ROMA - Campione del mondo dopo appena due incontri da professionista? Il sogno rimane nel cassetto, e niente nuovo record nella storia della boxe. Vasyl Lomachenko non ce l'ha fatta. Dopo una carriera da fuoriclasse assoluto tra i dilettanti, dove ha praticamente fatto terra bruciata, ha osato troppo, cercando di lasciare subito il segno a livello mondiale tra i prof. L'ucraino, 26 anni, sul ring di San Antonio è stato sconfitto dal messicano Orlando Salido in un match valido per la cintura iridata dei pesi piuma. Il 34enne Salido non è un fenomeno, ma da quando ha 16 anni incrocia i guantoni con i migliori pugili della categoria e pur perdendo, ha tenuto 12 round niente meno che a Juan Manuel Marquez (quello che ha messo ko Pacquiao per intenderci). Inoltre è uno degli innumerevoli prodotti del pugilato messicano, particolarmente prolifico soprattutto nelle categorie meno pesanti.
Ingredienti che, pur in un match sostanzialmente equilibrato che ha visto i giudici in disaccordo, sono stati sufficienti per respingere l'impresa di Lomachenko. Troppa la differenza tra dilettanti e professionisti per bruciare le tappe in questa maniera. A parte la sconfitta in finale nei mondiali di Chicago 2007 per mano del russo Selimov, il resto della carriera dilettantistica dell'ucraino è stata una cavalcata trionfale (tra piuma e leggeri due ori olimpici a Pechino e Londra, due titoli mondiali ed un europeo), ma passare nella boxe che conta facendo passi troppo lunghi non è una cosa facile. Basta vedere i dilettanti stipendiati di stato della squadra azzurra che navigano tra una Olimpiade e l'altra (con parentesi nell'ibrido delle World Series) senza il coraggio – o la convenienza – di fare il famoso salto di qualità.
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Niente nuovo record di precocità dunque. Resiste quello del thailandese Seanseak Muangsurin, campione mondiale nel 1975 al terzo incontro da professionista. Nella storia della boxe, l'esordio choc più famoso resta comunque quello di Pete Rademacher, che dopo aver fatto faville alle Olimpiadi di Melbourne nel 1956 (vinse l'oro con una serie di successi per ko), sfidò al primo incontro da professionista addirittura il grande Floyd Patterson per il mondiale dei pesi massimi. Rademacher con una partenza a razzo si illuse di potercela fare, poi Patterson ne spense il sogno al sesto round.
Per completare il quadro del fine settimana pugilistico, da segnalare la bella vittoria di Arthur Abraham, che ha riconquistato il Mondiale Wbo dei supermedi sconfiggendo sul ring di Magdeburgo Robert Stieglitz in un derby tutto tedesco. Terzo atto di una trilogia molto reclamizzata in Germania, il match non è stato spettacolare ma agonisticamente molto duro. Avvio migliore di Stieglitz, che però round dopo round ha ceduto il passo al ritorno dell'avversario. Sostanziale equilibrio fino all'ultima ripresa, quando una serie di Abraham ha atterrato il campione facendo pendere a sé il verdetto ai punti, peraltro emesso con decisione non unanime.
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Ingredienti che, pur in un match sostanzialmente equilibrato che ha visto i giudici in disaccordo, sono stati sufficienti per respingere l'impresa di Lomachenko. Troppa la differenza tra dilettanti e professionisti per bruciare le tappe in questa maniera. A parte la sconfitta in finale nei mondiali di Chicago 2007 per mano del russo Selimov, il resto della carriera dilettantistica dell'ucraino è stata una cavalcata trionfale (tra piuma e leggeri due ori olimpici a Pechino e Londra, due titoli mondiali ed un europeo), ma passare nella boxe che conta facendo passi troppo lunghi non è una cosa facile. Basta vedere i dilettanti stipendiati di stato della squadra azzurra che navigano tra una Olimpiade e l'altra (con parentesi nell'ibrido delle World Series) senza il coraggio – o la convenienza – di fare il famoso salto di qualità.
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Niente nuovo record di precocità dunque. Resiste quello del thailandese Seanseak Muangsurin, campione mondiale nel 1975 al terzo incontro da professionista. Nella storia della boxe, l'esordio choc più famoso resta comunque quello di Pete Rademacher, che dopo aver fatto faville alle Olimpiadi di Melbourne nel 1956 (vinse l'oro con una serie di successi per ko), sfidò al primo incontro da professionista addirittura il grande Floyd Patterson per il mondiale dei pesi massimi. Rademacher con una partenza a razzo si illuse di potercela fare, poi Patterson ne spense il sogno al sesto round.
Per completare il quadro del fine settimana pugilistico, da segnalare la bella vittoria di Arthur Abraham, che ha riconquistato il Mondiale Wbo dei supermedi sconfiggendo sul ring di Magdeburgo Robert Stieglitz in un derby tutto tedesco. Terzo atto di una trilogia molto reclamizzata in Germania, il match non è stato spettacolare ma agonisticamente molto duro. Avvio migliore di Stieglitz, che però round dopo round ha ceduto il passo al ritorno dell'avversario. Sostanziale equilibrio fino all'ultima ripresa, quando una serie di Abraham ha atterrato il campione facendo pendere a sé il verdetto ai punti, peraltro emesso con decisione non unanime.
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