma ha anche detto che devono essere rispettate le leggi russe e che non possono controllare quello che ha chiamato un "tema politico del paese".

Il timore, legato agli eventi sportivi, è anche che le nuove norme possano compromettere la libertà di atleti, tifosi e turisti: la legge voluta da Putin proibisce infatti la promozione di "relazioni sessuali non tradizionali" (la legge non nomina esplicitamente l'omosessualità ma proprio per questo motivo, secondo gli oppositori, lascia mano libera alle autorità di applicarla in maniera arbitraria) e ha deciso pene di arresto o estradizione per gli stranieri che non rispettino la legge.

A livello personale, pochi atleti, tra i partecipanti ai Mondiali, si sono espressi. Chi lo ha fatto, in modo molto chiaro, è stato il campione americano degli 800 metri, Nick Symmonds: "Come americano, credo nella libertà di parola e nell'uguaglianza e dunque sono in disaccordo con questa legge, ma sarà l'ultima volta che mi pronuncio sulla materia. Non perché ho paura di essere perseguito ma perché sarò ospite in quella nazione. E siccome non andrei mai a cena da un amico a insegnargli come crescere i figli, non insegnerò alla Russia come governare la sua gente". Symmonds però spera di vincere per "dedicare in silenzio la vittoria agli amici gay a casa. E al mio ritorno, continuerò a lottare per i loro diritti nel mio amato Paese democratico".

A Mosca nei prossimi 10 giorni gli atleti saranno 2000, ben più numerosi il prossimo anno a Sochi per i Giochi invernali. Un portavoce del governo russo ha annunciato che la norma sarebbe stata "congelata" per le prossime Olimpiadi, ma successivamente il ministro dello Sport, Vitali Mutko, ha fatto retromarcia, affermando che la legge sarà in vigore. La settimana scorsa, il Comitato Olimpico Internazionale ha detto di aver ricevuto la garanzia "dai più alti livelli del governo russo che la legislazione non colpirà gli sportivi che faranno parte dei Giochi". Tuttavia, non manca chi chiede di dare un segnale molto forte: la settimana scorsa il presidente del Cio, Jacques Rogge, ha ricevuto una petizione firmata da più di 300.000 persone che chiedono il boicottaggio di Sochi come città ospitante.

Contrario al boicottaggio il presidente della Federazione italiana di atletica (Fidal), Alfio Giomi ("alla fine sarebbe una sconfitta"), che però auspica che da parte della Russia ci sia "un pieno rispetto di tutti i diritti umani", compreso quello dei gay, e invita la politica a non ricordarsi di certi problemi "solo durante i grandi eventi sportivi", ma anche "quando si firmano contratti economici". Concorde sul "dare segnali forti sul posto", anche l'allenatore della nazionale azzurra, Massimo Magnani, il quale ha lanciato un appello alla Russia ad "aprirsi" sul piano dei diritti umani. Magnani ha anche ricordato che tra i valori centrali dello sport vi è il "riconoscimento delle diversità".

Insomma sulla questione omosessuale la Russia avrà gli occhi del mondo puntati: il 'Washington Post', in un editoriale, aggiunge che il presidente "Obama crede che Putin capirà sicuramente che 'per la maggior parte dei paesi che partecipano alle Olimpiadi non è tollerabile che gli omosessuali siano trattati in maniera diversa'".
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