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Tor des Géants, pioggia e neve minacciano la partenza

Alla vigilia dell'ultramaratona il peggior nemico sembra essere il maltempo. I partecipanti "cavie" del Cnr
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COURMAYEUR - Tor des Géants, vigilia. Appuntamento al Palaghiaccio di Courmayeur, tutti con il naso all'insù per scrutare i nuvoloni che incombono sul Monte Bianco. Le previsioni meteo hanno mandato in tilt l'efficientissima macchina organizzativa  della Vda Trailers; si teme una partenza sotto la pioggia, domenica alle 10. Ma soprattutto, a spaventare assistenza e sicurezza, il rischio di nevicate proprio lunedì, quando la testa della gara s'arrampicherà, con ogni probabilità in piena notte, sulla vetta più alta del Tor, il col Loson, 3.299 metri. Gelo neve e ghiaccio sulle rocce a quella quota, e per di più al buio, non è certo una passeggiata per atleti equipaggiati con scarpette da corsa, magliette e giacche leggere. La Vda Trailers ha già pronto un piano B, una deviazione per evitare la vetta più rischiosa. Con tutte le incognite, però, dovute al fatto che mai nelle precedenti edizioni &…
COURMAYEUR - Tor des Géants, vigilia. Appuntamento al Palaghiaccio di Courmayeur, tutti con il naso all'insù per scrutare i nuvoloni che incombono sul Monte Bianco. Le previsioni meteo hanno mandato in tilt l'efficientissima macchina organizzativa  della Vda Trailers; si teme una partenza sotto la pioggia, domenica alle 10. Ma soprattutto, a spaventare assistenza e sicurezza, il rischio di nevicate proprio lunedì, quando la testa della gara s'arrampicherà, con ogni probabilità in piena notte, sulla vetta più alta del Tor, il col Loson, 3.299 metri. Gelo neve e ghiaccio sulle rocce a quella quota, e per di più al buio, non è certo una passeggiata per atleti equipaggiati con scarpette da corsa, magliette e giacche leggere. La Vda Trailers ha già pronto un piano B, una deviazione per evitare la vetta più rischiosa. Con tutte le incognite, però, dovute al fatto che mai nelle precedenti edizioni è stato cambiato il percorso.

Tra le curiosità della vigilia, una economica. Due stand, è il caso di dirlo, storici, per un puro caso si sono trovati uno accanto all'altro nell'area espositiva del Palaghiaccio. Sono i marchi Grivel e Ferrino, due aziende ultrasecolari (198 anni la prima, 145 la seconda) a conduzione familiare di prodotti outdoor di montagna, che resistono tenacemente alla concorrenza dei colossi orientali e d'Oltreoceano. Domani, dunque, start verso il Col d'Arp, 2.571 metri, poi discesa e risalita al Col de la Crosatie, 2.829 metri, quindi salita ai 2.854 del Col Fenetre e i 3.002 del Col Entrelor, il tutto sotto la pioggia. Se l'organizzazione trema, i "pazzi" del Tor non sembrano darci peso, al meteo avverso. Sono camosci votati a soffrire, a patire freddo fame sete, a correre sulle vesciche e sulle infiammazioni a ginocchia e caviglie.

Perché per tutti l'obiettivo è arrivare. Dominique Gauthier, informatico, 57 anni, è venuto dall'Alta Savoia, Vittorio Facchin, 49 anni, operaio, da Lamon, provincia di Belluno. "E' la mia seconda  -  dice  - la prima l'ho conclusa grazie agli impacchi di ghiaccio sulle ginocchia ogni base vita".

Diverse le motivazioni che hanno spinto i coniugi Carrara, Sonia e Pier Alberto, al Tor, non ambizioni sportive ma romantiche. "Vogliamo festeggiare così i nostri 25 anni di matrimonio. Non correremo certo mano nella mano  -  scherza Sonia, fiera di essere casalinga che si allena di corsa tutti i giorni  -  anche perché sarebbe impossibile stare dietro a uno che ha fatto quattro olimpiadi". Pier Alberto, che cerca timidamente di sfuggire ai cronisti, è stato un famoso fondista biatleta, medaglia d'argento nella 20 km alle olimpiadi del '98.

Ma gare così faticose, fanno bene o male alla salute? Per scoprirlo, il Tor è per i ricercatori del Cnr di Milano e Pisa il laboratorio ideale. Sabato, per tutta la giornata, 40 atleti (compreso chi scrive) si sono offerti come cavie a dieci specialisti del Cnr che hanno sottoposto i loro corpi a ogni sorta di test. "Il dubbio amletico di fronte a gare di endurance  -  spiega la coordinatrice della ricerca, Simona Mrakic Sposta  -  è capire se facciano bene o male alla salute. Un allenamento eccessivo e non corretto  -  spiega la ricercatrice  -  può provocare aritmie, disturbi vascolari e anche morte improvvisa. Per contro, uno studio pubblicato proprio in questi giorni sulla rivista Mutagenesis  -  aggiunge  -  ha dimostrato che gli atleti che si dedicano agli ultra endurance hanno un invecchiamento migliore. In altre parole, lo sport fa ringiovanire, invecchiare meglio e più tardi. Solo, però, se si pratica bene". L'ultima parola a fine gara. All'arrivo del Tor, gli specialisti del Cnr aspetteranno le loro "cavie" per misurare se i loro corpi, dopo 330 km e 24mila metri di salite, saranno invecchiati. O ringiovaniti.