Boxe, Bundu resta campione d'Europa: Purdy kot a sette secondi dalla fine
Spettacolare esibizione del 39enne italiano, che sul ring di Londra distrugge il più giovane avversario inglese, messo giù all'ultimo round. Il più forte welter europeo è senza dubbio lui, ora si prospetta una difesa con Branco o un meritato tentativo mondialedi LUIGI PANELLA
"Bundu è un buon pugile ma è vecchio, lo batterò". Le parole della vigilia di Lee Purdy, britannico 26enne di belle speranze, non fanno una piega. Purtroppo per lui però, il 39enne italiano originario della Sierra Leone si dimostra anche parecchio più forte, infliggendogli una autentica lezione di pugilato e confermandosi campione d'Europa dei pesi welter. Bundu probabilmente disputa il miglior match della sua carriera dal record ancora immacolato (30 vittorie, 2 pareggi, nessuna sconfitta), chiudendo il match prima del limite quando il dodicesimo ed ultimo gong sta per suonare. Mancano sette piccolissimi secondi, una eternità per Purdy, estenuato da una infinita serie di colpi e provvidenzialmente fermato dall'arbitro.
Un kot a spazzare via i rischi - peraltro pochi visto l'andamento del match - che quando si combatte fuori casa aleggiano sempre nel punteggio. Sul ring di Londra, Bundu mette in pratica il match perfetto. Merito quasi…
Un kot a spazzare via i rischi - peraltro pochi visto l'andamento del match - che quando si combatte fuori casa aleggiano sempre nel punteggio. Sul ring di Londra, Bundu mette in pratica il match perfetto. Merito quasi…
"Bundu è un buon pugile ma è vecchio, lo batterò". Le parole della vigilia di Lee Purdy, britannico 26enne di belle speranze, non fanno una piega. Purtroppo per lui però, il 39enne italiano originario della Sierra Leone si dimostra anche parecchio più forte, infliggendogli una autentica lezione di pugilato e confermandosi campione d'Europa dei pesi welter. Bundu probabilmente disputa il miglior match della sua carriera dal record ancora immacolato (30 vittorie, 2 pareggi, nessuna sconfitta), chiudendo il match prima del limite quando il dodicesimo ed ultimo gong sta per suonare. Mancano sette piccolissimi secondi, una eternità per Purdy, estenuato da una infinita serie di colpi e provvidenzialmente fermato dall'arbitro.
Un kot a spazzare via i rischi - peraltro pochi visto l'andamento del match - che quando si combatte fuori casa aleggiano sempre nel punteggio. Sul ring di Londra, Bundu mette in pratica il match perfetto. Merito quasi tutto suo, anche se una piccola percentuale la assegnamo a Purdy, non un mostro di intelligenza pugilistica, monotematico nella sua azione afissiante, tutta grinta ma poco ragionata. Di ben altra pasta il nostro pugile, leggermente più basso del suo avversario ma capace di trovare sempre i colpi dalla media distanza: montanti, ganci, serie continue, manca solo l'ingrediente della potenza altrimenti l'incontro finirebbe con largo anticipo.
Unici momenti di rischio quando l'italiano accetta il corpo a corpo, lasciando spazio a qualche velleità dell'inglese, dotato di buon pugno. Purdy rimane aggrappato in qualche modo al match fino al giro di boa, poi Bundu sale di intensità denontando anche una grande condizione atletica, fino a chiudere i conti all'ultima ripresa. Una serie devastante e Purdy va giù, si rialza con orgoglio ma quei sette secondi che lo separano da una sconfitta ai punti sono insormontabili. Alla fine l'inglese, distrutto, non riesce neanche a restare sul ring per il verdetto, mentre intorno al risuona il classico grido (Bundu Bumaye, mutuato dal famoso Ali-Foreman) dei tifosi fiorentini (città d'adozione di Bundu) e di Cisterna (dove vive) giunti in Inghilterra. Prospettive. Bundu meriterebbe di combattere per il mondiale: il parterre è proibitivo (da Mayweather a Marquez, a Pacquiao), ma il conto in banca subirebbe una impennata. Se resta nel comunque curatissimo giardino europeo, interessante derby in vista contro Gianluca Branco, altro 'vecchio' della boxe italiana.
Un kot a spazzare via i rischi - peraltro pochi visto l'andamento del match - che quando si combatte fuori casa aleggiano sempre nel punteggio. Sul ring di Londra, Bundu mette in pratica il match perfetto. Merito quasi tutto suo, anche se una piccola percentuale la assegnamo a Purdy, non un mostro di intelligenza pugilistica, monotematico nella sua azione afissiante, tutta grinta ma poco ragionata. Di ben altra pasta il nostro pugile, leggermente più basso del suo avversario ma capace di trovare sempre i colpi dalla media distanza: montanti, ganci, serie continue, manca solo l'ingrediente della potenza altrimenti l'incontro finirebbe con largo anticipo.
Unici momenti di rischio quando l'italiano accetta il corpo a corpo, lasciando spazio a qualche velleità dell'inglese, dotato di buon pugno. Purdy rimane aggrappato in qualche modo al match fino al giro di boa, poi Bundu sale di intensità denontando anche una grande condizione atletica, fino a chiudere i conti all'ultima ripresa. Una serie devastante e Purdy va giù, si rialza con orgoglio ma quei sette secondi che lo separano da una sconfitta ai punti sono insormontabili. Alla fine l'inglese, distrutto, non riesce neanche a restare sul ring per il verdetto, mentre intorno al risuona il classico grido (Bundu Bumaye, mutuato dal famoso Ali-Foreman) dei tifosi fiorentini (città d'adozione di Bundu) e di Cisterna (dove vive) giunti in Inghilterra. Prospettive. Bundu meriterebbe di combattere per il mondiale: il parterre è proibitivo (da Mayweather a Marquez, a Pacquiao), ma il conto in banca subirebbe una impennata. Se resta nel comunque curatissimo giardino europeo, interessante derby in vista contro Gianluca Branco, altro 'vecchio' della boxe italiana.