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Alpinismo, le imprese di Nardi: il primo uomo delle nevi nato sotto il Po

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ROMA - Ha al suo attivo cinque “Ottomila” e già questo lo rende un elemento di primissimo livello nel panorama mondiale. Ma la particolarità di Daniele Nardi da Sezze, in provincia di Latina, è quella di essere il primo uomo delle nevi nato ben al di sotto del Po. Il primo di quelle latitudini ad aver scalato l’Everest e il K2, le due vette più alte al mondo. Una storia che lo stesso Nardi ha raccontato a SPQR SPORT, la rivista ufficiale diretta da Fabio Argentini di Roma Capitale, Assessorato Scuola, Sport, Politiche Giovanili e Partecipazione (Assessore Paolo Masini). Una sogno cullato sin dai banchi di scuola: "Disegnavo montagne, più tardi scoprii che erano quelle Patagoniche, dal Cerro Torre alle torri del Fitzroy.  Poi mi accorsi che sui miei Monti Lepini c’erano della pareti di roccia. Feci acquistare una corda da imbarcazione a mio padre con la scusa che dovevo fare il “tiro alla corda”, le imbracature le presi in prestito nel suo magazzino e andai di nascosto a scalare senza nessuna tecnica. Non so come sopravvivemmo a quei giorni. Una sera non tornavamo a casa, era notte noi eravamo rimasti appesi su una roccia a 40 metri da terra. Quando tornai a casa i nostri genitori avevano allertato i vigili del fuoco. La verità venne a galla. Poi venne il primo corso di arrampicata sportiva, ma c’era una cosa che mi attraeva piu di ogni altra: le vette. Da li il passo sui primi 4mila metri dal Monte Bianco alle
Grandes Jorasse fu breve, poi a 23 anni la prima spedizione in Himalaya".

Una sfida, quella dell'alpinismo, che richiede carattere non comunque e tanta forza di volontà. "La prima volta che partii nel 2001 fui scelto per una spedizione in cui c’erano due promesse dell’alpinismo, un laziale ed un abruzzese…il laziale ero io. Fu difficile per me, arrivai solo a 7000 metri, stavo bene e volevo andare in vetta contro gli ordini del capo spedizione. Il tempo fu brutto, loro rinunciarono il giorno prima, scendemmo assieme. Fu una esperienza incredibile e di una intensità straordinaria. L’anno successivo ripartii per conto mio e poi nel 2004 arrivò la vetta dell’Everest. Per me quella spedizione fu determinante".
E non manca qualche rimpianto, come la spedizione sul Nanga Parbat, fallito perché uno dei componenti era in preda al mal di montagna e si decise di rinunciare tutti. “Eravamo ad una passo dal mito. I primi giorni razionalmente sapevo di aver fatto la scelta più giusto con responsabilità ma è stato difficile dormire la notte perché io stavo veramente bene, seppur stanco. Ma non ho mai rimpianto la scelta anzi più vado avanti e più mi rendo conto di quanto sia stata importante, di quanto mi permetta di esprimere il senso dell’alpinismo che voglio portare avanti. Responsabilità, perseveranza e condivisione. Un alpinismo etico e forte dove non è la vetta il punto di arrivo ma il campo base con un viaggio ricco di esperienza da raccontare".

Una scalata dà tante sensazioni: "L’emozione più bella è il senso di libertà e impegno. La sensazione di bellezza e straordinarietà. Un compendio di emozioni che fanno dell’andare in montagna, per me, in assoluto la cosa più bella che si possa vivere". Nardi non è però solo alpinismo, è anche una delle più tradizionali voci di Radio 24, scrittore di libri e..."Tanto, voglio fare ancora tanto. Il ruolo di ambasciatore dei diritti
umani nel mondo per la campagna 'Gioventù per i diritti umani' è un’altra delle cose che desidero portare a termine. La bandiera dei Diritti Umani nasce appunto per divulgare questa campagna ed incontrare i ragazzi delle scuole e sensibilizzarli a proposito dei diritti umani. È un lavoro duro e volontario, ma ci credo molto. Voglio lasciare il mondo, anche se un pezzetto piccolo, migliore di come l’ho trovato. E usare la montagna come metafora di scalata nella vita mi entusiasma".
 
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