BOSTON - Lo avevano promesso a se stessi e alle migliaia che come loro, con i volti atterriti e stralunati, avevano visto trasformarsi la loro maratona da sogno in incubo: dopo un anno sono tornati a Boston da tutto il mondo vincendo la paura, la rabbia, la tristezza che finisce per velare una competizione così agognata (è una gara con criteri di ammissione molto severi). A un anno dal doppio attentato che nei pressi del traguardo l'anno scorso provocò la morte di tre spettatori e il ferimento di 264 persone, è partita la 118esima edizione della maratona di Boston (la più antica del mondo) con circa 36mila atleti partecipanti. Prima dell'inizio della gara, è stato osservato un minuto di silenzio in omaggio alle vittime dell'attentato dello scorso anno.
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Vince un americano, sulla maglia i nomi delle vittime. La maratona maschile è stata vinta dal 38enne Meb Keflezighi, che ha tagliato per primo il traguardo in 2 ore 8 minuti e 37 secondi. Keflezighi, arrivato negli Stati Uniti molto tempo fa in fuga dall'Eritrea sconvolta dalla guerra e con un passato in Italia - prima di arrivare negli Usa, ha vissuto un anno a Monza, tra 1986 e 1987 -, è il primo americano a vincere la maratona di Boston dal 1983 ed indossava una pettorina con i nomi delle tre persone uccise nell'attentato e il nome di un ufficiale di polizia probabilmente ucciso da uno degli attentatori all'Mit nei giorni successivi. Le vittime dell'attentato alla maratona di Boston dello scorso anno sono il bambino di 8 anni Martin Richard, la 29enne Krystle Campbell e la 23enne Lingzi Lu. Tra le donne, invece, si è imposta per il secondo anno consecutivo (e per la terza volta in carriera) la kenyana Rita Jeptoo, che ha preceduto l'etiope Buzunesh Deba con il tempo di 2 ore 19 minuti e 59 secondi.
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"Boston stronger". Se l'anno scorso, subito dopo le bombe, lo slogan della manifestazione è stato 'Boston Strong', quest'anno è diventato 'Boston stronger'. Da forte a più forte. Boston è diventato così un simbolo, anche della capacità di reazione del mondo dello sport, soprattutto quello non professionistico che si regge sulla passione. La stessa che porterà sui 42,195 km oltre 35mila persone e - come ogni anno - almeno un milione disseminate dietro le transenne. Proprio dove esplosero i due rudimentali ordigni dei fratelli Tsarnaev il 15 aprile dello scorso anno. Misure di sicurezza eccezionali per l'evento: diecimila agenti, centinaia di telecamere disseminate lungo il percorso e decine di punti di monitoraggio della folla.
L'attentato. I due ordigni rudimentali, costruiti usando delle pentole a pressione e che esplosero a pochi secondi l'uno dall'altro, furono collocati da due fratelli di origine cecena: Dzhokhar e Tamerlan Tsarnaev. Vennero individuati con rapidità dalle immagini, poi intercettati qualche giorno dopo nei pressi della città. Ne nacque una sparatoria nella quale Tamerlan morì. Dzhokhar fu poi arrestato.
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Vince un americano, sulla maglia i nomi delle vittime. La maratona maschile è stata vinta dal 38enne Meb Keflezighi, che ha tagliato per primo il traguardo in 2 ore 8 minuti e 37 secondi. Keflezighi, arrivato negli Stati Uniti molto tempo fa in fuga dall'Eritrea sconvolta dalla guerra e con un passato in Italia - prima di arrivare negli Usa, ha vissuto un anno a Monza, tra 1986 e 1987 -, è il primo americano a vincere la maratona di Boston dal 1983 ed indossava una pettorina con i nomi delle tre persone uccise nell'attentato e il nome di un ufficiale di polizia probabilmente ucciso da uno degli attentatori all'Mit nei giorni successivi. Le vittime dell'attentato alla maratona di Boston dello scorso anno sono il bambino di 8 anni Martin Richard, la 29enne Krystle Campbell e la 23enne Lingzi Lu. Tra le donne, invece, si è imposta per il secondo anno consecutivo (e per la terza volta in carriera) la kenyana Rita Jeptoo, che ha preceduto l'etiope Buzunesh Deba con il tempo di 2 ore 19 minuti e 59 secondi.
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"Boston stronger". Se l'anno scorso, subito dopo le bombe, lo slogan della manifestazione è stato 'Boston Strong', quest'anno è diventato 'Boston stronger'. Da forte a più forte. Boston è diventato così un simbolo, anche della capacità di reazione del mondo dello sport, soprattutto quello non professionistico che si regge sulla passione. La stessa che porterà sui 42,195 km oltre 35mila persone e - come ogni anno - almeno un milione disseminate dietro le transenne. Proprio dove esplosero i due rudimentali ordigni dei fratelli Tsarnaev il 15 aprile dello scorso anno. Misure di sicurezza eccezionali per l'evento: diecimila agenti, centinaia di telecamere disseminate lungo il percorso e decine di punti di monitoraggio della folla.
L'attentato. I due ordigni rudimentali, costruiti usando delle pentole a pressione e che esplosero a pochi secondi l'uno dall'altro, furono collocati da due fratelli di origine cecena: Dzhokhar e Tamerlan Tsarnaev. Vennero individuati con rapidità dalle immagini, poi intercettati qualche giorno dopo nei pressi della città. Ne nacque una sparatoria nella quale Tamerlan morì. Dzhokhar fu poi arrestato.
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