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Boxe, Di Rocco resta campione d'Europa: con Piispanen è una battaglia

Match di straordinario spessore agonistico sul ring di Milano. Davanti al grande Marvin Hagler, il pugile di origine gitana supera il finlandese e resta sul trono continentale dei superleggeri. Vittoria netta ai punti, ma l'italiano al decimo round va al tappeto e rischia grossodi LUIGI PANELLA
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MILANO – Sotto lo sguardo del 'meraviglioso' Marvin Hagler, a bordo ring al PalaBadminton di Milano, Michele Di Rocco ha voluto dare un tocco in più alla sua difesa del titolo europeo dei pesi superleggeri. Ha vinto ai punti, tutto sommato nettamente, ma ha cercato in tutti i modi di chiudere in maniera spettacolare, prima del limite. Non si è accontentato di una vittoria che difficilmente avrebbe potuto sfuggirgli, ma ha osato, rischiando di pagare un conto salatissimo. Al decimo round, di gran lunga il più drammatico del match, un destraccio dello sfidante, il finlandese Ville Piispanen, lo ha infatti spedito al tappeto. Di Rocco se l'è però saputa cavare: merito di una lucidità mai venuta meno che gli ha permesso di evitare qualche colpo fatale. 'Merito' anche dello scandinavo, esausto, profondamente spaccato allo zigomo, poco freddo per approfittare dell'unico momento a lui veramente favorevole.

A conti fatti, un verdetto ineccepibile…
MILANO – Sotto lo sguardo del 'meraviglioso' Marvin Hagler, a bordo ring al PalaBadminton di Milano, Michele Di Rocco ha voluto dare un tocco in più alla sua difesa del titolo europeo dei pesi superleggeri. Ha vinto ai punti, tutto sommato nettamente, ma ha cercato in tutti i modi di chiudere in maniera spettacolare, prima del limite. Non si è accontentato di una vittoria che difficilmente avrebbe potuto sfuggirgli, ma ha osato, rischiando di pagare un conto salatissimo. Al decimo round, di gran lunga il più drammatico del match, un destraccio dello sfidante, il finlandese Ville Piispanen, lo ha infatti spedito al tappeto. Di Rocco se l'è però saputa cavare: merito di una lucidità mai venuta meno che gli ha permesso di evitare qualche colpo fatale. 'Merito' anche dello scandinavo, esausto, profondamente spaccato allo zigomo, poco freddo per approfittare dell'unico momento a lui veramente favorevole.

A conti fatti, un verdetto ineccepibile, anche se a nostro avviso i cartellini (119-110, 118-110, 118-110) penalizzano eccessivamente un Piispanen rimasto sempre dentro al match. Pronostico comunque rispettato. Il finlandese è pugile tosto, che però non va oltre un giudizio discreto: valido agonista, non eccelle né dal punto di vista tecnico, né da quello della potenza pura.

''Sono partito a mille ed ho finito a mille, rischiando anche di finire il carburante. Ho preso qualche colpo di troppo, ma quella è una pecca che mi accompagna dall'inizio della carriera, devo lavorare su questo aspetto. Comunque è stato un match fantastico, penso proprio di aver dato spettacolo''. La sintesi fatta da Di Rocco, che ricordiamo è il primo pugile italiano di origine gitana a fregiarsi del titolo europeo, è praticamente perfetta. La 'legge' all'angolo anche il maestro Franco Cherchi, che consuma la voce nel raccomandargli prudenza senza peraltro ottenere grande attenzione.

Va detto che Di Rocco, come numero di colpi, ne ha messi a segno almeno cinque volte quelli del suo avversario. Un jab efficace, un destro spesso portato al bersaglio grosso, serie anche di decine di colpi - molti sui guantoni – di grande effetto scenico. Due però i fattori di rischio: il diretto sinistro di Piispanen, usato spesso nella prima metà del match, ed il destro, poco visto da Di Rocco dopo il giro di boa. La terza, la quinta e l'undecima le migliori riprese del campione, la decima come detto la più spettacolare. Alla fine contento soprattutto il pubblico, beneficiario di un incontro non comune sui ring italiani. Programmi futuri del campione. Il successo dovrebbe garantirgli una classifica tale da sperare in una chance mondiale contro il campione Wbc, Danny Garcia. In attesa degli sviluppi, godiamoci quattro cinture europee: oltre a Di Rocco ci sono Bundu, Boschiero e Marsili. Il pugilato professionistico italiano insomma, tra mille disagi, qualcosa di buono è ancora in grado di produrlo.