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Atletica, Usada indaga allenatore Farah: spuntano prime testimonianze

L'agenzia antidoping americana stringe il cerchio intorno ad Alberto Salazar. Iniziano a spuntare i primi testimoni, come un fisioterapista che parla di un flacone di testosterone. Un meccanismo che, oltre al campione olimpico di 10.000 e 5.000 a Londra, coinvolgerebbe un atleta di punta della nazionale Usa come Galen Rupp. "Dimostreremo che ci stanno calunniando", affermano i chiamati in causa

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ROMA - The needle and the damage done, cantava Neil Young. Quando spunta l'ago spesso il danno è già fatto: nel centro d'allenamento di Mo Farah, coordinato da Alberto Salazar, dove da anni secondo la recente inchiesta della Bbc si starebbe seguendo, con sistematiche evoluzioni verso una possibile "introvabilità", un programma di assunzione di "enhancing drugs", sono state trovate fiale, siringhe e altro materiale sospetto. Tutto fatalmente legato a una parola chiave: doping. Si è già messa in moto la macchina della Usada, l'agenzia anti-doping americana (la federatletica inglese ha promesso che se necessario provvederà a riesaminare, con altri test, tutte i campioni di sangue dei Giochi del 2012 per quanto attiene alla sua giurisdizione, quindi con riferimento a Mo Farah, che del Nike Project di Alberto Salazar è la punta di diamante). Finora tutte le persone coinvolte, dal coach Salazar, che sarebbe il regista della torbida operazione, agli atleti di punta del gruppo, appunto Mo Farah e Galen Rupp, oro e argento olimpico nei 5000 a Londra 2012, in uno dei più emozionanti finali di mezzofondo degli ultimi anni, hanno negato ogni addebito: "Dimostreremo che ci stanno calunniando". Per ora si sono fermati a questo. Intanto si moltiplicano i dubbi e le testimonianze a ritroso. Il fisioterapista John Stiner, che lavorò nel 2008 in uno dei campi gestiti da Salazar, ha raccontato all'Usada di aver rivenuto un flacone di testosterone in gel nella stanza del coach. Gli era stato chiesto di pulire i locali e non poté fare a meno di notarlo. Salazar avrebbe cercato di spiegare la presenza della sostanza con il leggero attacco di cuore sofferto l'anno precedente. Ma Stiner dice anche di più: oltre al testosterone, trovò anche delle fiale nel frigorifero, precisamente nel vano del burro, e delle siringhe ancora non utilizzate nella stanza da bagno di uno degli appartamenti affittati da Salazar a Park City, nello Utah.

Salazar pare che lo avesse avvertito: "In frigo troverai del materiale che va tenuto in fresco a tutti i costi, altrimenti si rovina". Stiner trovò quello che c'era da trovare, sopra c'era scritto, come se fosse stato scritto con i caratteri di una vecchia macchina per scrivere, "allergia uno" e "allergia due". Salazar gli chiese anche di riportargli in Oregon le siringhe vergini. Steve Magness, un ex-collaboratore di Salazar, ha detto agli ispettori dell'Usada di aver rinvenuto una fiala destinata a Rupp in un campo d'allenamento in Francia nel 2011: "Fu allora che mi convinsi: qualcosa non andava, eravamo dentro l'illegalità". Tema centrale, le siringhe: "Fino a quel momento non avevo mai sentito di tecnici che avessero bisogno di aghi per allenare i loro atleti". E le presunte allergie? "Ho chiesto a medici, farmacisti: nessuno che sapesse spiegarmi il motivo per cui una sostanza per combattere le allergie dovesse essere tenuta in frigorifero". Salazar tace, chi gli sta vicino dice che sta preparando una memoria difensiva.

Mo Farah, che non ha ricevuto nessuna accusa diretta, è sparito proprio mentre uno degli atleti che frequentò l'élite del Nike Project, il 33enne Josh Rohatinsky, 5° nei 10 mila ai Trials per Pechino 2008 (Farah è arrivato nel 2011) ammette: "Ciò che ho visto nel documentario della Bbc temo sia vero: ossia che in quel periodo le "ped" utilizzate ("performance enhancing drugs") erano per Galen Rupp. Finché io rimasi con loro era come se fra Salazar/Rupp e il resto del gruppo vi fosse un muro. Per Salazar Rupp era un figlio, il resto del gruppo semplici atleti". In quel periodo, in un arco di tempo che va dal 2006 al 2012, prosegue Rohatinsky, i miglioramenti di Rupp furono spaventosi: "Culminati con l'argento di Londra, quando io ero già lontano. Per me fu sorprendente, anzi surreale: un ragazzo che spesso battevo, improvvisamente riusciva a cambiare ritmo nel giro finale di un 5 mila e battere i Bekele". Per questo Mo Farah, e un intero sistema basato sull'idea che l'atletica che vince non deve essere per forza, chimicamente, corrotta, ha bisogno di risposte.

Farah dovrebbe riapparire a Londra il prossimo 25 luglio nello stadio che tre anni fa lo trasformò in un mito: una celebrazione delle glorie olimpiche. Prima di quella data sarebbe opportuno che la nebbia si diradasse. L'atletica anglosassone è in subbuglio. Ci sono colleghi di Gatlin che hanno rinunciato a presenziare eventi perché avrebbero dovuto stare accanto a un "dopato" (è stata la scelta del discobolo tedesco Harting: "Un dopato è per sempre", sostiene). "I grandi brand vestono atleti che diventano i loro ambasciatori di integrità, di bellezza e pulizia", esclama Darren Campbell, il velocista inglese che dovette riconsegnare due medaglie di staffetta per la positività e la squalifica di Dwain Chambers, "vado in negozio e a mio figlio compro scarpe chiodate che un cartonato di Gatlin, squalificato per quattro anni, pubblicizza, ma vi pare?". 

L'80% degli atleti spinge per cambiare le condanne, lasciandone una sola, quella a vita. Il 90% vorrebbe una distribuzione delle risorse più equilibrata, basata anche sul merito: "Vi sembra giusto che Gatlin, due volte trovato positivo, possa vivere la sua terza vita di atleta di punta protetto da un compenso milionario mentre atleti puliti che vincono e stravincono, ma sono meno "mediatici", non hanno nemmeno un cambio di body per il giorno dopo?", protesta Jenny Meadows, ottocentista inglese che in vita sua si è vista "scippare troppe medaglie da atlete che poi sarebbero state trovate positive per rimanere impassibile: nel nostro sport non c'è giustizia, lo sport è capitalismo mascherato, tenuto in piedi dalla sperequazione, ricchi e poveri, manigoldi liberi e puri incatenati alla loro stessa povertà". C'è una via d'uscita?
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