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Infinito Zanardi, ultima impresa la 24 ore di Spa: "E' ora di sognare''

Dalle Paralimpiadi alla sfida Bmw: ''Non mi misuro con chi ha mezzi sogni, li voglio solo interi. Nessuno mi può dire cosa significa essere segati in due. Dopo Spa vado al mondiale handbike poi all'Ironman. E l'anno prossimo difenderò i miei titoli ai Giochi di Rio''

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SPA - Torna in pista. Su una macchina vera (Bmw Z4 GT3), su un circuito vero (24 ore di Spa), in una gara vera (280 km/h), con piloti veri (Bruno Spengler e Timo Glock). Per la prima volta in una gara di endurance, per la prima volta con due colleghi normodotati. Alex Zanardi è di nuovo al volante: della sua vita e di un bolide. Altro che campione dimezzato. È una nuova sfida, a 14 anni dal grave incidente, soprattutto perché piloti e tecnici hanno sviluppato un sistema che si interfaccia alle esigenze di Alex e degli altri due. Si correrà giorno e notte con grande dispendio di energie. E la novità è che Zanardi frenerà con il suo arto artificiale ("Un meccanismo molto sottile, fissato al pedale, si infila nella mia protesi che è un tubo vuoto"). Finita la gara, correrà in Svizzera il mondiale di paraciclismo, anche se a febbraio in allenamento con l'handbike si è fratturato la clavicola sinistra andando a sbattere contro un guardrail. È sempre più Zanardi infinito.

A quasi 50 anni un pilota è a terra.
"Io invece in macchina ci risalgo. Grazie all'opportunità che mi ha dato Jens Marquardt, capo progetti della Bmw. Velocità, competizione, meccanica, per me è aria di casa. I test sono buoni. È una bella soddisfazione, dopo sei mesi di inattività, ricordare anche a me stesso che il volante lo so far girare".

Niente più: povero Zanardi.
"Sono un privilegiato, lo so. Rispetto a chi campa con una pensione di 500 euro al mese. Ma io da me stesso pretendo: talento, tenacia, fiducia. Io non mi accontento, io non mi misuro con chi ha mezzi sogni, voglio quello intero. Niente è regalato, nessuno mi può dire: tu non sai che significa stare a letto attaccato ai tubi, più di qua che di là, mentre ti hanno segato in due. La Bmw poteva scegliere un Brad Pitt, invece hanno preso me".

In famiglia come hanno reagito?
"Mio figlio Niccolò, in genere sempre un po' scettico e lontano dalle mie passioni, stavolta è venuto con dei suoi amici ad Adria a vedermi girare, e l'ho visto entusiasta. Sfido io, la Bmw Z4 GT3, è abbastanza tamarra che non può non piacere ai ragazzi. Quanto a Daniela, mia moglie, mi supporta e sopporta. Prima era la mia team-manager, dicevano l'avessi sposata per risparmiare uno stipendio".

Stavolta frenerà con un piede bucato.
"Sì. Con un piedino di metallo. Ma di fata, numero 36. È una soluzione ingegnosa semplice, ma a cui nessuno aveva pensato. Prima mi stringevano la scarpa con delle cinghie, ma continuava a scivolare, e non potevo affondare sul pedale. Sul freno ci vuole molta sensibilità, per non far perdere troppa potenza in curva alla macchina. Ora invece questo sistema mi permette di infilare il piede destro in un perno che mi dà stabilità".

Ma la sensibilità?
"Ce l'ho. È quella del metallo su metallo. So che suona strano dirlo, ma adesso sento, dopo tempo, a livello dell'anca. Le prime volte delle protesi, quando camminavo, mi sembrava di stare sulle nuvole, ora invece, anche se sono artificiali, sento il terreno. Gli altri comandi invece, marce e acceleratore, ce li ho sul volante che è bellissimo e luminoso, mi hanno messo i colori del tricolore. Roba da sballo. Prima se non avevo la seduta e la guida perfetta nemmeno partivo".

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È più flessibile.
"E anche più dialettico. Nei piaceri e dispiaceri. Aperto a cercare e a trovare soluzioni. Nelle mie condizioni ci sono sempre problemi da risolvere. Questo mi ha reso un uomo e forse anche un pilota migliore. In squadra c'è molto cameratismo e agli altri due, Timo e Bruno, il timore reverenziale verso di me per fortuna è passato. Avrei capito tutto: anche l'atteggiamento di sospetto, mediato da una innocente diffidenza, ma sul piano umano ci siamo subito trovati. E penso di averli sorpresi a livello di prestazioni".

Sta dicendo che fila come loro?
"Sì. Viaggiamo alla stessa velocità. In una 24 ore, in genere ci si alterna ogni 60', ma il punto critico è il momento del cambio: soprattutto perché io entro e esco con il mio volante e le protesi. Farlo in 48" è da record. Noi siamo a 50", e possiamo migliorare. Sappiamo di avere un motore più piccolo rispetto agli altri, però l'aerodinamica è splendida, adatta ad una gara di durata come la 24 Ore di Spa, una pista affascinante".

Ma che per due volte le ha voluto male.
"Appunto: ho già dato. Nel '93 nel Gp del Belgio mi sono schiantato a 240 km orari contro le barriere, per un guasto alle sospensioni. Ne riportai un edema cerebrale niente male e in più quando mi rialzai mia madre mi disse: sembri più alto. Mi ero allungato di tre centimetri per la forza che si scaricò sulla colonna vertebrale. Un'altra volta mi sono ribaltato. Stavolta sono in credito".

È la prima volta di un equipaggio misto.
"Ci sono solo io di amputato, gli altri due, Timo Glock e Bruno Spengler, sono normali. E mi ha fatto molto piacere ricevere messaggi dai miei colleghi: in tanti erano pronti a correre con me. Si vede che mi riconoscono ancora un talento. Il problema che i tecnici Bmw hanno dovuto risolvere è non stravolgere troppo l'abitacolo altrimenti quando cambi gomme, benzina e piloti perdi troppo tempo. I pedali della nostra macchina sono quattro, due vicini per loro, due molto distanziati per me. Nessuno dà fastidio all'altro".

Non va fuori di testa tra luci, pedali, pulsanti, ed altro?
"Bè non è semplice. E a volte il difficile è avere troppe cose da scegliere. Mi spiego: io ho sempre amato i tortellini, e ogni volta che torno nella mia terra, a Bologna, visto che ora vivo a Padova, li ho sempre ordi- nati: come primo e secondo. Poi ho iniziato ad assaggiare il salmone, buono anche quello, e il mio gusto si è allargato. Finita Spa, 25-26 luglio, corro a Notwill in Svizzera il mondiale di handbike, dal 29 luglio al 2 agosto, ad ottobre vado alle Hawaii per l'Ironman, e l'anno prossimo a Rio difenderò i miei due titoli paralimpici. Fino a quando posso perché no?".

Da Zanardi di Castel Maggiore a Terminator?
"Non amo il rischio assurdo. Come non credo lo amasse Schumacher che si è fatto male non su una pista, ma sciando con suo figlio. Se torno a Spa è perché la Bmw e gli organizzatori hanno fatto in modo che ci siano garanzie di sicurezza. Non mi credo immortale. In autostrada con la nebbia guido piano, ma vengo superato da gente che va a 120 all'ora. Chi sono i pazzi? Poi magari se la gara andrà bene ci sarà qualcuno come nel caso di Pistorius che inizierà a dire: non è che Zanardi, guidando senza gambe, ha un vantaggio? Me lo aspetto, è un retaggio culturale. Se Bolt supera tutti è un fuoriclasse, se lo fa un tipo come me è un impostore ".
Il mondo delle corse può aprirsi di più?
"Fare il pilota è un mestiere difficile e costoso. Partono in tanti e arrivano in pochi. Le donne sono tagliate fuori, non perché meno brave, ma perché sono rare. Non voglio dare ai disabili l'illusione che tutti ce la possano fare, però almeno con me possono sognare di farlo. Ad occhi aperti. Lo dico a tutti: scusate, ma mi chiamo Zanardi. Lo giurai dal letto di ospedale di Berlino: mi rimetto in piedi".
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