ROMA - Che stangata: il presidente del Coni, Giovanni Malagò, è stato squalificato (inibito) per sedici mesi dalla Disciplinare della Federnuoto. E' l'ennesimo atto (ma non finisce qui) dell'infinita guerra con Paolo Barelli, guerra che è iniziata lo scorso febbraio. La Commissione Disciplinare non ha accettato le controdeduzioni del Coni e ha squalificato Malagò in qualità di tesserato della Federnuoto, in quanto presidente del Circolo Canottieri Aniene di Roma, nonché presidente del Coni. Prevista la sospensione "da ogni attività sociale e federale". essun commento da parte di Paolo Barelli. Il viceprocuratore, l'avvocato Angelo Alessandro Sammarco d'altronde non era stato tenero con Malagò: nell'atto di deferimento del 6 agosto, 10 pagine, aveva parlato di "una dichiarazione di indubbia portata offensiva" in ccasione della Giunta Coni. Spiegando inoltre come "appare evidente che l'affermazione (di Malagò, ndr) circa il doppio uso delle stesse fatture al fine di indurre in errore o il Mef o la Coni Servizi o entrambi i soggetti, è idonea a gettare un forte discredito nei confronti della Fin nel suo complesso e nei confronti tutti coloro che operano in Fin o che comunque agiscono in sua rappresentanza". Malagò, in pratica, ha mancato ai principi di lealtà, di rettitudine e di correttezza morale.
Accusa durissima per chi da un anno e mezzo è ai vertici dello sport italiano. Una curiosità: Malagò è stato squalificato oggi dalla Disciplinare presieduta da Adriano Sansonetti. Ora la parola alla Caf (commissione appello federale) della Federnuoto: il suo presidente, Pier Salvatore Maruccio, di Sansonetti è il cognato, avendo entrambi sposato due sorelle. Chi è il meno severo? Ma la vicenda potrebbe trascinarsi per mesi, forse tre-quattro, perché dopo la Caf potrebbe pronunciarsi il Collegio di garanzia del Coni e il Tas del Cio. E questo non gioverebbe all'immagine del n.1 dello sport italiano. Secondo i legali della Fin, nel caso la condanna definitiva di Malagò dovesse superare l'anno, sarebbe costretto a dimettersi dalla presidenza del Coni. Interpretazione, questa, contestata da Palazzo H. ''La sanzione inflitta dalla Disciplinare della Fin nei confronti di Giovanni Malagò non incide in alcun modo sul Coni o sul ruolo del presidente, essendo limitata all'ambito della Fin e all'attività che Malagò può svolgervi in qualità di presidente della società Aniene''.
Lo chiarisce il professor Piero Sandulli, presidente di sezione della Corte federale di appello della Figc e già componente della Corte di Giustizia federale della stessa Fin. ''Non ci sono riflessi sull'attività del Coni, ma certo la situazione che si è creata non aiuta l'immagine dello sport italiano. La sanzione di 16 mesi, poi, è piuttosto pesante, non se ne ricordano tante nNeanche nel mondo del calcio per ben altri fatti... Tutta la vicenda mi lascia perplesso - ha proseguito Sandulli - Ora Malagò potrà fare ricorso, ma in una situazione ormai deteriorata e per una vicenda sulla quale ci sono peraltro procedimenti anche penali in atto. Il rischio è che si vada avanti a oltranza con azioni e reazioni''.
Dura anche la reazione di Malagò: "E' il trionfo dell'illogicità. Mi è stato attribuito un fatto inesistente e per questo sono stato condannato dal primo grado della giustizia sportiva della Fin. La decisione conferma ancora una volta che è stato necessario riformare il codice della giustizia sportiva perché questo fosse realmente rispettoso di quei princìpi che regolano l'ordinamento dello sport. E non a caso su 75 componenti, l'unico voto contrario in Consiglio Nazionale su questa delibera è stato del Presidente della Federazione Italiana Nuoto. La cosa più sorprendente tuttavia è che la Commissione Disciplinare della Fin, assumendosene la responsabilità, abbia disconosciuto una recente decisione dell'intera Giunta Nazionale del CONI che aveva indicato nel Collegio di Garanzia dello Sport, che è la "Cassazione dello Sport", l'autorità massima alla quale richiedere un parere. Parere che esplicitamente escludeva la titolarità in capo alla Commissione Disciplinare della Federazione Italiana Nuoto".
Accusa durissima per chi da un anno e mezzo è ai vertici dello sport italiano. Una curiosità: Malagò è stato squalificato oggi dalla Disciplinare presieduta da Adriano Sansonetti. Ora la parola alla Caf (commissione appello federale) della Federnuoto: il suo presidente, Pier Salvatore Maruccio, di Sansonetti è il cognato, avendo entrambi sposato due sorelle. Chi è il meno severo? Ma la vicenda potrebbe trascinarsi per mesi, forse tre-quattro, perché dopo la Caf potrebbe pronunciarsi il Collegio di garanzia del Coni e il Tas del Cio. E questo non gioverebbe all'immagine del n.1 dello sport italiano. Secondo i legali della Fin, nel caso la condanna definitiva di Malagò dovesse superare l'anno, sarebbe costretto a dimettersi dalla presidenza del Coni. Interpretazione, questa, contestata da Palazzo H. ''La sanzione inflitta dalla Disciplinare della Fin nei confronti di Giovanni Malagò non incide in alcun modo sul Coni o sul ruolo del presidente, essendo limitata all'ambito della Fin e all'attività che Malagò può svolgervi in qualità di presidente della società Aniene''.
Lo chiarisce il professor Piero Sandulli, presidente di sezione della Corte federale di appello della Figc e già componente della Corte di Giustizia federale della stessa Fin. ''Non ci sono riflessi sull'attività del Coni, ma certo la situazione che si è creata non aiuta l'immagine dello sport italiano. La sanzione di 16 mesi, poi, è piuttosto pesante, non se ne ricordano tante nNeanche nel mondo del calcio per ben altri fatti... Tutta la vicenda mi lascia perplesso - ha proseguito Sandulli - Ora Malagò potrà fare ricorso, ma in una situazione ormai deteriorata e per una vicenda sulla quale ci sono peraltro procedimenti anche penali in atto. Il rischio è che si vada avanti a oltranza con azioni e reazioni''.
Dura anche la reazione di Malagò: "E' il trionfo dell'illogicità. Mi è stato attribuito un fatto inesistente e per questo sono stato condannato dal primo grado della giustizia sportiva della Fin. La decisione conferma ancora una volta che è stato necessario riformare il codice della giustizia sportiva perché questo fosse realmente rispettoso di quei princìpi che regolano l'ordinamento dello sport. E non a caso su 75 componenti, l'unico voto contrario in Consiglio Nazionale su questa delibera è stato del Presidente della Federazione Italiana Nuoto. La cosa più sorprendente tuttavia è che la Commissione Disciplinare della Fin, assumendosene la responsabilità, abbia disconosciuto una recente decisione dell'intera Giunta Nazionale del CONI che aveva indicato nel Collegio di Garanzia dello Sport, che è la "Cassazione dello Sport", l'autorità massima alla quale richiedere un parere. Parere che esplicitamente escludeva la titolarità in capo alla Commissione Disciplinare della Federazione Italiana Nuoto".