Atletica, si complica per Salazar: ex allievo pronta a inchiodarlo
di ENRICO SISTIKara Goucher, bronzo a Osaka, aggraverebbe la posizione del tecnico e del suo 'preferito', Galen Rupp: "Ci vorrà molto, pensate al caso Armstrong. Ma la verità verrà fuori". E a questo punto Farah potrebbe fare marcia indietro rispetto al proprio allenatore
ROMA - Una spada sta per tagliare in due la vicenda Salazar. A causa dei “rumors” sempre più insistenti sulla possibilità che nel Nike Project di Portland circolassero sostanze proibite a sua insaputa, il campione olimpico dei 5 mila e 10 mila di Londra 2012 Mo Farah, che si allena nell’Oregon con Salazar dal 2011, pur non indagato né dalla federazione britannica né dalla Wada, ha comprensibilmente perduto la tranquillità (vedremo giovedì nei 5 mila di Losanna in quali condizioni fisiche e psicologiche è). La spada si potrebbe materializzare sotto forma di racconto a ritroso. La confessione-testimonianza che un ex-allieva di Salazar, e compagna di allenamento di Mo Farah, Kara Goucher, sarebbe pronta a garantire nei prossimi giorni, sotto giuramento, all’agenzia anti-doping americana (Usada), potrebbe infatti contenere elementi decisivi per l’apertura ufficiale di un’inchiesta e, a seguire, di un proc…
ROMA - Una spada sta per tagliare in due la vicenda Salazar. A causa dei “rumors” sempre più insistenti sulla possibilità che nel Nike Project di Portland circolassero sostanze proibite a sua insaputa, il campione olimpico dei 5 mila e 10 mila di Londra 2012 Mo Farah, che si allena nell’Oregon con Salazar dal 2011, pur non indagato né dalla federazione britannica né dalla Wada, ha comprensibilmente perduto la tranquillità (vedremo giovedì nei 5 mila di Losanna in quali condizioni fisiche e psicologiche è). La spada si potrebbe materializzare sotto forma di racconto a ritroso. La confessione-testimonianza che un ex-allieva di Salazar, e compagna di allenamento di Mo Farah, Kara Goucher, sarebbe pronta a garantire nei prossimi giorni, sotto giuramento, all’agenzia anti-doping americana (Usada), potrebbe infatti contenere elementi decisivi per l’apertura ufficiale di un’inchiesta e, a seguire, di un processo. La 36enne Goucher (bronzo nei 10 mila ai Mondiali di Osaka del 2007) avrebbe a quanto pare le informazioni terminali per spingere nel baratro Salazar, con specifico riferimento al trattamento riservato al suo atleta Galen Rupp, che la Bbc ha descritto più o meno così: “Si dopa da quando era ragazzino”.
La Goucher era stata avvicinata dalla Usada, in particolare da Travis Tygart, già due anni fa: “Ho deciso di vuotare il sacco dopo che vidi Lance Armstrong allo show di Oprah Winfrey”. Già all’epoca fra Usada e Salazar i rapporti erano pessimi, ispirati alla massima diffidenza reciproca. L’agenzia voleva vederci chiaro, l’allenatore era continuamente sdegnato. In realtà la Goucher ha scelto il silenzio fino a pochi giorni fa. Non se la sentiva, come altri testimoni (il coach Magness), temeva per la sua vita privata, i suoi interessi. Dopo aver fallito la qualificazione ai Mondiali ha capito di dover cambiare strada, non c’è più alternativa, anche perché l’atmosfera ai Trials era pesantissima: pare addirittura arricchita da qualche minaccia sordida: “Sono convinta che la verità alla fine verrà fuori. Magari ci vorrà molto. Pensate al caso Armstrong. Ma ce la faremo”. La Goucher non critica i suoi ex-compagni per non essersi ancora sganciati da Salazar, però aggiunge: “Pensateci bene, una volta etichettati in un certo modo non si torna indietro: ti resta il marchio dell’infamia addosso”.
Il dito accusatore dell’inchiesta della Bbc ha ormai un mese di vita. I primi a reagire erano stati i dirigenti della federatletica britannica, nel timore che venisse in qualche modo emersa una responsabilità a carico di Mo Farah: “Siamo pronto a riesaminare i campioni di sangue del 2012”. Ancora non lo hanno fatto. Aspettano. Solo pochi giorni fa, con una memoria difensiva di 11 mila parole, sollecitata da tutti, a cominciare dallo stesso Farah, Salazar ha negato ogni addebito diretto, lasciando però aperta la porta ai sospetti. Salazar avrebbe giustificato la sua decisione di sottoporre i suoi figli a un trattamento al testosterone con un linguaggio ambiguo e poco rassicurante, per niente convincente: “Non era per sperimentare qualcosa di illegale ma per evitare eventuali sabotaggi”. La spiegazione oscilla fra l’assurdo e il ridicolo. Ha precisato: “Sono diventato paranoico su eventuali sabotaggi”. Un giorno beccò un fisioterapista massaggiare le spalle di Galen Rupp nel 2009, il fisioterapista (Chris Whetstine) era stato accusato di essere lo stesso che aveva provocato la positività di Gatlin nel 2006. Ma Whetstine ha sempre negato e non è stato mai incriminato o indagato o accusato di falsa testimonianza. Salazar era, allora, fra coloro che sostenevano che la storia del massaggio di Gatlin era pretestuosa. Quindi ha aggravato la propria posizione attuale.
Mo Farah secondo alcune voci sarebbe pronto a fare marcia indietro: se la Goucher aprisse altre falle alla già traballante zattera di Salazar, il britannico sarebbe pronto a lasciare il Nike Project, anche per le forti pressioni della sua federazione. Tutti vogliono collaborare. Ma se si scopre che il passato di qualcuno è macchiato, macchiato resterà anche dopo aver “collaborato”.
La Goucher era stata avvicinata dalla Usada, in particolare da Travis Tygart, già due anni fa: “Ho deciso di vuotare il sacco dopo che vidi Lance Armstrong allo show di Oprah Winfrey”. Già all’epoca fra Usada e Salazar i rapporti erano pessimi, ispirati alla massima diffidenza reciproca. L’agenzia voleva vederci chiaro, l’allenatore era continuamente sdegnato. In realtà la Goucher ha scelto il silenzio fino a pochi giorni fa. Non se la sentiva, come altri testimoni (il coach Magness), temeva per la sua vita privata, i suoi interessi. Dopo aver fallito la qualificazione ai Mondiali ha capito di dover cambiare strada, non c’è più alternativa, anche perché l’atmosfera ai Trials era pesantissima: pare addirittura arricchita da qualche minaccia sordida: “Sono convinta che la verità alla fine verrà fuori. Magari ci vorrà molto. Pensate al caso Armstrong. Ma ce la faremo”. La Goucher non critica i suoi ex-compagni per non essersi ancora sganciati da Salazar, però aggiunge: “Pensateci bene, una volta etichettati in un certo modo non si torna indietro: ti resta il marchio dell’infamia addosso”.
Il dito accusatore dell’inchiesta della Bbc ha ormai un mese di vita. I primi a reagire erano stati i dirigenti della federatletica britannica, nel timore che venisse in qualche modo emersa una responsabilità a carico di Mo Farah: “Siamo pronto a riesaminare i campioni di sangue del 2012”. Ancora non lo hanno fatto. Aspettano. Solo pochi giorni fa, con una memoria difensiva di 11 mila parole, sollecitata da tutti, a cominciare dallo stesso Farah, Salazar ha negato ogni addebito diretto, lasciando però aperta la porta ai sospetti. Salazar avrebbe giustificato la sua decisione di sottoporre i suoi figli a un trattamento al testosterone con un linguaggio ambiguo e poco rassicurante, per niente convincente: “Non era per sperimentare qualcosa di illegale ma per evitare eventuali sabotaggi”. La spiegazione oscilla fra l’assurdo e il ridicolo. Ha precisato: “Sono diventato paranoico su eventuali sabotaggi”. Un giorno beccò un fisioterapista massaggiare le spalle di Galen Rupp nel 2009, il fisioterapista (Chris Whetstine) era stato accusato di essere lo stesso che aveva provocato la positività di Gatlin nel 2006. Ma Whetstine ha sempre negato e non è stato mai incriminato o indagato o accusato di falsa testimonianza. Salazar era, allora, fra coloro che sostenevano che la storia del massaggio di Gatlin era pretestuosa. Quindi ha aggravato la propria posizione attuale.
Mo Farah secondo alcune voci sarebbe pronto a fare marcia indietro: se la Goucher aprisse altre falle alla già traballante zattera di Salazar, il britannico sarebbe pronto a lasciare il Nike Project, anche per le forti pressioni della sua federazione. Tutti vogliono collaborare. Ma se si scopre che il passato di qualcuno è macchiato, macchiato resterà anche dopo aver “collaborato”.