TOLFA (Roma) - Emiliano Marsili conferma il pronostico, vince ai punti e resta campione europeo dei pesi leggeri. Pasquale Di Silvio invece il pronostico lo oltrepassa, andando oltre le aspettative e rendendo la vita durissima al campione. Un bene per la riuscita spettacolare del match, magari non impeccabile dal punto di vista stilistico, ma agonisticamente molto intenso, partecipato dal pubblico che ha gremito il palasport di Tolfa. Un derby laziale (Marsili di Civitavecchia, Di Silvio romano) nel quale risulta decisiva la maggiore concretezza del campione. Tecnicamente e tatticamente però, Di Silvio se la gioca alla grande, mettendo in pratica la profonda conoscenza dell'avversario, già incontrato nel 2010 per il titolo italiano (stesso esito, ma con punteggi più schiaccianti) ed al quale ha fatto da sparring in occasione degli incontri più importanti.
Quando si tratta di potenza però non c'è partita. Già al primo round Marsili indirizza il match dalla sua parte: un preciso e potente gancio sinistro manda al tappeto Di Silvio, che resta aggrappato al match non senza difficoltà. Sembra l'inizio di una cavalcata trionfale, invece paradossalmente Marsili si chiude in un imbuto tattico. Il campione perde scioltezza nei colpi, cercando – anche con il diretto destro di approccio – sempre la soluzione di potenza. Di Silvio coglie il momento di disagio ed inizia una discreta risalita, fatta di parecchie combinazioni, alcune anche pregevoli. Il suo migliore round è il sesto, nel quale Marsili è costretto a subire un buon numero di colpi, anche se nessuno particolarmente incisivo. Il campione accusa un solo momento di vero sbandamento - al nono round, quando Di Silvio lo tocca con il destro sbilanciandolo – ma nel complesso è sempre al comando del match, anche se fa un passo indietro rispetto alla brillantissima vittoria del marzo dello scorso anno contro Luca Giacon, quella che gli ha fruttato il titolo. Non mancano neanche momenti di nervosismo. Spesso Marsili si lamenta per la testa protesa di Di Silvio, a causa della quale accusa anche un taglio.
Circa l'entità del verdetto, da condividere il 115-112 assegnato a Marsili dal giudice Zannoni, mentre a nostro avviso sono apparsi esagerati i 5 punti (116-111) visti dai giudici Barrovecchio e Quartarone. “Per me Di Silvio è come un fratello, sapevo che sarebbe stata dura e che avrei dovuto faticare per 12 round”, spiega Marsili. “Ad un certo punto ho visto che tirava il fiato ed ho sperato di potercela fare, penso comunque di aver disputato un grande match”, replica Di Silvio. Programmi futuri del campione. A patto di un ulteriore salto di qualità una chance mondiale ci potrebbe stare. Del resto Marsili una impresa iridata l'ha già compiuta in Inghilterra contro Mathews, solo che la sigla Ibo, oltre ad essere poco significativa, gli ha provocato anche una sospensione da parte della federazione italiana, come al solito poco brillante quando si tratta di tutelare i professionisti. Ora per Marsili potrebbe essere giunto il momento per l'assalto ad una sigla più prestigiosa.
BLANDAMURA VINCE IN GERMANIA - Notizia importante per il pugilato italiano viene anche da Stoccarda, dove Emanuele Blandamura ha conquistato il titolo dell'Unione Europea dei pesi medi battendo l'austriaco Marcos Nader. Un bel salto di qualità per il promettente pugile romano, che si è imposto ai punti - decisione non unanime - interrompendo l'imbattibilità di Nader.
Quando si tratta di potenza però non c'è partita. Già al primo round Marsili indirizza il match dalla sua parte: un preciso e potente gancio sinistro manda al tappeto Di Silvio, che resta aggrappato al match non senza difficoltà. Sembra l'inizio di una cavalcata trionfale, invece paradossalmente Marsili si chiude in un imbuto tattico. Il campione perde scioltezza nei colpi, cercando – anche con il diretto destro di approccio – sempre la soluzione di potenza. Di Silvio coglie il momento di disagio ed inizia una discreta risalita, fatta di parecchie combinazioni, alcune anche pregevoli. Il suo migliore round è il sesto, nel quale Marsili è costretto a subire un buon numero di colpi, anche se nessuno particolarmente incisivo. Il campione accusa un solo momento di vero sbandamento - al nono round, quando Di Silvio lo tocca con il destro sbilanciandolo – ma nel complesso è sempre al comando del match, anche se fa un passo indietro rispetto alla brillantissima vittoria del marzo dello scorso anno contro Luca Giacon, quella che gli ha fruttato il titolo. Non mancano neanche momenti di nervosismo. Spesso Marsili si lamenta per la testa protesa di Di Silvio, a causa della quale accusa anche un taglio.
Circa l'entità del verdetto, da condividere il 115-112 assegnato a Marsili dal giudice Zannoni, mentre a nostro avviso sono apparsi esagerati i 5 punti (116-111) visti dai giudici Barrovecchio e Quartarone. “Per me Di Silvio è come un fratello, sapevo che sarebbe stata dura e che avrei dovuto faticare per 12 round”, spiega Marsili. “Ad un certo punto ho visto che tirava il fiato ed ho sperato di potercela fare, penso comunque di aver disputato un grande match”, replica Di Silvio. Programmi futuri del campione. A patto di un ulteriore salto di qualità una chance mondiale ci potrebbe stare. Del resto Marsili una impresa iridata l'ha già compiuta in Inghilterra contro Mathews, solo che la sigla Ibo, oltre ad essere poco significativa, gli ha provocato anche una sospensione da parte della federazione italiana, come al solito poco brillante quando si tratta di tutelare i professionisti. Ora per Marsili potrebbe essere giunto il momento per l'assalto ad una sigla più prestigiosa.
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