Sport

LA POLEMICA/2

Giovanni Malagò
"Per le Olimpiadi 2024, con Roma
possiamo sperare di farcela"

Il presidente del Coni "Non si vince col dossier per il 2020, affidiamoci a una grande idea"

3 minuti di lettura
BUENOS AIRES - Dall'impotenza di non poter giocare all'entusiasmo di essere già vincenti. Il giorno dopo l'assegnazione dei Giochi 2020 a Tokyo, Roma si fa avanti (a parole) per il 2024. È solo un sogno, ma senza citare Shakespeare, è fatto ad occhi aperti. E il telefono di Giovanni Malagò, presidente del Coni, ha molto squillato.
"Mi ha fatto molto piacere avere questo tipo di segnale. In 30 minuti sono arrivate le chiamate del premier Letta, del sindaco Marino, del governatore Zingaretti. Senza fare proclami ci sono le condizioni per ripresentare una seria e autorevole candidatura di Roma".

Il Cio non ha digerito le bugie sulla ripresa economica del premier spagnolo Rajoy.
"Non le chiamerei bugie, forse omissioni. Madrid nella sua presentazione ha evidenziato un trend del paese negli ultimi 12 mesi favorevole per l'esportazione, +4%, ma è stata reticente su altre situazioni negative, tipo la disoccupazione giovanile. E il Cio non è proprio fuori dal mondo".

Il membro australiano Gosper si è lamentato che Madrid per spendere deve chiedere aiuto a Bruxelles.
"Quello che ho imparato dalla vita è che bisogna sempre presentarsi con la faccia che si ha e non con quella che si sogna di avere. Giocare a carte scoperte alla fine è sempre la tattica migliore. Né si può seguire la scelta faraonica di Pechino o di Sochi, i cui costi sono saliti 7 volte di più del budget iniziale per una cifra di 50 miliardi di dollari".

Quindi Monti escludendo Roma ha evitato una brutta figura.
"Non è elegante tornare su una decisione presa un anno e mezzo fa. Ora dobbiamo avere il coraggio di farci questa domanda: la candidatura di Roma può essere un'opportunità di crescita, di reinventarsi una speranza per il futuro?".

Lei che dice?
"Sì. Lo si può fare al meglio. Si può cavalcare questa opportunità. Come ha fatto Londra. Ma ci vuole un'idea forte, noi non siamo Sochi né il Giappone, che ha portato un progetto solidissimo con 21 sponsor già pronti all'intervento. Però anche noi possiamo migliorare e soprattutto abbiamo una storia e una simpatia che magari Tokyo come città ha un po' di meno. Ho ammirato la loro costanza e la loro affidabilità. Hanno tenuto per dieci anni ferma un'area, quella della baia, per destinarla alla candidatura. Era la loro seconda volta, la quinta di Istanbul, la quarta non consecutiva di Madrid. Tutte questa città hanno avuto costanza, non si sono perse davanti alla prima bocciatura, hanno insistito".

Si parla di Roma o di una candidatura più genericamente italiana?
"Se ci sono altre città non possiamo non tenerne conto. La giunta nazionale Coni valuterà, ci sono dei criteri oggettivi da valutare. Non ne faccio una questione personale di cittadino innamorato di Roma".

Ma Antonio Rossi chiede spazio per Milano.
"Rossi deve decidere se si esprime come assessore della Lega, cosa che rispetto, o come uomo di sport in rappresentanza degli atleti, allora dovrebbe concordare le cose all'interno del nostro movimento. Ma se l'Italia ha una possibilità è solo con Roma. In tanti anche nel Cio ricordano ancora la bella esperienza del '60".

Le prime due domande alla città bocciate sono state sul doping. Il Giappone ai Giochi non ha mai avuto atleti positivi. Ha contato la pulizia?
"Per me no. È stata importante, ma non decisiva. Uno sport rispettabile si vende meglio. Ma a contare è stata la qualità del progetto. Gliatleti lo sanno bene: spostarsi durante i Giochi è spesso un'odissea, a Londra ci ho messo due ore per trasferirmi su un campo gara. È frequente che i villaggi olimpici come ad Atene 2004 siano fuori città e che gli sportivi alla fine abbiano poche occasioni per vivere veramente l'atmosfera di un paese. Tokyo destinando 36 impianti in due aeree vicine, con l'80% delle strutture in otto chilometri ha reso il suo progetto più compatibile".

Roma rispolvererà il dossier 2020?
"Ma allora non ci siamo capiti. Non è con il copia-incolla che si vincono i Giochi e nemmeno sbianchettando le date. Cambiano i piani urbanistici, le esigenze e le necessità di una città. Ripeto dobbiamo avere coraggio, caratterizzarci, affidarci ad una grande idea. La nostra forza dovrà essere la diversità. Siamo costretti ad inventarci una fantasia, a cui aggiungere il fascino del nostro paese. Forse malato, ma sempre attraente. Senza illuderci. Tutto è da rivedere, anche il villaggio atleti a Tor di Quinto. Come si fa senza strutture? Servono ponti".

Anche Carraro sceglie Roma e parla di un'idea forte e condivisa, altrimenti meglio mollare.
"Condivido e sottoscrivo. Lo stesso Cio sta cambiando, si sta rinnovando, la presenza degli atleti pesa un po' di più e la loro importanza diventa effettiva, con le nuove regole legate all'età 19 membri non saranno più votanti, ma solo onorari".

Sta dicendo che i tre membri italiani Carraro, Cinquanta e Pescante sono bolliti?
"No. Non conta l'età, l'importante è che siano validi. Domani si voterà per il nuovo presidente del Cio, Rogge è a fine mandato. E nell'agenda di chi prenderà il suo posto non può non esserci una nuova visione delle candidature olimpiche. Pratiche più snelle e essenziali, scelte meno kolossal, più compatibili con la modernità, e con una scelta etica che eviti sperperi e follie. Bella città e Giochi belli. Roma può, ma non è detto che si farà".
I commenti dei lettori