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Boxe, è morto Lopopolo: era un artista del ring

Fu campione del mondo dei pesi superleggeri nel 1966, quando sconfisse il guerriero venezuelano Hernandez. Nella sua grande carriera anche la medaglia d'argento nei leggeri alle Olimpiadi del 1960 a Roma ed una famosa sfida a Buenos Aires contro l'argentino Locche
di LUIGI PANELLA

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Con Sandro Lopopolo, scomparso dopo una lunga malattia all'età di 74 anni, se ne va uno dei rappresentanti più illustri della boxe italiana. Tecnico, molto intelligente, sapeva muoversi sul quadrato riuscendo a domare avversari sulla carta dotati di miglior pugno. La sintesi della sua arte pugilistica nel match capolavoro della sua carriera, a Roma nel 1966 contro Carlos Hernandez, che gli valse il titolo del mondo dei pesi superleggeri. Contro il venezuelano, costantemente proteso all'attacco, Lopopolo mise in atto tutta la sua arte pugilistica, eludendo la furia del ruvido avversario e rientrando con i suoi colpi resi ancor più efficaci dalla perfetta scelta di tempo. La corona mondiale dei welter la perse l'anno successivo sul ring di Tokyo, quando pur in imperfette condizioni fisiche, andò ad affrontare nella sua tana Takeshi Fuji: ne uscì sconfitto al secondo round, ma anche in quella occasione, con un avversario che lo stava tempestando di colpi, dimostrò tutto il suo coraggio.

Ma la carriera di Lopopolo non si ferma di certo ai due match appena ricordati. Conquistò la medaglia d'argento alle Olimpiadi di Roma nel 1960 nella categoria dei pesi leggeri, quindi andò per gradi, come si faceva nella boxe di una volta. Prima il titolo italiano conquistato contro Franco Caruso nel 1963, poi la scalata al titolo Europeo, che però rimase un tabù. Quattro tentativi, contro Albornoz, Roque (famoso avversario anche di Bruno Arcari), Zami e Menetrey, gli ultimi due nella parte conclusiva della carriera, nei quali non ebbe fortuna.

Protagonista di un'epoca in cui i campioni abbondavano, l'altro incontro simbolo della sua carriera fu senza titolo in palio. Si recò al Luna Park di Buenoes Aires - gli appassionati di boxe sanno che non si tratta di un luogo di divertimento - per affrontare Nicolino Locche. Fu quella la volta in cui si trovò di fronte il pugile che come caratteristiche gli somigliava di più. Locche era detto l'Intoccabile, era difficilissimo avvicinarlo e colpirlo: neanche Lopopolo ci riuscì più di tanto e perse ai punti, ma chi c'era raccontò di un match dagli altissimi contenuti tecnici. Insomma, un gentiluomo sul ring, poi dimostrò di esserlo anche fuori. Si ritirò dall'attività agonistica nel 1973 con un record di 77 match, 59 vittorie di cui 21 prima del limite e10 sconfitte. Purtroppo la parte finale della sua esistenza gli riservò qualche amarezza. Nel 2003 a causa delle sue condizioni economiche precarie, e grazie al suo luminoso passato sportivo, gli fu riconosciuta il vitalizio della Legge Onesti, destinato a persone che si sono particolarmente distinte nello sport. Sui ring italiani in questo week end verrà osservato un minuto di raccoglimento, memoria per Lopopolo ma anche per un periodo della boxe che difficilmente tornerà.
 
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