Emiliano Marsili si tiene stretto il titolo Europeo dei pesi leggeri. Nella terza difesa della corona continentale, il pugile di Civitavecchia batte nettamente sul ring di Viterbo l'ungherere Gyiorgy Mizsei, regolato ai punti con verdetto unanime: un giudice vede sette punti per l'italiano, gli altri due gliene assegnano tre. E' la fotografia di un match mai in discussione, tutto sommato neanche nelle premesse. Mizsei, un lungagnone dotato di conseguente buon allungo, non è malaccio dal punto di vista tattico, ostico e difficile da inquadrare. Tuttavia, nonostante il biglietto da visita per il pubblico italiano sia una vittoria contro l'italo cubano Brunet Zamora, ci vuole ben altro per elevarsi a livello europeo. Del resto, per l'ungherese parla un curriculum insufficiente, fatto di 20 vittorie ma anche di 11 sconfitte (troppe). Per Marsili stesso discorso, ma con risultato diverso: ottenuta la trentesima vittoria a fronte di un pareggio e nessuna sconfitta.
Nel complesso, match gestito abbastanza tranquillamente dall'italiano. L'altezza di Mizsei e la dua difesa a tratti ostruzionistica, consigliano Marsili ad una tattica utilitaristica. Impostato in guardia destra, Marsili non cerca le serie, accontentandosi di pungere l'avversario con colpi isolati ma raramente doppiati. Il gancio sinistro è l'arma più efficace, portata con frequenza e contro la quale lo sfidante non trova contromisure adeguate. Marsili accumula il suo vantaggio prevalentemente nella prima parte del match, anche se paradossalmente è proprio nella fase successiva di gestione -precisamente nel nono round- che Mizsei accusa i maggiori tentennamenti.
"Era un pugile difficile da boxare, ma penso di aver dato uno spettacolo all'altezza -spiega Marsili-. Ora spero che ci sia la possibilità di coronare la mia carriera con un combattimento di livello mondiale". Il suo manager, Franco Cherchi, ci sta lavorando, magari per organizzarlo in Italia. L'eterno ragazzo di 38 anni lo meriterebbe.
Nel complesso, match gestito abbastanza tranquillamente dall'italiano. L'altezza di Mizsei e la dua difesa a tratti ostruzionistica, consigliano Marsili ad una tattica utilitaristica. Impostato in guardia destra, Marsili non cerca le serie, accontentandosi di pungere l'avversario con colpi isolati ma raramente doppiati. Il gancio sinistro è l'arma più efficace, portata con frequenza e contro la quale lo sfidante non trova contromisure adeguate. Marsili accumula il suo vantaggio prevalentemente nella prima parte del match, anche se paradossalmente è proprio nella fase successiva di gestione -precisamente nel nono round- che Mizsei accusa i maggiori tentennamenti.
"Era un pugile difficile da boxare, ma penso di aver dato uno spettacolo all'altezza -spiega Marsili-. Ora spero che ci sia la possibilità di coronare la mia carriera con un combattimento di livello mondiale". Il suo manager, Franco Cherchi, ci sta lavorando, magari per organizzarlo in Italia. L'eterno ragazzo di 38 anni lo meriterebbe.