ROMA - La candidatura di Roma ai Giochi del 2024, il bilancio di una stagione che volge al termine. E ancora Nibali, la Kostner e il nuovo stadio della Roma. Questi e non solo gli argomenti toccati da Giovanni Malagò, numero uno del Coni, in'intervista a Sky.
ROMA 2024 - "L'ufficializzazione della candidatura di Roma 2024 è stato un momento significativo, felice, che ha dato molto entusiasmo al mondo sportivo. Roma, con tutte le contraddizioni, la sua storia, con la credibilità e al tempo stesso gli scandali, le vicende degli ultimi tempi, nel bene e nel male, rappresenta una grandissima forma di appeal" ha detto Malagò. "La santa messa degli sportivi, celebrata in San Pietro dal cardinale Ravasi, e la venuta del Santo Padre in mezzo a 11 mila sportivi, è stato forse il momento più emozionante di questo mio mandato - aggiunge -. Nel 2014 ci sono state tante luci e molte, troppe ombre, con discipline che si sono distinte e altre che non sono riuscite a emergere. Noi abbiamo sempre la cultura di portare avanti tutto il fronte sportivo; vedremo, dopo le Olimpiadi di Rio, se questo modello è ancora giusto". "Il Coni - sottolinea Malagò - con la scuola non dovrebbe entrarci, invece la faccia io ce l'ho messa: abbiamo investito nel progetto 'bridge', un ponte che si chiama sport di classe. Se a Mennea non lo avesse scoperto il professor Mascolo, non so se sarebbe mai diventato Mennea".
NIBALI E IL DOPING - La vittoria italiana al Tour de France ha inorgoglito Malagò, il volto pulito di Nibali pure. "Uno come lui si sottopone quasi quotidianamente ai controlli antidoping e non c'è mai stato uno sbalzo dei suoi valori, quindi chi capisce la materia sa che Vincenzo Nibali ha dimostrato di essere una persona seria e soprattutto sana", ha sottolineato il presidente del Coni. "Non conosco nello specifico la vicenda di Pantani - ha poi aggiunto -: la mia sensazione è che ci sia stata un'eccessiva convinzione che le cose non sono andate come poi sono andate". L'augurio di Malagò è che, nel 2015, "il mondo dello sport dimostri di essere un modello, perché ne abbiamo la possibilità e le potenzialità. Penso che possiamo toglierci - anche in un momento difficile come quello attuale - grandi soddisfazioni". Sul caso Kostner, il numero 1 dello sport italiano ha ribadito quanto detto nei giorni scorsi: "A livello umano mi dispiace per Carolina, ma ci sono delle norme da rispettare e le norme in questo momento sono queste".
TAVECCHIO E CONTE - Nell'intervista Malagò ha parlato anche di calcio: "Se devo dire quello che penso, la sconfitta contro l'Uruguay ai Mondiali brasiliani, ci sta pure, vista la grande tradizione e competitività dei sudamericani. Non mi sarei aspettato, invece, di perdere contro il Costarica. L'elezione di Tavecchio al timone dell Figc? La sorpresa non c'è stata, nei termini che mi aspettavo: il mondo del calcio ha trovato i propri equilibri, si è ricompattato, non so se abbia accettato di fare compromessi, e poi alla lunga non so se portano a dei risultati, che peraltro oggi sono secondo me indispensabili", ha aggiunto. "Conte? Sapevo benissimo chi è, come ragiona, com'è fatto: è un maniaco del lavoro, è molto esigente. Leggo sui giornali voci che non so se corrispondono al vero (circa un suo possibile addio, ndr). Mi dispiacerebbe tantissimo - ha ammesso il presidente del Coni -. Lui dà tutto e pretende tutto". Infine, sullo stadio di proprietà della Roma, ancora da costruire, sostiene di essere "a favore, perché tutto quello che riguarda l'impiantistica mi vede a favore". "Comunque sia - dice - sono schierato al fianco di questo progetto, magari con il rischio di perdere un cliente importante allo stadio Olimpico. Se questo è il futuro, come del resto si vede anche all'estero, mi sembra giusto andare incontro al futuro".
ROMA 2024 - "L'ufficializzazione della candidatura di Roma 2024 è stato un momento significativo, felice, che ha dato molto entusiasmo al mondo sportivo. Roma, con tutte le contraddizioni, la sua storia, con la credibilità e al tempo stesso gli scandali, le vicende degli ultimi tempi, nel bene e nel male, rappresenta una grandissima forma di appeal" ha detto Malagò. "La santa messa degli sportivi, celebrata in San Pietro dal cardinale Ravasi, e la venuta del Santo Padre in mezzo a 11 mila sportivi, è stato forse il momento più emozionante di questo mio mandato - aggiunge -. Nel 2014 ci sono state tante luci e molte, troppe ombre, con discipline che si sono distinte e altre che non sono riuscite a emergere. Noi abbiamo sempre la cultura di portare avanti tutto il fronte sportivo; vedremo, dopo le Olimpiadi di Rio, se questo modello è ancora giusto". "Il Coni - sottolinea Malagò - con la scuola non dovrebbe entrarci, invece la faccia io ce l'ho messa: abbiamo investito nel progetto 'bridge', un ponte che si chiama sport di classe. Se a Mennea non lo avesse scoperto il professor Mascolo, non so se sarebbe mai diventato Mennea".
NIBALI E IL DOPING - La vittoria italiana al Tour de France ha inorgoglito Malagò, il volto pulito di Nibali pure. "Uno come lui si sottopone quasi quotidianamente ai controlli antidoping e non c'è mai stato uno sbalzo dei suoi valori, quindi chi capisce la materia sa che Vincenzo Nibali ha dimostrato di essere una persona seria e soprattutto sana", ha sottolineato il presidente del Coni. "Non conosco nello specifico la vicenda di Pantani - ha poi aggiunto -: la mia sensazione è che ci sia stata un'eccessiva convinzione che le cose non sono andate come poi sono andate". L'augurio di Malagò è che, nel 2015, "il mondo dello sport dimostri di essere un modello, perché ne abbiamo la possibilità e le potenzialità. Penso che possiamo toglierci - anche in un momento difficile come quello attuale - grandi soddisfazioni". Sul caso Kostner, il numero 1 dello sport italiano ha ribadito quanto detto nei giorni scorsi: "A livello umano mi dispiace per Carolina, ma ci sono delle norme da rispettare e le norme in questo momento sono queste".
TAVECCHIO E CONTE - Nell'intervista Malagò ha parlato anche di calcio: "Se devo dire quello che penso, la sconfitta contro l'Uruguay ai Mondiali brasiliani, ci sta pure, vista la grande tradizione e competitività dei sudamericani. Non mi sarei aspettato, invece, di perdere contro il Costarica. L'elezione di Tavecchio al timone dell Figc? La sorpresa non c'è stata, nei termini che mi aspettavo: il mondo del calcio ha trovato i propri equilibri, si è ricompattato, non so se abbia accettato di fare compromessi, e poi alla lunga non so se portano a dei risultati, che peraltro oggi sono secondo me indispensabili", ha aggiunto. "Conte? Sapevo benissimo chi è, come ragiona, com'è fatto: è un maniaco del lavoro, è molto esigente. Leggo sui giornali voci che non so se corrispondono al vero (circa un suo possibile addio, ndr). Mi dispiacerebbe tantissimo - ha ammesso il presidente del Coni -. Lui dà tutto e pretende tutto". Infine, sullo stadio di proprietà della Roma, ancora da costruire, sostiene di essere "a favore, perché tutto quello che riguarda l'impiantistica mi vede a favore". "Comunque sia - dice - sono schierato al fianco di questo progetto, magari con il rischio di perdere un cliente importante allo stadio Olimpico. Se questo è il futuro, come del resto si vede anche all'estero, mi sembra giusto andare incontro al futuro".