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Rio 2016, è emergenza totale: pronto solo un impianto su dieci

La disastrosa situazione igienica di Guanabara Bay, uno dei siti della prossima Olimpiade 
La disorganizzazione è sovrana con i Giochi alle porte: Londra un anno prima dell'evento era praticamente già pronta. L'unica strada per cercare di rimediare è la strada del finanziamento pubblico, con ulteriori sofferenze per il popolo brasiliano. Ma, a parte qualche eccezione, le ultime Olimpiadi sono un carrozzone pieno di contraddizioni
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ROMA - Il dieci percento, un numero pazzesco, a quattrocentocinquanta giorni dalla cerimonia d'apertura (5 agosto). Soltanto il dieci percento degli impianti in cui si terranno le gare, le manifestazioni, le sfide, e dove verranno generati (si spera) passione e agonismo, soltanto il dieci per cento delle strutture che ospiteranno il pubblico dei Giochi di Rio de Janeiro del 2016 è stato ultimato. E' allarme globale, ma le parole "allarme" e "globale" forse non rendono abbastanza l'inedita drammaticità della situazione logistica. E' un campanello che suona fra la disperazione e l'imbarazzo generale, un campanello che nessuno, né il Cio, né tantomeno il governo brasiliano, o il comitato olimpico che ne è l'emanazione sportiva, sanno come far smettere di suonare, nonostante l'assegnazione sia avvenuta il 2 ottobre del 2009. Barra de Tijuca, Copacabana, Maracanã, Deodoro: non c'è un luogo (nel primo si concentreranno la maggior parte degli eventi, e lì è sistemato il villaggio olimpico) che si possa definire, banalmente, pronto. Fino a un anno fa era ancora in piedi l'eventualità di mollare la presa e cedere i Giochi a Londra: un gesto disperato che avrebbe avuto l'effetto di produrre un precedente allucinante, di una città "costretta" ad accogliere due edizioni consecutive delle Olimpiadi. Ma la realtà è che gli organizzatori sono quasi certi, anche se nessuno osa ammetterlo senza giri di parole, che il rischio di presentarsi al mondo con zone non ultimate è altissimo.

Facciamo nomi, in lingua inglese, così come circoleranno, finiti o meno che siano gli impianti: Riocentro, Tennis Center, Hockey Center, Rio Arena, Maria Lenk Aquatic Center, Aquatic Stadium, Rio Velodrome, Bmx Center, Shooting Center, Equestrian Center, Whitewater Stadium, Mountain Bike Park, Deodoro Arena, Deodoro Modern Pentathlon Park, Joao Havelange Stadium, Sambodromo, Maracanãzinho Arena, Maracanã, Marina de Gloria, Flamengo Park, Lagoa Rodrigo de Freitas, Fort Copacabana (che chiude con un senso di bellicosa efficienza....). Soprattutto i bacini acquatici sono in uno stato primordiale. Alla stessa distanza temporale, a Londra era pronto l'ottanta percento degli impianti. Non ci sono, per molte delle strutture ancora in divenire, né un programma definitivo di lavorazione né tantomeno un budget. Il costo che graverà sull'economia brasiliana per anni è stimato, allo stato attuale delle cose, intorno ai 12 miliardi di euro. I Mondiali di calcio hanno in parte nascosto in problemi, ma in parte li hanno anche esaltati. La ristrutturazione degli impianti preesistenti non è stata completata, la maggior parte delle "deadline" di consegna dei lavori è stata disattesa dalle imprese di costruzione facendo lievitare le spese. "C'è un'enorme differenza fra Londra e Rio de Janeiro", si nasconde Marcelo Pedroso, capo del comitato organizzatore, "le leggi sono diverse, i processi diversi. Noi siamo un paese in via di sviluppo, con le sue caratteristiche. Posso garantire che siamo sul punto di risolvere ogni problema". La frase risale a qualche giorno fa. Il Cio non è d'accordo, fanno sapere, ma non può intervenire ufficialmente, avendo già dato assensi e carte bianche. Sarebbe uno spargere olio sul fuoco in un contesto fiaccato ulteriormente dallo scandalo e dalle accuse di corruzione che hanno travolto la Petrobras, la compagnia petrolifera statale cui fanno capo diversi gruppi impegnati nell'allestimento di strutture e infrastrutture olimpiche.
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E come è accaduto per i Mondiali di calcio, si teme la protesta sociale, la piazza: più di un milione di persone è pronta a manifestare contro i Giochi. Anche perché l'unica strada percorribile, contro il ritardo della consegna del prodotto e lo sforamento dei budget, è il finanziamento pubblico. Il governo brasiliano l'ha già assicurato. Prospettando un futuro come quello canadese (per 30 anni il Canada ha pagato tasse dopo i Giochi del '76) o, peggio ancora, quello greco. E' il destino di ogni Olimpiade. Non ce n'è stata una che sia stata preceduta da momenti di panico e stime tragiche. Provate a chiederlo in giro: qual è stata la meno tartassata o la più bella complessivamente? Forse Sydney 2000, sarebbe la risposta. Certo Atene rimane emblematica per la sua fatica ad arrivare all'evento: si è cominciato che ancora non si era asciugata la vernice sulle pareti, piantarono alberi che sono morti nel giro di due mesi. Ma le altre non furono da meno. A Barcellona l'acqua del mare era così sporca e inquinata che il velista australiano Lars Kleppich disse: "E' stato come regatare dentro una tazza del cesso (letterale, ndr)". Un anno dopo i Giochi invernali di Sochi gli oligarchi russi hanno rimosso tutte le strutture "tossiche", nascondendo gli orrori di un luogo pericoloso. Tanto per dare una mano a Rio de Janeiro, potrebbe essere utile ricordare che nel 1984, l'aria a Sarajevo era vischiosa e marrone, quasi quanto la tenebra che avvolgeva il cielo di Los Angeles nell'estate dello stesso anno.

"Ce la faremo", ripetono in Brasile. Probabile, ma soltanto dopo essere stati costretti, come dicono, gli "indignados", a violentare l'ambiente (è una delle ragioni di più aspra protesta) al fine di costruire un lussuoso campo da golf per irrigare il quale occorreranno milioni di tonnellate d'acqua, mentre il paese sperimenta una stabile siccità. Senza contare lo sperpero in prospettiva: "Non conosciamo un solo brasiliano che giochi a golf", dice la voce della protesta, numeri alla mano (il numero in questione è il numero zero). A fine novembre si terrà un "test event", si spera con l'erba. Il primo giorno di golf sperimentale coinciderà con il giorno del ringraziamento brasiliano: "Diteci voi chi dobbiamo ringraziare e per cosa". Si stanno preparano le barricate. Il dramma della stomachevole situazione igienica della Guanabara Bay non ha ancora un finale. Come analoghe aree destinate alla vela in altri luoghi olimpici del mondo, l'area continua ad ospitare rifiuti galleggianti. Qualcuno sostiene che non potrà mai essere peggiore delle fotografatissime acque del Mediterraneo ai tempi di Barcellona '92, quando divenne leggendario un letto a due piazze con un materasso incassato in una struttura con bordi in legno e rete, ingombrante e assurdo ma forse meno disgustoso di certi frigoriferi galleggianti non del tutto svuotati, carcasse di pecore, cani, asini, preservativi usati, da spiaggia abbandonata da anni.

Il punto è che, fino allo scorso anno, chiunque volesse avventurarsi con windsurf a Guanabara Bay, doveva essere vaccinato contro il tetano e l'epatite: gli scoli industriali, i liquami, le chiazze grasse, avrebbero ucciso il 98% della flora acquatica (sembrerebbe che della fauna già non si occupa più nessuno, la danno per morta). Il marchio olimpico è spesso spietato: ad Atene per miracolo non sono state toccare le vestigia del passato. A Rio sono stati toccati molti poveri cittadini, ai quali è stato chiesto un sforzo inaudito: sloggiare dalle proprie abitazioni per consentire la costruzione di un corridoio di sicurezza per i trasporti da un sito all'altro. Il verbo più usato alla vigilia di un'olimpiade è: calpestare. La Cina calpestava i diritti umani per esempio. Ma della pena di morte in molti stati americani s'è parlato meno. Dopo l'11 settembre si parlava molto di terrorismo alla vigilia di Salt Lake City 2002. "Il dramma è che le Olimpiadi sono fuori dal tempo", dicono i contestatori brasiliani, che accusano il Cio, il sistema, i poteri forti di cui lo sport è una "dolce" emanazione, di invadere territori in cui è possibile fare affari, nel pieno di disprezzo delle regole a tutela dell'ambiente e di chi ci vive con tante difficoltà. Hanno ragione. Gli sport olimpici sono retaggi di un tempo lontano: l'equitazione! C'è una città povera in cui costruiranno e forse completeranno in tempo un magnifico centro per l'equitazione. Esilarante. I posteri ringraziano.
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