ROMA - In atletica parliamo di lepre (di "pacemaker", di colui che tecnicamente gestisce sino ad un certo punto, di solito prestabilito, il ritmo di una gara, colui che può in alcuni casi, e per questo viene pagato, aiutare un particolare atleta a stabilire un record) dagli 800 metri in su ma soltanto per eventi singoli, non sono consentite ufficialmente "lepri" alle Olimpiadi, ai Mondiali, agli Europei. Ma c'è lepre e lepre, come in natura del resto. Gli organizzatori della maratona di Londra di domani (ore 10 su Eurosport) si sono scelti una lepre semplicemente gigantesca, con le orecchie enormi, piena di medaglie, di storia: l'etiope Haile Gebrselassie: "Sono onorato, l'attesa per questo evento la sto vivendo come se fossi anche io in competizione per una medaglia d'oro olimpica". Lo ha chiamato uno "exciting stand by". Un'attesa emozionante. Gebrselassie, 41 anni giovedì prossimo, due ori olimpici, quattro ori mondiali, 27 record fra strada e pista, uno dei miti del mezzofondo degli ultimi 30 anni, forse un degli uomini che più ha inciso nel mutare progressivo delle lunge distanze (i 5 mila e i 10 mila in pista, ma anche alcune distanze indoor come i 2 mila e i 3 mila, la maratona stessa) e nella percezione che si ha di esse, vedendo da fuori esibirsi certi mostri di resistenza aerobica, è stato (tanto per capire con chi abbiamo a che fare e con chi avranno domani a che fare Mo Farah, i Mutai, Kipsang, Kiprotich, il detentore del record del mondo (2h03'23"), Kebede (che vinse lo scorso anno), la stessa Tirunesh Dibaba in fondo, e tutti gli altri che gareggeranno contro se stessi e contro il cronometro) il primo uomo a correre una maratona sotto le due ore e quattro minuti, avvenne a Berlino nel 2008 (2h03'59").
C'è lepre e lepre. Ci sono lepri che sono partite secondo programma ma durante la maratona che dovevano "tirare" hanno improvvisamente cambiato ritmo lasciandosi dietro tutti, dimenticando il proprio compito: non sono state pagate. Ci sono lepri che al trentesimo chilometro hanno deciso di andare a vincere la gara: gli è stata riconosciuta la vittoria ma qualcuno non è stato pagato. Ci sono lepri che sono finite cucinate nel piatto della fatica, travolte dal ritmo da loro stesse imposto: sono state pagate per pietà.
Il mitico "Gebre" potrebbe trovarsi nella necessità, domani, di aiutare Mo Farah a ben debuttare sulla distanza. L'obiettivo del campione mondiale e olimpico di 5 mila e 10 mila (collassato un mese fa alla mezza maratona di New York) sarebbe di prendersi il record inglese della distanza, che appartiene da 25 anni a Steve Jones (2h07'13"). Ma non sarà facile né per Farah né per Gebre, che però dice: "Credo che sarà una maratona che rimarrà nella storia". Come, è ancora tutto da stabilire. Certo il "parterre" è spaventoso: al via ci sono quattro atleti nella Top Ten dei tempi di maratona di sempre e sette della Top Twenty. Gebre ha sottoscritto un accordo: "Devo portare gli atleti di punta ai trenta chilometri ad un tempo che in proiezione possa portare al record del mondo, ottenuto a Berlino da Kiprotich lo scorso anno". Il che, tradotto in aridi ma straordinari numeri, vorrebbe dire passare a metà gara in 1h01'45" e al 30° chilometro in 1h28"00.
La cosa buffa è che in tutta la sua carriera, forse perché non ne ha mai avuto tutto questo bisogno, Gebre avrà incontrato al massimo due lepri "decenti": "Non me ne piaceva nessuna, protestavo sempre". Il che lo fa pensare: "Sono sicuro che domani non andrò bene a molti, qualcuno se la prenderà con me: ma devo dirlo, quello della lepre non è un mestiere facile, non devi soltanto tenere un certo ritmo, devi comunque correre forte ma devi anche essere prudente, devi tenere sotto controllo un mucchio di cose e al tempo stesso non sprecare energie pensando, e soprattutto non devi correre per te stesso, anzi devi anche preoccuparti di come stanno andando gli altri dietro di te, insomma molto, molto complicato".
Il tracciato della maratona di Londra (quello olimpico non era lo stesso) è noto: "Nei primi 10 chilometri si corre forte, ma è ciò che viene dopo che conta, è dopo che si fa la differenza, la selezione. Ma una cosa è fondamentale e lo è per tutti, per chi corre in due ore o in quattro: nella maratona non si può correre a strappi come a volte accade nelle corse più brevi, bisogna essere quanto più possibile costanti, uniformi, altrimenti si scoppia". Mo Farah è avvertito. Di cui Gebre dice: "Il mio debutto in una maratona fu un test fisico pazzesco: arrivai bene ai 40 chilometri, ma gli ultimi due mi sembrarono lunghi come i 40 che li avevano preceduti, quindi a Mo dico: all'inizio aspetta, senti il tuo corpo, e poi attento a come arrivi lì, ai 40 chilometri, credi di essere arrivato, quasi vedi il traguardo e invece la strada comincia a salire, diventa una scalata. Tutte le grandi maratone cominciano ai 35 chilometri. Mo avrà il pubblico dalla sua ma anche questo potrebbe essere un boomerang: c'è il rischio dell'eccessiva pressione". La principale preoccupazione di Gebre, ribattezzato Lepreselassie, che a maggio ad Amburgo vorrebbe battere il record master della maratona detenuto dal messicano Espinosa (2h08"46 nel 2003), è: "Se non ce la faccio quando gareggio per me mi dispiace ma ci rimetto solo io, se non ce la faccio da lepre ci rimettono anche gli altri". E non se lo perdonerebbe mai. Comunque ha deciso che se il fisico lo assiste porterà a termine la gara.
C'è lepre e lepre. Ci sono lepri che sono partite secondo programma ma durante la maratona che dovevano "tirare" hanno improvvisamente cambiato ritmo lasciandosi dietro tutti, dimenticando il proprio compito: non sono state pagate. Ci sono lepri che al trentesimo chilometro hanno deciso di andare a vincere la gara: gli è stata riconosciuta la vittoria ma qualcuno non è stato pagato. Ci sono lepri che sono finite cucinate nel piatto della fatica, travolte dal ritmo da loro stesse imposto: sono state pagate per pietà.
Il mitico "Gebre" potrebbe trovarsi nella necessità, domani, di aiutare Mo Farah a ben debuttare sulla distanza. L'obiettivo del campione mondiale e olimpico di 5 mila e 10 mila (collassato un mese fa alla mezza maratona di New York) sarebbe di prendersi il record inglese della distanza, che appartiene da 25 anni a Steve Jones (2h07'13"). Ma non sarà facile né per Farah né per Gebre, che però dice: "Credo che sarà una maratona che rimarrà nella storia". Come, è ancora tutto da stabilire. Certo il "parterre" è spaventoso: al via ci sono quattro atleti nella Top Ten dei tempi di maratona di sempre e sette della Top Twenty. Gebre ha sottoscritto un accordo: "Devo portare gli atleti di punta ai trenta chilometri ad un tempo che in proiezione possa portare al record del mondo, ottenuto a Berlino da Kiprotich lo scorso anno". Il che, tradotto in aridi ma straordinari numeri, vorrebbe dire passare a metà gara in 1h01'45" e al 30° chilometro in 1h28"00.
La cosa buffa è che in tutta la sua carriera, forse perché non ne ha mai avuto tutto questo bisogno, Gebre avrà incontrato al massimo due lepri "decenti": "Non me ne piaceva nessuna, protestavo sempre". Il che lo fa pensare: "Sono sicuro che domani non andrò bene a molti, qualcuno se la prenderà con me: ma devo dirlo, quello della lepre non è un mestiere facile, non devi soltanto tenere un certo ritmo, devi comunque correre forte ma devi anche essere prudente, devi tenere sotto controllo un mucchio di cose e al tempo stesso non sprecare energie pensando, e soprattutto non devi correre per te stesso, anzi devi anche preoccuparti di come stanno andando gli altri dietro di te, insomma molto, molto complicato".
Il tracciato della maratona di Londra (quello olimpico non era lo stesso) è noto: "Nei primi 10 chilometri si corre forte, ma è ciò che viene dopo che conta, è dopo che si fa la differenza, la selezione. Ma una cosa è fondamentale e lo è per tutti, per chi corre in due ore o in quattro: nella maratona non si può correre a strappi come a volte accade nelle corse più brevi, bisogna essere quanto più possibile costanti, uniformi, altrimenti si scoppia". Mo Farah è avvertito. Di cui Gebre dice: "Il mio debutto in una maratona fu un test fisico pazzesco: arrivai bene ai 40 chilometri, ma gli ultimi due mi sembrarono lunghi come i 40 che li avevano preceduti, quindi a Mo dico: all'inizio aspetta, senti il tuo corpo, e poi attento a come arrivi lì, ai 40 chilometri, credi di essere arrivato, quasi vedi il traguardo e invece la strada comincia a salire, diventa una scalata. Tutte le grandi maratone cominciano ai 35 chilometri. Mo avrà il pubblico dalla sua ma anche questo potrebbe essere un boomerang: c'è il rischio dell'eccessiva pressione". La principale preoccupazione di Gebre, ribattezzato Lepreselassie, che a maggio ad Amburgo vorrebbe battere il record master della maratona detenuto dal messicano Espinosa (2h08"46 nel 2003), è: "Se non ce la faccio quando gareggio per me mi dispiace ma ci rimetto solo io, se non ce la faccio da lepre ci rimettono anche gli altri". E non se lo perdonerebbe mai. Comunque ha deciso che se il fisico lo assiste porterà a termine la gara.