PECHINO - Il diciannovenne eritreo Ghirmay Ghebreslassie ha vinto a sorpresa la maratona ai Mondiali di atletica di Pechino. Si è imposto in 2h12'27", precedendo l'etiope Yemane Tsegay (2h13'07") e l'ugandese Solomon Mutai (2h13'29"). Tra gli azzurri quarto posto per il 41enne Ruggero Pertile (2h14'22") , mentre il campione europeo in carica Daniele Meucci (2h14'53"), ha chiuso in ottava posizione. Un piazzamento di spessore, ottenuto in una corsa che vedeva al via i più forti specialisti del mondo. Sesto posto per il campione olimpico e mondiale in carica, l'ugandese Stephen Rotich. Si sono ritirate le superstar keniane Dennis Kimetto e Wilson Kipsang.
Prova da protagonista per Pertile, impegnato fin dalle prime fasi a tenere costante il ritmo (1h06'55" a metà) e a lungo 'pacemaker' d'eccezione per il compagno Meucci. Quando poi la corsa è entrata nella fase decisiva, entrambi hanno saputo reagire ai momenti di crisi, risalendo posizioni nel finale, condizionato anche dalla temperatura superiore ai 30 gradi.
Dopo l'argento di Valeria Straneo agli scorsi mondiali di Mosca 2013 (anche in quel caso, con un'altra azzurra tra le prime otto, Emma Quaglia sesta) e le due medaglie (oro Meucci, argento ancora alla Straneo) agli Europei di Zurigo dello scorso anno, è la conferma della grande vitalità della maratona azzurra. Segnale importante in chiave olimpica, quando mancano appena dodici mesi ai Giochi di Rio 2016.
Pertile non nasconde la sua soddisfazione, ma neppure il suo rammarico per il podio sfumato: "E' il miglior risultato di tutta la mia carriera, ma non ne sono ancora del tutto felice. Mi dispiace per la medaglia perché non era troppo lontana, appena 53 secondi, ed io ci ho creduto dal primo metro dopo la partenza". "Ho fatto una gara regolare - aggiunge - conoscendo bene i cambi di ritmo tipici degli africani, anche se qui ho visto i big abbastanza in difficoltà, sudavano tantissimo. Kipsang ad esempio si bloccava letteralmente ad ogni rifornimento". E ancora: "E' stata la maratona che avevo in mente, 42 chilometri e 195 metri in cui bisognava fare bene i conti con la benzina che si ha in corpo e dosarla bene fino all'ultimo. Rio nel 2016 sarà una gara difficile come questa. Ogni maratona è una storia che bisogna saper leggere".
"L'età conta ma si vince e si arriva in fondo con la testa e le motivazioni - sottolinea poi Pertile - Nel 2014 venivo da sei mesi di stop, stavolta invece ho avuto la fortuna di poter lavorare come si deve per preparare una maratona. A 41 anni, ogni anno diventa più difficile, ma in Meucci ho trovato un ottimo compagno di allenamento". "Ci si motiva a vicenda e sono convinto che lui abbia davanti a sé un futuro in cui potrà anche mettersi al collo altre medaglie. So cosa gli manca ancora e lui ha già dimostrato con la vittoria di Zurigo di avere tutte le carte in regola per riuscirci", conclude Pertile.
Prova da protagonista per Pertile, impegnato fin dalle prime fasi a tenere costante il ritmo (1h06'55" a metà) e a lungo 'pacemaker' d'eccezione per il compagno Meucci. Quando poi la corsa è entrata nella fase decisiva, entrambi hanno saputo reagire ai momenti di crisi, risalendo posizioni nel finale, condizionato anche dalla temperatura superiore ai 30 gradi.
Dopo l'argento di Valeria Straneo agli scorsi mondiali di Mosca 2013 (anche in quel caso, con un'altra azzurra tra le prime otto, Emma Quaglia sesta) e le due medaglie (oro Meucci, argento ancora alla Straneo) agli Europei di Zurigo dello scorso anno, è la conferma della grande vitalità della maratona azzurra. Segnale importante in chiave olimpica, quando mancano appena dodici mesi ai Giochi di Rio 2016.
Pertile non nasconde la sua soddisfazione, ma neppure il suo rammarico per il podio sfumato: "E' il miglior risultato di tutta la mia carriera, ma non ne sono ancora del tutto felice. Mi dispiace per la medaglia perché non era troppo lontana, appena 53 secondi, ed io ci ho creduto dal primo metro dopo la partenza". "Ho fatto una gara regolare - aggiunge - conoscendo bene i cambi di ritmo tipici degli africani, anche se qui ho visto i big abbastanza in difficoltà, sudavano tantissimo. Kipsang ad esempio si bloccava letteralmente ad ogni rifornimento". E ancora: "E' stata la maratona che avevo in mente, 42 chilometri e 195 metri in cui bisognava fare bene i conti con la benzina che si ha in corpo e dosarla bene fino all'ultimo. Rio nel 2016 sarà una gara difficile come questa. Ogni maratona è una storia che bisogna saper leggere".
"L'età conta ma si vince e si arriva in fondo con la testa e le motivazioni - sottolinea poi Pertile - Nel 2014 venivo da sei mesi di stop, stavolta invece ho avuto la fortuna di poter lavorare come si deve per preparare una maratona. A 41 anni, ogni anno diventa più difficile, ma in Meucci ho trovato un ottimo compagno di allenamento". "Ci si motiva a vicenda e sono convinto che lui abbia davanti a sé un futuro in cui potrà anche mettersi al collo altre medaglie. So cosa gli manca ancora e lui ha già dimostrato con la vittoria di Zurigo di avere tutte le carte in regola per riuscirci", conclude Pertile.