Olimpiadi: caos Rio 2016 tra ritardi, scioperi e budget lievitati
Il presidente Bach è stato lapidario: "Nessun problema: non c'è quasi niente". Gli operai protestano per le condizioni di lavoro e le tutele, e non mancano situazioni grottesche: l'erba del green di golf potrebbe non crescere e l'area marina della vela è super inquinatadi ENRICO SISTI
ROMA - Le Olimpiadi del 2016? Nessun problema: non c'è quasi niente. "Rio non può perdere un solo giorno di lavoro", ha dichiarato allarmato il presidente del Cio Thomas Bach. "Parlano dei Mondiali, ma la vera angoscia è che fra due anni il Brasile dovrà ospitare una manifestazione dieci volte più complessa". Poi la battuta che contiene anche un'esortazione a non credere di poter sempre trovare spalle forti e finanziamenti dell'ultimora: "Se la Fifa ha detto che se necessario interverrà economicamente per coprire, nel vero senso della parola, i buchi restanti, è bene che il comitato di Rio 2016 lo sappia: il Cio non ha il soldi per aiutare nessuno". Più chiari di così non si può essere.
Ma la preoccupazione del sistema sportivo cresce mentre i tempi stringono. L'ultima visita ai cantieri è stata desolante. Hanno visto tubi, impalcature, scioperi, cani (come a Sochi), budget lievi…
Ma la preoccupazione del sistema sportivo cresce mentre i tempi stringono. L'ultima visita ai cantieri è stata desolante. Hanno visto tubi, impalcature, scioperi, cani (come a Sochi), budget lievi…
ROMA - Le Olimpiadi del 2016? Nessun problema: non c'è quasi niente. "Rio non può perdere un solo giorno di lavoro", ha dichiarato allarmato il presidente del Cio Thomas Bach. "Parlano dei Mondiali, ma la vera angoscia è che fra due anni il Brasile dovrà ospitare una manifestazione dieci volte più complessa". Poi la battuta che contiene anche un'esortazione a non credere di poter sempre trovare spalle forti e finanziamenti dell'ultimora: "Se la Fifa ha detto che se necessario interverrà economicamente per coprire, nel vero senso della parola, i buchi restanti, è bene che il comitato di Rio 2016 lo sappia: il Cio non ha il soldi per aiutare nessuno". Più chiari di così non si può essere.
Ma la preoccupazione del sistema sportivo cresce mentre i tempi stringono. L'ultima visita ai cantieri è stata desolante. Hanno visto tubi, impalcature, scioperi, cani (come a Sochi), budget lievitati, denaro promesso e sparito, sponsor che hanno fatto lo stesso percorso del denaro e scadenze della consegna dei lavori totalmente dimenticate. Lunedì, nella zona del futuro Stadio Olimpico, i lavoratori assoldati dal gruppo Rio Mais si sono ribellati, è esplosa una rissa interna per stabilire i termini della tutela sindacale, le condizioni di lavoro e i benefit. Sono dovuti intervenire gli uomini della sicurezza. Ci sono stati degli spari ma i dirigenti della Rio Mais hanno assicurato che non ci sono stati feriti. Intanto si sta delineando uno sciopero ad oltranza: "Porteremo le aziende in tribunale", ha dichiarato un dirigente sindacale.
Più grave ancora la situazione del secondo Olympic Park, quello della zona di Deodoro, a nord di Rio, che dovrebbe ospitare otto sport: è un vero e proprio deserto e vicino a questo deserto grava la minaccia della favela Maré, che almeno fino a luglio verrà presidiata da 2 mila soldati dell'esercito, 450 marines e 200 poliziotti. Francesco Ricci Bitti, capo dei comitati olimpici delle varie federazioni, è ancora più estremo: "Ci sono aspetti della situazione che fanno pensare che per molte "location" il Brasile debba già dirottare su un piano B". C'è un vuoto di potere, dichiarano i dirigenti del Cio. Aggravato dalle dimissioni, avvenute la settimana scorsa, del responsabile della pianificazione olimpica del municipio di Rio de Janeiro. La parola che il Cio pronuncia con maggiore enfasi e disagio è "Delay!". Ritardi. L'escalation delle mancate promesse viene paragonata a quella di Atene 2004, che si trovò ad affrontare negli ultimi giorni una salita angosciante per giungere alla vetta dei "giochi fatti perché i giochi si potessero celebrare". L'allora presidente del Cio Antonio Samaranch si limitò a sventolare sotto il naso del Comitato greco "un cartellino giallo". "E Atene", prosegue Bach, "se la cavò, credo che in Brasile abbia fatto troppi conti con toppi pochi investimenti possibili, ma pensiamo positivo". Potrebbero fioccare cartellini rossi.
Intanto i guai aumentano: il sopralluogo di alcuni specialisti, scienziati giardinieri, sul terreno dove si dovrebbe stendere il manto erboso per le gare di golf, ha portato la grottesca conseguenza che alcuni di loro hanno mestamente ammesso: "Qui l'erba che serve potrebbe non crescere". Guanabara Bay dovrebbe essere l'area marina in cui si dovrebbero tenere le manifestazioni di vela: ma è inquinata, "è un putrido acquitrinio di scarichi", protesta l'ambientalista Leona Deckelbaum, "e la percentuale di feci nell'acqua è 200 volte superiore ai limiti consentiti dalle leggi degli Stati Uniti". Senza contare che da questa antica palude emana una cortina di fumo che si trasforma ogni giorno in una specie di nuvola tossica, ideale per andare in barca.
Il sindaco di Rio Eduardo Paes continua a ripetere: "Faremo in tempo, è la nostra unica occasione". Ma in Brasile la guerra interna fra i tre livelli di comando (il governo centrale, i poteri locali, le aziende) è più accesa che mai, soprattutto sul tema "chi deve pagare cosa". Un incontro fra le parti programmato per marzo è saltato. Il capo del comitato organizzatore di Rio 2016 Carlos Arthur Nuzman non era in Turchia in questi giorni alla convention del Cio, si è limitato a partecipare in video-conferenza. Ma anche il Cio ha i suoi lati paradossali: in combutta con la SportAccord, una sua consociata che gestisce soprattutto i rapporti con le federazioni degli sport non olimpici, sta studiando, con la benedizione del presidente Bach, la realizzazione di un'Olimpiade riservata esclusivamente ai giochi di spiaggia. Non si è ancora capito se verranno inclusi anche la briscola over 65 e le piastrelle.
Ma la preoccupazione del sistema sportivo cresce mentre i tempi stringono. L'ultima visita ai cantieri è stata desolante. Hanno visto tubi, impalcature, scioperi, cani (come a Sochi), budget lievitati, denaro promesso e sparito, sponsor che hanno fatto lo stesso percorso del denaro e scadenze della consegna dei lavori totalmente dimenticate. Lunedì, nella zona del futuro Stadio Olimpico, i lavoratori assoldati dal gruppo Rio Mais si sono ribellati, è esplosa una rissa interna per stabilire i termini della tutela sindacale, le condizioni di lavoro e i benefit. Sono dovuti intervenire gli uomini della sicurezza. Ci sono stati degli spari ma i dirigenti della Rio Mais hanno assicurato che non ci sono stati feriti. Intanto si sta delineando uno sciopero ad oltranza: "Porteremo le aziende in tribunale", ha dichiarato un dirigente sindacale.
Più grave ancora la situazione del secondo Olympic Park, quello della zona di Deodoro, a nord di Rio, che dovrebbe ospitare otto sport: è un vero e proprio deserto e vicino a questo deserto grava la minaccia della favela Maré, che almeno fino a luglio verrà presidiata da 2 mila soldati dell'esercito, 450 marines e 200 poliziotti. Francesco Ricci Bitti, capo dei comitati olimpici delle varie federazioni, è ancora più estremo: "Ci sono aspetti della situazione che fanno pensare che per molte "location" il Brasile debba già dirottare su un piano B". C'è un vuoto di potere, dichiarano i dirigenti del Cio. Aggravato dalle dimissioni, avvenute la settimana scorsa, del responsabile della pianificazione olimpica del municipio di Rio de Janeiro. La parola che il Cio pronuncia con maggiore enfasi e disagio è "Delay!". Ritardi. L'escalation delle mancate promesse viene paragonata a quella di Atene 2004, che si trovò ad affrontare negli ultimi giorni una salita angosciante per giungere alla vetta dei "giochi fatti perché i giochi si potessero celebrare". L'allora presidente del Cio Antonio Samaranch si limitò a sventolare sotto il naso del Comitato greco "un cartellino giallo". "E Atene", prosegue Bach, "se la cavò, credo che in Brasile abbia fatto troppi conti con toppi pochi investimenti possibili, ma pensiamo positivo". Potrebbero fioccare cartellini rossi.
Intanto i guai aumentano: il sopralluogo di alcuni specialisti, scienziati giardinieri, sul terreno dove si dovrebbe stendere il manto erboso per le gare di golf, ha portato la grottesca conseguenza che alcuni di loro hanno mestamente ammesso: "Qui l'erba che serve potrebbe non crescere". Guanabara Bay dovrebbe essere l'area marina in cui si dovrebbero tenere le manifestazioni di vela: ma è inquinata, "è un putrido acquitrinio di scarichi", protesta l'ambientalista Leona Deckelbaum, "e la percentuale di feci nell'acqua è 200 volte superiore ai limiti consentiti dalle leggi degli Stati Uniti". Senza contare che da questa antica palude emana una cortina di fumo che si trasforma ogni giorno in una specie di nuvola tossica, ideale per andare in barca.
Il sindaco di Rio Eduardo Paes continua a ripetere: "Faremo in tempo, è la nostra unica occasione". Ma in Brasile la guerra interna fra i tre livelli di comando (il governo centrale, i poteri locali, le aziende) è più accesa che mai, soprattutto sul tema "chi deve pagare cosa". Un incontro fra le parti programmato per marzo è saltato. Il capo del comitato organizzatore di Rio 2016 Carlos Arthur Nuzman non era in Turchia in questi giorni alla convention del Cio, si è limitato a partecipare in video-conferenza. Ma anche il Cio ha i suoi lati paradossali: in combutta con la SportAccord, una sua consociata che gestisce soprattutto i rapporti con le federazioni degli sport non olimpici, sta studiando, con la benedizione del presidente Bach, la realizzazione di un'Olimpiade riservata esclusivamente ai giochi di spiaggia. Non si è ancora capito se verranno inclusi anche la briscola over 65 e le piastrelle.