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Dakar, la Honda si consola con la squadra

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BUENOS AIRES - Martino Bianchi, l'italiano che ha sfiorato il successo alla Dakar, la prende con filosofia: "Il bilancio è comunque positivo", spiega il general manager Honda. Per la casa di Tokio, 'solo' un secondo posto con Paulo Gonçalves. "In realtà puntavamo alla vittoria con Barreda, al terzo e quinto posto con Goncalves e Rodriguez. Ma la tappa boliviana ha compromesso pesantemente la corsa di Joan (Barreda) e di Helder (Rodriguez). E però, da una situazione critica il team ne è uscito unito e rafforzato. Ha prevalso lo spirito di squadra, dall'inizio alla fine. Abbiamo vinto 7 tappe su 13, comunque un grande successo. Complimenti a tutti i ragazzi. Intanto a Paulo, che ci ha regalato un bellissimo posto. E poi Joan è maturato molto, si è dimostrato un grande lottatore come Helder. Laia Sanz è stata unica, per tecnica e navigazione. Il suo nono posto è storia. Grazie anche a Jeremias Israel per il grande spirito di squadra. E' bello lavorare con persone così". Fino alla settima tappa la punta di diamante dello squadrone Honda, Joan Barreda, era in testa con  6'28 di vantaggio su Marc Coma. Poi il ribaltone. Il sale del Salar boliviano, misto ad acqua per la pioggia abbondante caduta nella notte, ne ha compromesso definitivamente la corsa.  Eroe sfortunato di una giornata che ha visto ben 4 dei primi 20 della generale costretti al ritiro, Barreda è stato trainato per ben 600 chilometri dal compagno di squadra Jeremias. "Nella negatività si cerca sempre di trovare uno spiraglio di luce. La cosa positiva è stato lo sforzo comune di tutto il team, che ha aiutato Goncalves. Con la consapevolezza di chi sa di avere un compito preciso in base alle sue caratteristiche. Gioco di squadra, si chiama".

Bianchi ha alle spalle una carriera straordinaria, con 60 mondiali ed un percorso partito dalla Yamaha Belgarda di Papi, Picco, Signorelli e Marinoni, proseguito con la Cagiva di Castiglioni ("Nel 1992 ero il responsabile sportivo: la sfida italiana ai colossi giapponesi, il team capitanato da Roberto Azzalini, un reparto corse piccolissimo ma con uno spirito unico.  La vittoria di Orioli nel '94 con Cagiva è stata memorabile"), poi Bmw e Husqvarna fino alla Honda. "Una famiglia. Basta pensare alla tappa Unyuni - Iquique. Barreda e Rodriguez avevano rotto la centralina sul Salar. Jeremias li ha aiutati, tirando Barreda. Dopo più di 3 ore sono arrivati insieme al bivacco. Lo stesso è successo nella seconda tappa marathon con Barreda che ha dato il motore ha Goncalves, sostituendolo a sua volta con quello di Jeremias, che così non ha preso il via. Jeremias aveva già aiutato Barreda nella prima tappa marathon a Uyuni, dandogli il suo manubrio. Quella volta era stato Demien Guiral, del team Honda Sud America, a doversi fermare per permettere all'allora leader della generale di continuare".

Shuhei Nakamoto, vice presidente Honda, che in Motogp lavora a fianco di un altro italiano, Livio Suppo, voleva assolutamente una vittoria. "Per Honda il Progetto rally è secondo solo alla Motogp. La Dakar è un eccezionale banco prova per testare soluzioni e tecnologie per i progetti futuri. Questa volta non siamo stati fortunati". Ma il prossimo anno la Dakar tornerà a parlare un po' italiano. Parola di Martino Bianchi.
 
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