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Atletica, Mondiali: Trost in finale nell'alto, inseguendo la Simeoni

La ventenne di Pordenone supera 1,92 e approda al turno decisivo, in programma sabato pomeriggio, senza commettere errori. Lo stadio di Mosca, anche se più volte rinnovato, è quello dei Giochi dell'80 dove la grande atleta veronese vinse l'oro olimpico. "Non ho provato nessuna tensione"
dal nostro inviato ENRICO SISTI

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MOSCA - Saltare nel vecchio Stadio Lenin, aggiornato nelle strutture più e più volte (a fine manifestazione chiuderà per l'ennesimo e sostanziale ritocco in vista dei Mondiali di calcio del 2018), saltare su una pedana nuova, stesa appena lo scorso anno, a detta sua "fantastica", saltare dove Sara Simeoni, 33 anni fa, riuscì a prendersi l'oro olimpico, è per Alessia Trost un rosario di stimoli, una macedonia di opportunità. L'ingresso allo stadio è stato emozionante, ma per fortuna quando siamo entrate le tribune erano ancora deserte quindi non ho subito contraccolpi negativi, nessuna tensione".

Alessia, 20 anni l'8 marzo scorso, è una delle chiavi di volta dell'impalcatura dei sogni su cui la nuova atletica italiana, simboleggiata da un nuovo approccio federale, che possiamo definire "psicologico" o "affettivo", ha costruito il proprio percorso. Ma il salto in alto è come tante altre discipline, meraviglioso e al tempo stesso feroce. Costa fatica. Toglie ad ogni passo. Ogni salto è un dazio. I piedi, per quanto giovani e frizzanti, possono non resistere agli impegni che la stagione, lunga, estenuante, fatta di allenamenti intensi, di gare indoor, e poi ancora allenamenti, e poi gare all'aperto, di tutti i tipi, in tutte le categorie, possono affaticarsi. E le gare sono un esercizio di controllo dei nervi. Combatti con le altre, ma di fatto combatti contro un'asticella che sale e solo se sale vuol dire che tu sei ancora dentro. E non sotto la doccia.

A proposito di piedi, Alessia ha due "fette" straordinarie. Lunghe e coriacee. Debbono sostenere un ragazza mastodontica e sottile, dolce e vorace. Vive in due mondi, quello della studentessa e della campionessa, quello della sua società d'origine (la Brugnera) e quello delle Fiamme Gialle. Appena arrivata a Mosca, dopo un trasferimento lungo e forse troppo vicino alla gara (Pordenone-Venezia-Mosca-Roma), solo due giorni prima, Alessia era carica: "Ma devo recuperare un po' di sonno". Il suo coach, il prof. Gianfranco Chessa, la protegge. E' alto la metà di lei, ma la sua ombra è lunga e garantisce che il sole delle chiacchiere non distragga la sua creatura. E' un miracolo o no? No. E' l'effetto del talento e di una sana programmazione. Ha saltato 2 metri quest'inverno, annunciandoli con salti altrettanto pregevoli. Poi si è un po' seduta, "come schiacciata da tanta altezza". Agli Europei Indoor di Goteborg, non trovando mai la confidenza con la pedana, ha deluso. Prima se stessa e poi gli appassionati. E' al suo primo Mondiale fra gli adulti, i grandi del suo sport. Ha già vinto i mondiali Allievi (nel 2009), ma è come mettere a confronto un succo d'arancia con una spremuta d'arancia.

Alessia conosce le sue avversarie, le ammira, le venera, ma sa che non ha senso temerle. Per questo appuntamento la Russia aveva addirittura ripescato una leggenda come Elena Slesarenko, concittadina della Isinbaeva, sono entrambe di Volgograd. Ma la leggenda non sempre può sollevarsi come se avesse vent'anni (la Slesarenko, 31 anni, che in carriera ha raggiunto la quota di 2,06, si è fermata a 1,83 e non ha conquistato l'accesso alla finale). Le altre tre di casa sono pericoli diversi: la Chicherova è la favorita assoluta, la Gordeeva può avere una chance in più giocando fra mura amiche e un pubblico, così annunciano gli organizzatori, finalmente degno di una rassegna iridata, la Shkolina è da podio. La svedese Green-Tregaro e la spagnola Beitia sono della volpi, sono abituate ai grandi palcoscenici. Altre candidate: sicuramente l'americana Brigetta Barrett, capofila dell'anno con Chicherova a 2,04 (assenti oltre alla Vlasic, l'altra americana Lowe-Howard e la tedesca, lungodegente, Friedrich). Come le altre Alessia è entrata in finale con 1,92 (sabato alle 16 ora italiana). Può vincere Alessia? Salvo tracolli generali, no. Ma se dovesse mettere il naso oltre l'1,98 (dipende anche dal numero dei salti, dal numero degli errori, dalla sequenza delle misure), non si può escludere un podio. Che sarebbe il coronamento degli sforzi fin qui compiuti e soprattutto aprirebbe porte a scenari quasi impensabili. Ma possibili. A cominciare dai Mondiali Indoor di Sopot, in Polonia, e degli Europei all'aperto di Zurigo, del 2014. Bel presente Alessia. Grande futuro, Alessia.

LE ALTRE GARE - Eliminata invece Gloria Hooper: la veronese è quarta con 23"10 (vento nullo, primato stagionale), a tre centesimi dalla finlandese Latvala, che la precede in 23"07.  La migliore delle batterie è l'americana Allyson Felix (22"59). Già finita anche l'avventura di Marta Milani negli 800 metri: l'azzurra chiude le batterie di qualificazione al sesto posto in 2'02"41, crono non lontano dallo stagionale di 2'01"40. Miglior prestazione quella della statunitense Martinez in 1'59"39. Nel pomeriggio, alle 17.05 italiane, in gara la staffetta 4x400 uomini (Lorenzi-Haliti-Juarez-Galvan), impegnata nelle batterie. Molte le finali in programma oggi: si assegnano i titoli dell'alto uomini, triplo donne, 3000 siepi uomini, 400 ostacoli uomini e donne, 1500 donne.
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