ROMA - Una gara che vale una finale olimpica di altissimo livello, tanto che il 2,45 di Javier Sotomayor non è poi così saldo. Mutaz Barshim, Bohdan Bondarenko e Ivan Ukhov, saranno protagonisti giovedì sera (ore 19:05), al Golden Gala Pietro Mennea, di una gara di salto in alto straordinariamente attesa. Sulla pedana sotto la curva Sud dello Stadio Olimpico, che nel 1987 vide il 2,09 del primato mondiale femminile di Stefka Kostadinova, i tre se la vedranno con altri "over 2,40" come il canadese "di bronzo" (olimpico e mondiale) Derek Drouin e il russo Aleksey Dmitrik. Il qatariano Barshim e' il campione iridato indoor, 2,40 di personal best nel 2013 e quando Sotomayor nel 1993 saltava in cima al mondo, lui aveva appena due anni. "Il record del mondo? Certo che è possibile - spiega - , c'è solo da capire chi sarà a farlo. Ormai siamo arrivati ad un livello che se anche salti 2,39 rischi di restare fuori dal podio".
L'iridato ucraino Bondarenko oggi fa gli straordinari a Roma. In conferenza stampa si presta, infatti, a fare simpaticamente da interprete per l'olimpionico russo Ukhov. La risposta al solita domanda, però, e' all'unisono sia in inglese che in russo: "Vedremo". Scherza poi Ukhov che quest'anno si è migliorato a 2,42 in sala e a 2,41 all'aperto: "Con un trampolino sotto i piedi sicuramente si può saltare piu' in alto".
E aggiunge con i capelli che gli coprono quasi gli occhi: "Penso proprio che domani si vincera' con un salto sopra i 2 metri...". Bondarenko ha, invece, dalla sua il doppio 2,41 saltato nel 2013, ma nel suo esordio stagionale a Tokyo ha gia' dimostrato di valere 2,40: "La condizione e' in crescita, ma ho ancora bisogno di gareggiare. Vengo da un lungo periodo di allenamenti che mi ha portato in giro per il mondo: da Formia all'Estonia, passando per il Sudafrica dove mi sono potuto dedicare anche alla mia passione per la pesca".
Avranno tutti una spettatrice d'eccezione: l'olimpionica Sara Simeoni che conosce bene anche l'emozione del record del mondo che lei stessa ha detenuto con 2,01. "E' una gara - racconta la Simeoni - che mi fa venire la pelle d'oca solo a pensarci. Se potessi mi piacerebbe vederla a bordo pedana! Questi tre ragazzi sono tre atleti completamente diversi. Barshim ad esempio ha una rincorsa leggerissima e poi vola come una piuma sopra l'asticella. Ho visto la gara di Bondarenko a Tokyo, ha una rincorsa e uno stacco incredibili, potrebbe essere lui il favorito per la vittoria. Attenzione, pero', all'imprevedibilita' di Ukhov, una vera mina vagante".
Circa le altre specialità, la defezione di Bolt resterà isolata visto che proprio sul filo di lana è arrivato il via libera da parte della federazione del Kenya per atleti del calibro di Asbel Kiprop, Eunice Sum e Collins Cheboi, che in un primo momento erano stati richiamati in patria per i Trials dei Giochi del Commonwealth. "Abbiamo lavorato per allestire un grande evento - le parole del 'Meeting Director', Luigi D'Onofrio -, le premesse ci sono tutte, con un cast è di valore assoluto. Abbiamo già venduto più di 30 mila biglietti e ci auguriamo che l'assenza di Bolt non incida più di tanto sul numero finale di spettatori. Siamo fiduciosi e confidiamo nel calore del pubblico romano".
Sulla stessa lunghezza d'onda il presidente Fidal, Alfio Giomi: "La 34/a edizione del Golden Gala sarà un gran bello spettacolo per i veri appassionati di atletica e non solo. In pista non vedremo un'unica stella, ma tanti protagonisti in ogni gara. E poi un presenza consistente di azzurri con 24 atleti italiani". Tra loro ci saranno Demonte, Cerutti e Ferraro, che nei 100 metri sfideranno i giamaicani Nesta Carter e Kemar Bailey Cole, il britannico Richard Kilty, e soprattutto lo statunitense Justin Gatlin, argento mondiale e bronzo olimpico, vincitore lo scorso anno a Roma nella gara che ha fatto segnare l'unica sconfitta patita nel 2013 da Bolt. "Ho avuto un anno molto positivo che ha rappresentato un punto di svolta sia mentale sia fisico - spiega Gatlin - Rispetto al passato sono concentrato, ma anche rilassato. Ho imparato a divertirmi mentre corro, non è più solo un dovere. Se ho avuti problemi a causa del lungo trasferimento? Ma non viaggio in stiva come cani e gatti... Il problema al massimo è il fuso orario, ma so che devo dare tutto in quei 9 secondi, e penso solo a questo". "Ho migliorato la partenza e la mia strategia di corsa, rendendola più aggressiva a metà gara per poter arrivare bene fino alla fine" conclude lo sprinter oro olimpico ad Atene 2004, ricordando che nei 100 "non c'è tanto margine di errore. Una splendida serata può diventare di colpo una notte orribile".
L'iridato ucraino Bondarenko oggi fa gli straordinari a Roma. In conferenza stampa si presta, infatti, a fare simpaticamente da interprete per l'olimpionico russo Ukhov. La risposta al solita domanda, però, e' all'unisono sia in inglese che in russo: "Vedremo". Scherza poi Ukhov che quest'anno si è migliorato a 2,42 in sala e a 2,41 all'aperto: "Con un trampolino sotto i piedi sicuramente si può saltare piu' in alto".
E aggiunge con i capelli che gli coprono quasi gli occhi: "Penso proprio che domani si vincera' con un salto sopra i 2 metri...". Bondarenko ha, invece, dalla sua il doppio 2,41 saltato nel 2013, ma nel suo esordio stagionale a Tokyo ha gia' dimostrato di valere 2,40: "La condizione e' in crescita, ma ho ancora bisogno di gareggiare. Vengo da un lungo periodo di allenamenti che mi ha portato in giro per il mondo: da Formia all'Estonia, passando per il Sudafrica dove mi sono potuto dedicare anche alla mia passione per la pesca".
Avranno tutti una spettatrice d'eccezione: l'olimpionica Sara Simeoni che conosce bene anche l'emozione del record del mondo che lei stessa ha detenuto con 2,01. "E' una gara - racconta la Simeoni - che mi fa venire la pelle d'oca solo a pensarci. Se potessi mi piacerebbe vederla a bordo pedana! Questi tre ragazzi sono tre atleti completamente diversi. Barshim ad esempio ha una rincorsa leggerissima e poi vola come una piuma sopra l'asticella. Ho visto la gara di Bondarenko a Tokyo, ha una rincorsa e uno stacco incredibili, potrebbe essere lui il favorito per la vittoria. Attenzione, pero', all'imprevedibilita' di Ukhov, una vera mina vagante".
Circa le altre specialità, la defezione di Bolt resterà isolata visto che proprio sul filo di lana è arrivato il via libera da parte della federazione del Kenya per atleti del calibro di Asbel Kiprop, Eunice Sum e Collins Cheboi, che in un primo momento erano stati richiamati in patria per i Trials dei Giochi del Commonwealth. "Abbiamo lavorato per allestire un grande evento - le parole del 'Meeting Director', Luigi D'Onofrio -, le premesse ci sono tutte, con un cast è di valore assoluto. Abbiamo già venduto più di 30 mila biglietti e ci auguriamo che l'assenza di Bolt non incida più di tanto sul numero finale di spettatori. Siamo fiduciosi e confidiamo nel calore del pubblico romano".
Sulla stessa lunghezza d'onda il presidente Fidal, Alfio Giomi: "La 34/a edizione del Golden Gala sarà un gran bello spettacolo per i veri appassionati di atletica e non solo. In pista non vedremo un'unica stella, ma tanti protagonisti in ogni gara. E poi un presenza consistente di azzurri con 24 atleti italiani". Tra loro ci saranno Demonte, Cerutti e Ferraro, che nei 100 metri sfideranno i giamaicani Nesta Carter e Kemar Bailey Cole, il britannico Richard Kilty, e soprattutto lo statunitense Justin Gatlin, argento mondiale e bronzo olimpico, vincitore lo scorso anno a Roma nella gara che ha fatto segnare l'unica sconfitta patita nel 2013 da Bolt. "Ho avuto un anno molto positivo che ha rappresentato un punto di svolta sia mentale sia fisico - spiega Gatlin - Rispetto al passato sono concentrato, ma anche rilassato. Ho imparato a divertirmi mentre corro, non è più solo un dovere. Se ho avuti problemi a causa del lungo trasferimento? Ma non viaggio in stiva come cani e gatti... Il problema al massimo è il fuso orario, ma so che devo dare tutto in quei 9 secondi, e penso solo a questo". "Ho migliorato la partenza e la mia strategia di corsa, rendendola più aggressiva a metà gara per poter arrivare bene fino alla fine" conclude lo sprinter oro olimpico ad Atene 2004, ricordando che nei 100 "non c'è tanto margine di errore. Una splendida serata può diventare di colpo una notte orribile".