di LUIGI PANELLA
LAS VEGAS - La differenza tra un fuoriclasse assoluto ed un bel campioncino. E' quanto emerso dall'attesissima sfida per il mondiale dei superwelter Wbc e Wba. Floyd Mayweather, 36 anni solo per i documenti, domina vincendo ai punti, infliggendo una autentica lezione di pugilato al 23enne messicano Saul Alvarez. Non ingannino nè il cervellotico 114 pari visto da uno dei tre giudici, né i soli 4 e 6 punti di margine assegnati dagli altri due allo statunitense. La realtà a nostro avviso è ben diversa: Alvarez non ha vinto neanche una ripresa, al massimo può avere strappato un paio di round equilibrati nei momenti in cui Mayweather ha tirato un po' il fiato.
"Vincerò con il jab ed i colpi al fegato" aveva detto Alvarez alla vigilia del match. Una frase che suona un po' come quella secondo la quale giocare a tennis è facile, basta tirare forte sulle righe... Facilissimo dirlo, problematico metterlo in pratica contro un pugile di straordinaria caratura. Mayweather per Alvarez è stato un fantasma, tanto che per vedere un destro accettabile di Canelo (cannella per via dei capelli rossi) sono dovuti trascorrere otto round. Per il resto un solo protagonista. Alvarez, alla prima sconfitta dopo 42 vittorie e un pari, non è riuscito a sfogare la sua proverbiale aggressività, toccato costantemente da un jab sinistro eccezionale al quale, a partire dal terzo round, Mayweather ha fatto seguire il destro con una certa insistenza.
Il messicano ha perso anche dal punto di vista della personalità, non ha retto il peso di una nazione dove la boxe è praticamente lo sport nazionale. Per lui comunque la possibilità di rifarsi vista la giovane età, con la consolazione immediata di un conto in banca più pesante di dieci milioni di dollari. Che altro dire. Il match da un punto di vista del pathos è considerabile deludente, vista la totale superiorità di uno dei contendenti. Ma per i palati raffinati la boxe di Mayweather è stata uno spettacolo unico. "Io sono la boxe, il ring è il mio ambiente naturale", aveva detto l'americano, alla 45esima vittoria su altrettanti incontri.
Come dargli torto. E' l'unico che muove incassi dalla pay-per-view di quasi 140 milioni di dollari, che strappa una borsa garantita di 41 (a cui vanno aggiunte percentuali varie su diritti tv ecc.). E' anche l'unico che può tranquillamente essere paragonato ai grandissimi del passato: per tipologia di boxe viene in mente Ray Sugar Leonard.
Jack Nicholson, Denzel Washington, e poi ancora i miti dell'Nba Magic Jonhson e Charles Barkley, oppure il re delle Olimpiadi Michael Phelps. Tante stelle gli hanno reso omaggio all'MGM Grand di Las Vegas (a proposito, al botteghino incassati 20 milioni di dollari). Mayweather star tra le star: non sarà un esempio nella vita di tutti i giorni (spese folli ed anche un periodo di galera per aver schiaffeggiato la compagna), ma all'orizzonte non si vede chi possa batterlo sul ring.
LAS VEGAS - La differenza tra un fuoriclasse assoluto ed un bel campioncino. E' quanto emerso dall'attesissima sfida per il mondiale dei superwelter Wbc e Wba. Floyd Mayweather, 36 anni solo per i documenti, domina vincendo ai punti, infliggendo una autentica lezione di pugilato al 23enne messicano Saul Alvarez. Non ingannino nè il cervellotico 114 pari visto da uno dei tre giudici, né i soli 4 e 6 punti di margine assegnati dagli altri due allo statunitense. La realtà a nostro avviso è ben diversa: Alvarez non ha vinto neanche una ripresa, al massimo può avere strappato un paio di round equilibrati nei momenti in cui Mayweather ha tirato un po' il fiato.
"Vincerò con il jab ed i colpi al fegato" aveva detto Alvarez alla vigilia del match. Una frase che suona un po' come quella secondo la quale giocare a tennis è facile, basta tirare forte sulle righe... Facilissimo dirlo, problematico metterlo in pratica contro un pugile di straordinaria caratura. Mayweather per Alvarez è stato un fantasma, tanto che per vedere un destro accettabile di Canelo (cannella per via dei capelli rossi) sono dovuti trascorrere otto round. Per il resto un solo protagonista. Alvarez, alla prima sconfitta dopo 42 vittorie e un pari, non è riuscito a sfogare la sua proverbiale aggressività, toccato costantemente da un jab sinistro eccezionale al quale, a partire dal terzo round, Mayweather ha fatto seguire il destro con una certa insistenza.
Il messicano ha perso anche dal punto di vista della personalità, non ha retto il peso di una nazione dove la boxe è praticamente lo sport nazionale. Per lui comunque la possibilità di rifarsi vista la giovane età, con la consolazione immediata di un conto in banca più pesante di dieci milioni di dollari. Che altro dire. Il match da un punto di vista del pathos è considerabile deludente, vista la totale superiorità di uno dei contendenti. Ma per i palati raffinati la boxe di Mayweather è stata uno spettacolo unico. "Io sono la boxe, il ring è il mio ambiente naturale", aveva detto l'americano, alla 45esima vittoria su altrettanti incontri.
Come dargli torto. E' l'unico che muove incassi dalla pay-per-view di quasi 140 milioni di dollari, che strappa una borsa garantita di 41 (a cui vanno aggiunte percentuali varie su diritti tv ecc.). E' anche l'unico che può tranquillamente essere paragonato ai grandissimi del passato: per tipologia di boxe viene in mente Ray Sugar Leonard.
Jack Nicholson, Denzel Washington, e poi ancora i miti dell'Nba Magic Jonhson e Charles Barkley, oppure il re delle Olimpiadi Michael Phelps. Tante stelle gli hanno reso omaggio all'MGM Grand di Las Vegas (a proposito, al botteghino incassati 20 milioni di dollari). Mayweather star tra le star: non sarà un esempio nella vita di tutti i giorni (spese folli ed anche un periodo di galera per aver schiaffeggiato la compagna), ma all'orizzonte non si vede chi possa batterlo sul ring.