Boxe, Marsili vola verso il Mondiale. Diaz dominato ai punti
di LUIGI PANELLAIl pugile laziale doma lo scorbutico messicano dopo dodici riprese molto tese dal punti di vista agonistico. Un risultato che schiude al vincitore le porte per una chance iridata a 39 anni
FIUMICINO - E anche questa è fatta. Emiliano Marsili non sbaglia l'ennesimo appuntamento di svolta della carriera, il più importante, quello che lo porterà a battersi per il titolo mondiale dei pesi leggeri. A trentanove anni praticamente suonati -li compirà la settimana prossima- il pugile di Civitavecchia dà prova di assoluta integrità fisica battendo nettamente ai punti il messicano Gamaliel Diaz. Il match valeva per la corona Silver della Wbc, in pratica una semifinale iridata. Match non spettacolare ma duro, intenso in ogni fase, a tratti anche scorbutico. Marsili lo indovina alla perfezione dal punto di vista tattico, praticando con intelligenza una boxe di rimessa che vanifica il più delle volte le avanzate di Diaz. Il messicano comunque, da fighter abituato a mille battaglie, merita l'onore delle armi per averci provato fino all'ultimo gong.
Il tutto in una bella serata di boxe allo stadio "Cetorelli" di F…
Il tutto in una bella serata di boxe allo stadio "Cetorelli" di F…
FIUMICINO - E anche questa è fatta. Emiliano Marsili non sbaglia l'ennesimo appuntamento di svolta della carriera, il più importante, quello che lo porterà a battersi per il titolo mondiale dei pesi leggeri. A trentanove anni praticamente suonati -li compirà la settimana prossima- il pugile di Civitavecchia dà prova di assoluta integrità fisica battendo nettamente ai punti il messicano Gamaliel Diaz. Il match valeva per la corona Silver della Wbc, in pratica una semifinale iridata. Match non spettacolare ma duro, intenso in ogni fase, a tratti anche scorbutico. Marsili lo indovina alla perfezione dal punto di vista tattico, praticando con intelligenza una boxe di rimessa che vanifica il più delle volte le avanzate di Diaz. Il messicano comunque, da fighter abituato a mille battaglie, merita l'onore delle armi per averci provato fino all'ultimo gong.
Il tutto in una bella serata di boxe allo stadio "Cetorelli" di Fiumicino. La più giovane età (34 anni) di Diaz, in realtà non si vede mai. Professionista da quando ne aveva 17, il messicano esibisce i primi segni di un certo logoramento (ko come quello rimediano in Giappone da Miura non aiutano in tal senso). Insieme ad essi però c'è anche una straordinaria malizia. Tra testa protesa in avanti, imbrigliamento dell'avversario, improbabili cadute su spinte che sente solo lui, Diaz tira fuori tutto il manuale della professione per farla franca. Non gli riesce, perché Marsili non cade mai nel suo gioco.
Attento a non concedere nulla sul piano della bagarre, fatta eccezione negli utlimi due round, ormai sicuro del risultato e resosi conto che la potenza dell'avversario si era annacquata, Marsili produce una boxe essenziale, fatta di molto movimento di gambe, di un jab destro sempre attento e di un sinistro potente ma portato con una certa parsimonia. L'unica arma veramente seria di Diaz è il destro, che però raramente va a segno ed alla lunga finisce anche per diventare prevedibile. Il resto del menù proposto dal messicano è aggressività e coraggio.
Componenti che però aggravano ulteriormente i cartellini di Diaz (4, 5 e 7 punti per i tre giudici). La testa portata avanti gli costa infatti due richiami ufficiali: il prima nel settima round, la seconda in quello successivo dopo un taglio, sia pure accidentale, provocato alla fronte di Marsili da una capocciata. Particolari che ormai appartengono però al passato. Quel che conta è che adesso il manager Cherchi potrà dedicarsi alle trattative per far fare al laziale il grande balzo, magari negli Usa, per giocarsi la carta della vita. Lo merita, perché Marsili è pugile vero, tra i migliori del panorama italiano. Lo sorregge una passione che lo porta ad allenamenti molto duri per rientrare nei limiti della categoria, lui che tra l'altro (questo è un brutto segno per il professionismo in Italia) è costretto anche a lavorare al Porto di Civitavecchia. "Molo 4" è la bellissima canzone a tema che gli ha dedicato il noto cantante Federico Zampaglione: l'ha eseguita accompagnando l'amico pugile sul ring, mentre la sua compagna, l'attrice Claudia Gerini, ha mostrato insospettabili doti di ring announcer (il match andava anche in America Latina). A Liverpool contro Matthews, l'Europeo contro Giacon, ora Diaz: manca un gradino a Marsili, il prossimo. E quello sarà l'appuntamento di una vita.
Il tutto in una bella serata di boxe allo stadio "Cetorelli" di Fiumicino. La più giovane età (34 anni) di Diaz, in realtà non si vede mai. Professionista da quando ne aveva 17, il messicano esibisce i primi segni di un certo logoramento (ko come quello rimediano in Giappone da Miura non aiutano in tal senso). Insieme ad essi però c'è anche una straordinaria malizia. Tra testa protesa in avanti, imbrigliamento dell'avversario, improbabili cadute su spinte che sente solo lui, Diaz tira fuori tutto il manuale della professione per farla franca. Non gli riesce, perché Marsili non cade mai nel suo gioco.
Attento a non concedere nulla sul piano della bagarre, fatta eccezione negli utlimi due round, ormai sicuro del risultato e resosi conto che la potenza dell'avversario si era annacquata, Marsili produce una boxe essenziale, fatta di molto movimento di gambe, di un jab destro sempre attento e di un sinistro potente ma portato con una certa parsimonia. L'unica arma veramente seria di Diaz è il destro, che però raramente va a segno ed alla lunga finisce anche per diventare prevedibile. Il resto del menù proposto dal messicano è aggressività e coraggio.
Componenti che però aggravano ulteriormente i cartellini di Diaz (4, 5 e 7 punti per i tre giudici). La testa portata avanti gli costa infatti due richiami ufficiali: il prima nel settima round, la seconda in quello successivo dopo un taglio, sia pure accidentale, provocato alla fronte di Marsili da una capocciata. Particolari che ormai appartengono però al passato. Quel che conta è che adesso il manager Cherchi potrà dedicarsi alle trattative per far fare al laziale il grande balzo, magari negli Usa, per giocarsi la carta della vita. Lo merita, perché Marsili è pugile vero, tra i migliori del panorama italiano. Lo sorregge una passione che lo porta ad allenamenti molto duri per rientrare nei limiti della categoria, lui che tra l'altro (questo è un brutto segno per il professionismo in Italia) è costretto anche a lavorare al Porto di Civitavecchia. "Molo 4" è la bellissima canzone a tema che gli ha dedicato il noto cantante Federico Zampaglione: l'ha eseguita accompagnando l'amico pugile sul ring, mentre la sua compagna, l'attrice Claudia Gerini, ha mostrato insospettabili doti di ring announcer (il match andava anche in America Latina). A Liverpool contro Matthews, l'Europeo contro Giacon, ora Diaz: manca un gradino a Marsili, il prossimo. E quello sarà l'appuntamento di una vita.