ROMA - Nella notte, inseguito dai rivali e da qualche fantasma senza pettorale, Galen Rupp, il principale accusato del Nike Project di Alberto Salazar, quello che secondo il report della Bbc avrebbe assunto doping a partire dal 2006, ossia dall'età di 19 anni, vince i 10 mila ai Trials americani (i loro campionati nazionali che determinano anche la qualificazione ai Mondiali di Pechino). Poche ore fa, Mo Farah, compagno di Rupp, simbolo del gruppo di mezzofondisti allenati da Alberto Salazar, ha annunciato di voler prendere parte ai 5 mila del meeting di Losanna di Diamond League del prossimo 9 luglio.
Intanto prosegue l'indagine della Usada, l'agenzia anti-doping americana, che vuole stabilire fatti alla mano, sostenuta da un consistente manipolo di testimoni, ben 17, se veramente Salazar, nel corso degli anni, ha allenato alcuni dei suoi ragazzi aggiungendo al programma di pista diete "particolari", fatte secondo i riscontri attuali, di gel al testosterone e di non meglio precisate sostanze intramuscolo. Non c'è chiarezza, le nubi rimangono. Salazar, dopo giorni di silenzio, tre settimane per la precisione, ha affidato a 11 mila parole la sua memoria difensiva alla vigilia dei campionati americani in corso di svolgimento a Eugene, in Oregon, a pochi metri dai luoghi in cui, secondo le malelingue della Bbc e alcuni suoi ex collaboratori, a cominciare dal tecnico Steve Magness, sarebbero stati concepiti i trucchi e la chimica criminale nel suo Nike Project: "Mai infranto alcun codice perché credo soltanto in un sport pulito basato sul duro lavoro e su programmi ai quali mi dedico da 15 anni. Mai usato la scienza contro le regole dell'anti-doping. Non permetterò mai ad un mio atleta di sporcarsi in questo modo e chiedo ufficialmente una smentita a chi mi ha indebitamente accusato".
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Ma c'è una curiosa coda. Salazar ammette di aver provato il gel al testosterone sui propri figli e di aver fatto uso personale di AndroGel perché i suoi valori di testosterone, come capita quando si invecchia, s'erano abbassati. Poi passa alle allergie, così le chiama lui, di cui è affetto Galen Rupp: "Galen è uno degli atleti più limpidi e talentuosi che abbia mai allenato. E posso garantire che non ha mai assunto alcuna sostanza proibita". La federatletica britannica, che aspettava notizie dall'Oregon, ha preso atto delle parole di Salazar, cui è interessata perché legate strettamente a Farah e ai Giochi di Londra del 2012 in cui i due pupilli del coach disputarono un 10 mila leggendario vincendo oro e argento con lo Stadio Olimpico ai loro piedi: "Anche se confermiamo che sino a questo momento non c'è alcun atleta britannico coinvolto". Incluso Farah.
La questione però è spinosa: c'è un farmaco che Salazar annunciò di dover spedire ma che temeva potesse essere fermato alla dogana. Si parla di azitromicina, ossia di un antibiotico particolarmente adatto a curare problemi di respirazione, anche quelli legati a determinate allergie. Ma un antibiotico può o deve essere fermato? Non somiglierà per caso ad altri prodotti antiasmatici, noti per essere dei coprenti? Per evitare che Rupp restasse a secco, Salazar chiese al responsabile britannico del mezzofondo, Ian Stewart, di provvedere a farsi rilasciare da un medico la sostanza. Ma perché chiedere a un coach britannico se Rupp è americano? E perché Salazar afferma che Magness è stato licenziato dal Nike Project nel 2012 perché inadatto a gestire atleti di punta quando sulla lettera di dimissioni c'è scritto che sarebbe stata una mutua decisione? L'anno successivo Magness scrisse un articolo su Lance Armstrong (ex-Nike), che produsse effetti allarmanti: telefonate, richieste di smentita. Al punto che Magness si convinse, per la sua sicurezza, di non rischiare più di mettere per iscritto le proprie opinioni, non filtrate. Magness aveva parlato di medicamenti al testosterone e al prednisone (un corticosteroide sintetico). Salazar ribatte che, per indicazione del Dr. Myhre, si trattava soltanto di "testosterone boost", ossia di stimolanti alla produzione di testosterone endogeno, quindi di integratori legali. Dopo la lettera aperta di Salazar, è probabile che Mo Farah annunci ufficialmente di voler estendere il suo rapporto con il coach e con il Nike Project, anche se molti, a Londra, vorrebbero il contrario ma non sono in grado assicurare una pronta alternativa tecnica a uno dei più importanti atleti del paese. Rupp, appena vinti i 10 mila dei Trials, ha detto: "Sono con Salazar al 100%". Fino a prova contraria, sono campioni veri, anche se la nebbia sale. E la saga continua.
Intanto prosegue l'indagine della Usada, l'agenzia anti-doping americana, che vuole stabilire fatti alla mano, sostenuta da un consistente manipolo di testimoni, ben 17, se veramente Salazar, nel corso degli anni, ha allenato alcuni dei suoi ragazzi aggiungendo al programma di pista diete "particolari", fatte secondo i riscontri attuali, di gel al testosterone e di non meglio precisate sostanze intramuscolo. Non c'è chiarezza, le nubi rimangono. Salazar, dopo giorni di silenzio, tre settimane per la precisione, ha affidato a 11 mila parole la sua memoria difensiva alla vigilia dei campionati americani in corso di svolgimento a Eugene, in Oregon, a pochi metri dai luoghi in cui, secondo le malelingue della Bbc e alcuni suoi ex collaboratori, a cominciare dal tecnico Steve Magness, sarebbero stati concepiti i trucchi e la chimica criminale nel suo Nike Project: "Mai infranto alcun codice perché credo soltanto in un sport pulito basato sul duro lavoro e su programmi ai quali mi dedico da 15 anni. Mai usato la scienza contro le regole dell'anti-doping. Non permetterò mai ad un mio atleta di sporcarsi in questo modo e chiedo ufficialmente una smentita a chi mi ha indebitamente accusato".
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Ma c'è una curiosa coda. Salazar ammette di aver provato il gel al testosterone sui propri figli e di aver fatto uso personale di AndroGel perché i suoi valori di testosterone, come capita quando si invecchia, s'erano abbassati. Poi passa alle allergie, così le chiama lui, di cui è affetto Galen Rupp: "Galen è uno degli atleti più limpidi e talentuosi che abbia mai allenato. E posso garantire che non ha mai assunto alcuna sostanza proibita". La federatletica britannica, che aspettava notizie dall'Oregon, ha preso atto delle parole di Salazar, cui è interessata perché legate strettamente a Farah e ai Giochi di Londra del 2012 in cui i due pupilli del coach disputarono un 10 mila leggendario vincendo oro e argento con lo Stadio Olimpico ai loro piedi: "Anche se confermiamo che sino a questo momento non c'è alcun atleta britannico coinvolto". Incluso Farah.
La questione però è spinosa: c'è un farmaco che Salazar annunciò di dover spedire ma che temeva potesse essere fermato alla dogana. Si parla di azitromicina, ossia di un antibiotico particolarmente adatto a curare problemi di respirazione, anche quelli legati a determinate allergie. Ma un antibiotico può o deve essere fermato? Non somiglierà per caso ad altri prodotti antiasmatici, noti per essere dei coprenti? Per evitare che Rupp restasse a secco, Salazar chiese al responsabile britannico del mezzofondo, Ian Stewart, di provvedere a farsi rilasciare da un medico la sostanza. Ma perché chiedere a un coach britannico se Rupp è americano? E perché Salazar afferma che Magness è stato licenziato dal Nike Project nel 2012 perché inadatto a gestire atleti di punta quando sulla lettera di dimissioni c'è scritto che sarebbe stata una mutua decisione? L'anno successivo Magness scrisse un articolo su Lance Armstrong (ex-Nike), che produsse effetti allarmanti: telefonate, richieste di smentita. Al punto che Magness si convinse, per la sua sicurezza, di non rischiare più di mettere per iscritto le proprie opinioni, non filtrate. Magness aveva parlato di medicamenti al testosterone e al prednisone (un corticosteroide sintetico). Salazar ribatte che, per indicazione del Dr. Myhre, si trattava soltanto di "testosterone boost", ossia di stimolanti alla produzione di testosterone endogeno, quindi di integratori legali. Dopo la lettera aperta di Salazar, è probabile che Mo Farah annunci ufficialmente di voler estendere il suo rapporto con il coach e con il Nike Project, anche se molti, a Londra, vorrebbero il contrario ma non sono in grado assicurare una pronta alternativa tecnica a uno dei più importanti atleti del paese. Rupp, appena vinti i 10 mila dei Trials, ha detto: "Sono con Salazar al 100%". Fino a prova contraria, sono campioni veri, anche se la nebbia sale. E la saga continua.