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Atletica, salto in alto: il mistero della Trost

dall'inviato ENRICO SISTI

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ZURIGO - Alessia non c'è più. Per ora. Avrà tempo per riprendersi, per tornare. Certo è una tristezza vederla uscire di scena a 1,94. Quasi inspiegabile dopo le premesse del dorato inverno del 2013. Fallita la terza prova, col magone e qualche singhiozzo, appoggiata ai tabelloni pubblicitari, proprio sotto il suo coach Gianfranco Chessa, il suo viso era un romanzo in cui svariati eroi combattono contro i mulini a vento, mulini alti, insormontabili, inutili perché manca la materia prima. La ragazza potente, intelligente, sensibile, con mille margini di miglioramento, s'è persa volando forse troppo presto? Quando saltò 2,00 indoor, infilando un miracolo dopo l'altro, sembrava che a Pordenone fosse nata una stella luminosa. Lo è una stella, Alessia, ciò è indiscutibile, non si arriva a 2,00 senza una ragione. Tuttavia non lo sta più dimostrando, non le riesce, una catena invisibile la trattiene a terra, ne comprime i gesti, la fa sembrare pesante. Ha tutto eppure non dimostra niente. Impari a memoria una poesia e proprio sul più bello, quando stai lì in piedi sulla sedia, davanti alla famiglia riunita, qualcuno ti fa un nodo alla lingua. Allena, allena, cresci, cresci, spera, fatica, carica: poi non esce niente.

Non è una situazione semplice, ma neppure un cul de sal da cui è impossibile fuggire. Si fa male a un piede Alessia, mezza preparazione va in malora. Dopo l'oro ai mondiali junior nel 2012 e i 2,00 strappati alla storia e rimessi nella storia, avevano cercato, lei e il suo coach, di cambiare qualcosa, migliorare la velocità d'entrata, irrobustire la struttura, stavano anche pensando ad allungare la rincorsa. Tutti progetti sbriciolatisi come grissini per sopraggiunti e ripetuti (ma anche un po' misteriosi) intoppi. Da mesi ormai Alessia trova solo strade sbarrate: sbarrate da un'asticella sempre troppo alta. In inverno ha provato persino con le prove multiple: l'idea era forse di creare un intercapedine psicologica, forse era anche un modo per rinforzarla. Non ha funzionato. Ieri non ha superato 1,94. Sorpresa sì ma fino a un certo punto: si presentava con un personale stagionale di 1,92. Saltando 1,94 si sarebbe dunque migliorata, ma sono piccoli traguardi, che non rinsaldano una potenziale campionessa, magari la deprimono. Condizioni numeriche minime, non adatte a un palcoscenico come un europeo.

Accanto a lei, quasi a provocare un ulteriore risentimento e a scatenare cento domande senza risposta, la russa Kuchina, sua coetanea, che lei sfidava e spesso sconfiggeva, percorreva ben altre rotte (argento dietro la spagnola Beitia). Le attese erano importanti: raggiungere 2,00, anche se soltanto una volta e al coperto (Alessia ha sempre dichiarato di preferire le superfici indoor), comporta responsabilità e, possibilmente, un cambio di passo. Anche nell'atteggiamento, nell'approccio alla gara, nel modo di vivere questa partita di poker che è l'atletica. Perché al di là della sfortuna e delle difficoltà fisiche, al di là del fatto che Alessia ha comunque 21 anni, la sensazione è che le manchi qualcosa nel carattere, nell'ars pugnandi. E non è detto purtroppo che questo si possa insegnare. Né allenare. Coraggio Alessia. Magari il sole è dietro l'angolo. Basta arrivarci, dietro l'angolo.
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