ROMA - L'importanza dell'oro di Clemente Russo è, se possibile, elevata ancora di più dal fatto che ad Almaty è stato l'unico pugile dell'Europa occidentale a conquistare il titolo dilettanti. Dopo Chicago 2007 il pugile di Marcianise si ripete confermandosi il numero uno della categoria. A questo punto è d'obbligo il rimpianto per aver fallito, sia pure di poco, l'oro olimpico. La finale contro il russo Tishchenko ha confermato l'intelligenza pugilistica dell'azzurro. E' infatti difficile combattere, sia pure a parità di peso (categoria 91kg), contro un avversario nettamente più alto e per di più impostato in guardia destra. Russo non ha battuto ciglio, ha atteso il momento giusto trovando spesso dei varchi nella guardia dell'avversario ed eludendo costantemente un diretto destro apparentemente insidioso.
IL TWEET/Dedicato alle due gemelline
I primi due round sono stati una dimostrazione non solo di intelligenza pugilistica, ma anche di grande personalità. Nel terzo, Russo ha solamente pensato a gestire ricorrendo anche a qualche trucchetto d'esperienza per imbrigliare Tishchenko che, evidentemente innervosito, ha anche cercato di colpirlo con l'interno del guantone. Alla fine i giudici non hanno riservato sorprese assegnando un triplo 29 a 28 che a nostro avviso, per quanto si è visto, è persino stretto per il nostro pugile.
Cala quindi il sipario su un Mondiale che all'Italia ha fruttato tre medaglie. Oltre a Russo ricordiamo i bronzi di Valentino e Cammarelle. Tutti e tre fanno parte della vecchia guardia, rimasta dilettante, e testimoniano una mancanza di equilibrio nel nostro paese fra il pugilato in canottiera e il professionismo. Sarebbe stato infatti interessante vedere i Russo e i Cammarelle misurarsi nella boxe dei prof. Ma evidentemente le difficoltà economiche con cui deve misurarsi la realtà professionistica italiana fa sì che molti dilettanti preferiscano restare tali. Giusto sottolineare infatti che Russo, ormai trentunenne, è una sorta di professionista di stato che preferisce la tranquillità economica dello stipendio piuttosto che la ribalta di un mondo che solo teoricamente garantirebbe guadagni ben più alti.
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I primi due round sono stati una dimostrazione non solo di intelligenza pugilistica, ma anche di grande personalità. Nel terzo, Russo ha solamente pensato a gestire ricorrendo anche a qualche trucchetto d'esperienza per imbrigliare Tishchenko che, evidentemente innervosito, ha anche cercato di colpirlo con l'interno del guantone. Alla fine i giudici non hanno riservato sorprese assegnando un triplo 29 a 28 che a nostro avviso, per quanto si è visto, è persino stretto per il nostro pugile.
Cala quindi il sipario su un Mondiale che all'Italia ha fruttato tre medaglie. Oltre a Russo ricordiamo i bronzi di Valentino e Cammarelle. Tutti e tre fanno parte della vecchia guardia, rimasta dilettante, e testimoniano una mancanza di equilibrio nel nostro paese fra il pugilato in canottiera e il professionismo. Sarebbe stato infatti interessante vedere i Russo e i Cammarelle misurarsi nella boxe dei prof. Ma evidentemente le difficoltà economiche con cui deve misurarsi la realtà professionistica italiana fa sì che molti dilettanti preferiscano restare tali. Giusto sottolineare infatti che Russo, ormai trentunenne, è una sorta di professionista di stato che preferisce la tranquillità economica dello stipendio piuttosto che la ribalta di un mondo che solo teoricamente garantirebbe guadagni ben più alti.