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Bolt grandissimo, carismatico e fortunato

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Grande, grandissimo Bolt soprattutto per aver sconfitto i demoni del suo recente passato, quei lunghi silenzi assordanti prima e dopo i quali, o dentro i quali, avevamo il diritto di sospettare che non vi fosse più abbastanza sostanza, che lui non fosse più in grado di esprimersi a certe velocità. Grande soprattutto per aver corso contro i suoi stessi dubbi, che il volto, le espressioni, la sua inedita “normalità” non riuscivano a nascondere nella call room. Grande e coraggioso Bolt, ma anche un po’ fortunato, per aver contribuito (non totalmente, in parte sì) a creare le premesse per la peggior giornata della storia agonistica di Justin Gatlin e per aver immediatamente approfittato della situazione. Raramente l’atletica presta il fianco a considerazioni su elementi associabili al caso, come può esserlo la spizzata di coscia che spiazza il portiere nel calcio. L’atletica non mente mai, non prevede margini all’infuori di quelli stabiliti dalla propria condizione fisica e mentale. Però Bolt stavolta è stato il classico talento aiutato da un briciolo di buona sorte, l’ha come attratta verso di sé, allontanandola da tutti gli altri, incluso Gatlin. In due, forse tre momenti della giornata, Bolt è stato un campione sostenuto dagli dei, letteralmente tenuto in piedi dagli dei. Scena numero uno: il quinto appoggio della sua semifinale, sul piede destro, lo stava gettando in terra e avrebbe potuto negargli la finale.

Si è ripreso per miracolo, rialzandosi e rettificando uno squilibrio bio-meccanico che solitamente, in quel momento, in una gara così breve e così importante, con quelle spinte mostruose, può essere decisivo, ovviamente in senso negativo. In una prestazione che dura meno di dieci secondo è quasi sempre impossibile rimediare a un errore, non c’è il tempo materiale. Merito delle sue gambe, certo, ma anche del fatto che ha dovuto rimontare atleti di un certo tipo, di un certo livello, non di più, dai 9”90 in su.  Avesse dovuto rimontare Rodgers, le cose forse sarebbero andate diversamente. Scena numero due, la semifinale di Gatlin: maestro nella gestione dei “turni”, maestro nell’amministrare le proprie energie sotto sollecitazioni ravvicinate, Gatlin ha corso la sua semifinale dopo aver visto l’incertezza e l’affanno di Bolt. Si sarà sentito in diritto di crederci al 100% e per una volta in vita sua non ha pensato, neppure per un istante, neppure per un appoggio, in quella sua splendida ma al tempo stesso commendevole semifinale, di moderare lo sforzo, chiudendo (con il vento al di sotto del metro al secondo) in uno spaventoso (per una semifinale) 9”77. Troppo anche per lui.

Il cinque a forma di pugno che i due si danno prima della finale è emblematico di come la storia si stesse spostando da una parte all’altra. Gatlin commette il suo secondo errore: sente, anche questo forse per la prima volta in vita sua, il peso delle responsabilità e fa un disastro nei primi quaranta metri, per consuetudine il momento in cui in tutti questi mesi ha fatto la differenza: il tempo di reazione dell’uscita dai blocchi è alta (0.165), l’accelerazione più corta e meno “infilata”. La peggiore mai vista proveniente dalle sue gambe e dalla sua tecnica. L’americano sente la presenza di Bolt, fiuta il cortocircuito improvviso e imprevedile.

Dal canto suo, per essere ciò che è e soprattutto ciò che è stato, Bolt si limita a raccogliere l’invito correndo al massimo (probabilmente) delle sue possibilità attuali. Grande merito ma complesso di circostanze che pendono dalla sua parte, tutte. Negli ultimi venti metri Gatlin, a causa della cattiva accelerazione, perde gli appoggi, si irrigidisce, quasi inciampa sul suo cattivo andare. Bolt vince e malgrado Gatlin abbia corso la sua peggior gara dell’anno, partendo come uno da 10”00, il giamaicano finisce davanti soltanto di un centesimo. Gatlin compie il capolavoro alla rovescia di correre più lenta la finale della semifinale, Bolt il capolavoro di aver saputo sfruttare ogni dettaglio dei guasti momentanei dell’avversario principale. Ma rimane una certezza: Gatlin in questo momento, se non si fosse fatto avvolgere l’anima da uno strano miscuglio di entusiasmo e timore, correndo come ha sempre corso in questa stagione, avrebbe vinto di un metro. Grande Bolt. Carismatico Bolt. Fortunato Bolt. 
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