ROMA - Smettere da vincente lasciando il proprio nome nella storia è l'ambizione massima per ogni sportivo, ma tornare e incidere a ferro e fuoco la propria impronta è un privilegio toccato a pochi atleti. Max Biaggi può vantarsi di essere entrato in questa ristrettissima élite, rinverdendo i fasti che fino a tre anni fa erano per lui la più classica delle quotidianità. Il terzo posto conquistato in gara-1 ieri sulla pista di Sepang, alla veneranda età di 44 anni e 38 giorni, ha consentito al pilota romano di diventare il più anziano motociclista a essere salito sul podio nella storia della Superbike. "Fin dalla gara di Misano avevo un solo obiettivo: scrivere qualcosa che ancora non era stata scritta. Sono felicissimo di avercela fatta" racconta Biaggi, che con la sua Aprilia RSV è riuscito nell'impresa di conquistare la terza piazza partendo come wild card sul circuito malese.
Con una carriera così lunga, ci si emoziona ancora a tagliare il traguardo?
"È stato incredibile perché era proprio quello che volevo. La soddisfazione è stata anche maggiore perché ho corso malconcio con la spalla sinistra lussata e un profondo taglio sulla tibia destra per colpa della caduta della scorsa settimana durante i test, sempre a Sepang. Ho ricevuto molti complimenti per non aver parlato di queste due ferite prima della gara. Non volevo avere attenuanti. Le parole del dottor Claudio Costa (ex medico della clinica mobile, ndr), che per me è stato un vero padre a bordo pista quando correvo in MotoGp, hanno reso il podio ancora più dolce, perché è il riconoscimento di un decano che è sempre stato una persona positiva nel mondo del motociclismo".
In molti erano scettici sul tuo ritorno in pista, ma già dopo la Superpole e il sesto posto a Misano avevano iniziato a ricredersi. Cosa l'ha spinta a risalire in moto?
"In una parola sola: la passione. È qualcosa che ti spinge dentro e ti dà le giuste sensazioni per risalire in moto e divertirsi sempre, come la prima volta. E poi c'era la voglia di entrare nella storia. Queste due sono state gare pensate e preparate a lungo per cercare di commettere meno errori possibili. Poi quando sali in moto ti rendi conto che gli automatismi non vanno più come una volta e la sfida diventa sempre più grande. Ha presente quando una persona va a nuotare dopo dieci anni e fatica anche a mantenersi a galla? Ecco, questa è stata la prima sensazione che ho provato".
Sul podio dopo tre anni passati a commentare le gare degli altri. Il punto di vista è cambiato?
"La sensazione è completamente diversa perché anche le aspettative erano ben differenti. Questo terzo posto ha un sapore ben diverso dall'ultimo conquistato in Portogallo nel 2012, quando ancora gareggiavo per vincere il mondiale. All'epoca il fatto di non arrivare al podio era una delusione grandissima. Ora invece, con la leggerezza e le minori pressioni, si riesce a vedere tutto con occhi migliori per godersi ogni singolo istante e ogni successo personale".
Non c'era il rischio di rovinare lo splendido ricordo che aveva lasciato in Superbike 3 anni fa?
"Questo è il tormento che perseguita ogni pilota che decide di rientrare nel giro dopo essersi ritirato. Ma poi subentra l'adrenalina della moto che ti dà ancora più convinzione. Uno che vive di corse da oltre 20 anni ha la tuta quasi tatuata sulla pelle, ma deve mantenere la lucidità dei propri limiti e non vivere questa passione come una droga a cui non si può dire di no".
Quanto ha contato la sua esperienza per raggiungere questo risultato?
"Molto, come in tutte le cose che si fanno. Tutto il passato che un pilota si porta sulle spalle serve per le gare del presente e del futuro. Fortunatamente la mia è un'esperienza positiva, fatta di tanti successi e soddisfazioni che aiutano ad affrontare tutto quello che capita con ottimismo e consapevolezza dei propri mezzi. Molti altri, invece, portano con sé la negatività delle proprie esperienze e tutto questo rischia di far disamorare e perdere la passione".
Ad aiutarla non ha avuto un gruppo con la sua esperienza. È stata dura?
"Sono tutte persone che non hanno mai preso parte a un mondiale e quindi la soddisfazione è doppia. Il ringraziamento è quindi doppio, per aver realizzato una moto competitiva e per aver affrontato entrambi i weekend di gara con grande professionalità e senza paura. Sembravano dei veri veterani del box".
Dopo questo risultato tutti si aspettano un suo ritorno. Come pensa di rispondere alle aspettative non solo dei tifosi, ma di tutto il movimento motociclistico?
"Viviamo alla giornata, senza creare false aspettative. Certo adesso mi sembra di essere tornato in palla e in forma, ma devo prendere le cose con calma e non programmare troppo il mio futuro. In questo momento è quasi un peccato fermarsi, ma devo fare i conti con la realtà, riflettere e non buttarmi nella mischia solo perché l'entusiasmo è a mille".
(Pezzo pubblicato su RSera)
Con una carriera così lunga, ci si emoziona ancora a tagliare il traguardo?
"È stato incredibile perché era proprio quello che volevo. La soddisfazione è stata anche maggiore perché ho corso malconcio con la spalla sinistra lussata e un profondo taglio sulla tibia destra per colpa della caduta della scorsa settimana durante i test, sempre a Sepang. Ho ricevuto molti complimenti per non aver parlato di queste due ferite prima della gara. Non volevo avere attenuanti. Le parole del dottor Claudio Costa (ex medico della clinica mobile, ndr), che per me è stato un vero padre a bordo pista quando correvo in MotoGp, hanno reso il podio ancora più dolce, perché è il riconoscimento di un decano che è sempre stato una persona positiva nel mondo del motociclismo".
In molti erano scettici sul tuo ritorno in pista, ma già dopo la Superpole e il sesto posto a Misano avevano iniziato a ricredersi. Cosa l'ha spinta a risalire in moto?
"In una parola sola: la passione. È qualcosa che ti spinge dentro e ti dà le giuste sensazioni per risalire in moto e divertirsi sempre, come la prima volta. E poi c'era la voglia di entrare nella storia. Queste due sono state gare pensate e preparate a lungo per cercare di commettere meno errori possibili. Poi quando sali in moto ti rendi conto che gli automatismi non vanno più come una volta e la sfida diventa sempre più grande. Ha presente quando una persona va a nuotare dopo dieci anni e fatica anche a mantenersi a galla? Ecco, questa è stata la prima sensazione che ho provato".
Sul podio dopo tre anni passati a commentare le gare degli altri. Il punto di vista è cambiato?
"La sensazione è completamente diversa perché anche le aspettative erano ben differenti. Questo terzo posto ha un sapore ben diverso dall'ultimo conquistato in Portogallo nel 2012, quando ancora gareggiavo per vincere il mondiale. All'epoca il fatto di non arrivare al podio era una delusione grandissima. Ora invece, con la leggerezza e le minori pressioni, si riesce a vedere tutto con occhi migliori per godersi ogni singolo istante e ogni successo personale".
Non c'era il rischio di rovinare lo splendido ricordo che aveva lasciato in Superbike 3 anni fa?
"Questo è il tormento che perseguita ogni pilota che decide di rientrare nel giro dopo essersi ritirato. Ma poi subentra l'adrenalina della moto che ti dà ancora più convinzione. Uno che vive di corse da oltre 20 anni ha la tuta quasi tatuata sulla pelle, ma deve mantenere la lucidità dei propri limiti e non vivere questa passione come una droga a cui non si può dire di no".
Quanto ha contato la sua esperienza per raggiungere questo risultato?
"Molto, come in tutte le cose che si fanno. Tutto il passato che un pilota si porta sulle spalle serve per le gare del presente e del futuro. Fortunatamente la mia è un'esperienza positiva, fatta di tanti successi e soddisfazioni che aiutano ad affrontare tutto quello che capita con ottimismo e consapevolezza dei propri mezzi. Molti altri, invece, portano con sé la negatività delle proprie esperienze e tutto questo rischia di far disamorare e perdere la passione".
Ad aiutarla non ha avuto un gruppo con la sua esperienza. È stata dura?
"Sono tutte persone che non hanno mai preso parte a un mondiale e quindi la soddisfazione è doppia. Il ringraziamento è quindi doppio, per aver realizzato una moto competitiva e per aver affrontato entrambi i weekend di gara con grande professionalità e senza paura. Sembravano dei veri veterani del box".
Dopo questo risultato tutti si aspettano un suo ritorno. Come pensa di rispondere alle aspettative non solo dei tifosi, ma di tutto il movimento motociclistico?
"Viviamo alla giornata, senza creare false aspettative. Certo adesso mi sembra di essere tornato in palla e in forma, ma devo prendere le cose con calma e non programmare troppo il mio futuro. In questo momento è quasi un peccato fermarsi, ma devo fare i conti con la realtà, riflettere e non buttarmi nella mischia solo perché l'entusiasmo è a mille".
(Pezzo pubblicato su RSera)