Deltaplano: un documentario ricorda D'Arrigo, l'uomo che volava con le aquile
di GIORGIO CARUSOA nove anni dall'incidente in cui perse la vita, "Ali di tela" di Chiara Andrich e Giovanni Pellegrini ripercorre le imprese e la storia del franco-siciliano, il primo a sorvolare in volo libero l'Everest
ROMA - "Ci sono due tipi di paura - diceva Angelo D'Arrigo - la paura reale, quella che ci protegge e le paure inventate che limitano la nostra vita". D'Arrigo le "paure inventate" le aveva legate al suo deltaplano, tra tubi in alluminio e cavi colorati, e con le sue ali di tela aveva spinto il volo umano ai limiti più estremi.
Nel 2004, fu il primo al mondo a sorvolare, in volo libero, l'Everest, spingendosi a 9.000 metri insieme a un'aquila nepalese, il primo ad attraversare la Siberia (2002) per 5.300 chilometri, guidando uno stormo di gru siberiane e il primo ad attraversare il Sahara e il Mediterraneo (2001). L'Ulisse dei cieli, era nato a Catania nel 1961, madre francese e padre siciliano, ma si erano subito trasferiti in Francia. Una laurea in sport all'università di Parigi, e diversi titoli in tasca: istruttore di volo, maestro di sci e guida alpina.
"Per me il volo è entrare …
Nel 2004, fu il primo al mondo a sorvolare, in volo libero, l'Everest, spingendosi a 9.000 metri insieme a un'aquila nepalese, il primo ad attraversare la Siberia (2002) per 5.300 chilometri, guidando uno stormo di gru siberiane e il primo ad attraversare il Sahara e il Mediterraneo (2001). L'Ulisse dei cieli, era nato a Catania nel 1961, madre francese e padre siciliano, ma si erano subito trasferiti in Francia. Una laurea in sport all'università di Parigi, e diversi titoli in tasca: istruttore di volo, maestro di sci e guida alpina.
"Per me il volo è entrare …
ROMA - "Ci sono due tipi di paura - diceva Angelo D'Arrigo - la paura reale, quella che ci protegge e le paure inventate che limitano la nostra vita". D'Arrigo le "paure inventate" le aveva legate al suo deltaplano, tra tubi in alluminio e cavi colorati, e con le sue ali di tela aveva spinto il volo umano ai limiti più estremi.
Nel 2004, fu il primo al mondo a sorvolare, in volo libero, l'Everest, spingendosi a 9.000 metri insieme a un'aquila nepalese, il primo ad attraversare la Siberia (2002) per 5.300 chilometri, guidando uno stormo di gru siberiane e il primo ad attraversare il Sahara e il Mediterraneo (2001). L'Ulisse dei cieli, era nato a Catania nel 1961, madre francese e padre siciliano, ma si erano subito trasferiti in Francia. Una laurea in sport all'università di Parigi, e diversi titoli in tasca: istruttore di volo, maestro di sci e guida alpina.
"Per me il volo è entrare nell'aria e viverla" diceva D'Arrigo, che come un funambolo cercava il suo equilibrio tra le pieghe dell'aria e nei silenzi gonfi di follia. Muore il 27 marzo del 2006, a 45 anni, durante un volo dimostrativo a Comiso precipitando con un piccolo aereo da turismo, pilotato da Giulio De Marchis, un generale dell'aereonautica in pensione con oltre 25.000 ore di volo alle spalle. Uno scherzo del destino, visto che per la prima volta D'Arrigo affidava la sua vita a qualcun altro. A nove anni dall'incidente, Chiara Andrich e Giovanni Pellegrini hanno realizzato un documentario dal titolo "Ali di tela - Volando con Angelo D'Arrigo", prodotto da Giorgio Bartolomucci della Pinup, in collaborazione con Laura Mancuso D'Arrigo, la Fondazione Angelo D'Arrigo e il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali - MIBAC - Direzione Generale Cinema. Seguendo la moglie Laura, i figli Gioela e Gabriele e i tanti amici che lo hanno conosciuto in volo, il documentario ci mostra un D'Arrigo inedito e intimo, in una Sicilia, che ancora oggi sente viva la sua eredità spirituale. Sì, perché D'Arrigo in occasione di un reportage per una rete nazionale francese, dopo un volo dal vulcano Etna, decide di mettere radici in Sicilia, creando la prima scuola di volo libero l'Etna Fly. Si allontana dal circuito delle competizioni per dedicarsi a un progetto più grande "Metamorphosis": lo studio analitico delle tecniche di volo dei piu grandi rapaci. Nel 2005, D'Arrigo dopo aver cullato con la sua voce, con quel suo accento mezzo francese e mezzo siculo, due uova di condor, appena schiuse, insegna ai due cuccioli, Maya e Inca, a volare nei cieli siciliani per poi reintegrarli nel loro habitat naturale nelle Ande Peruviane. Impresa che D'Arrigo non riuscirà a completare. "Ali di tela - Volando con Angelo D'Arrigo", dopo la prima internazionale al "Pakistan International Mountain Film Festival", e il "Coffi Italian Film Art Festival" di Berlino, il documentario di Andrich e Pellegrini sarà al Festival del Cinema italiano di Annecy dal 23 al 29 settembre.
D'Arrigo, che prima di ogni partenza ripeteva sempre che "la vita è troppo importante per preoccuparsi della morte", dopo l'impresa dell'Everest, che lo portò sulle prime pagine di tutto il mondo, alla domanda "Come ci sei riuscito?" lui rispose "perché mi piace volare".
Nel 2004, fu il primo al mondo a sorvolare, in volo libero, l'Everest, spingendosi a 9.000 metri insieme a un'aquila nepalese, il primo ad attraversare la Siberia (2002) per 5.300 chilometri, guidando uno stormo di gru siberiane e il primo ad attraversare il Sahara e il Mediterraneo (2001). L'Ulisse dei cieli, era nato a Catania nel 1961, madre francese e padre siciliano, ma si erano subito trasferiti in Francia. Una laurea in sport all'università di Parigi, e diversi titoli in tasca: istruttore di volo, maestro di sci e guida alpina.
"Per me il volo è entrare nell'aria e viverla" diceva D'Arrigo, che come un funambolo cercava il suo equilibrio tra le pieghe dell'aria e nei silenzi gonfi di follia. Muore il 27 marzo del 2006, a 45 anni, durante un volo dimostrativo a Comiso precipitando con un piccolo aereo da turismo, pilotato da Giulio De Marchis, un generale dell'aereonautica in pensione con oltre 25.000 ore di volo alle spalle. Uno scherzo del destino, visto che per la prima volta D'Arrigo affidava la sua vita a qualcun altro. A nove anni dall'incidente, Chiara Andrich e Giovanni Pellegrini hanno realizzato un documentario dal titolo "Ali di tela - Volando con Angelo D'Arrigo", prodotto da Giorgio Bartolomucci della Pinup, in collaborazione con Laura Mancuso D'Arrigo, la Fondazione Angelo D'Arrigo e il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali - MIBAC - Direzione Generale Cinema. Seguendo la moglie Laura, i figli Gioela e Gabriele e i tanti amici che lo hanno conosciuto in volo, il documentario ci mostra un D'Arrigo inedito e intimo, in una Sicilia, che ancora oggi sente viva la sua eredità spirituale. Sì, perché D'Arrigo in occasione di un reportage per una rete nazionale francese, dopo un volo dal vulcano Etna, decide di mettere radici in Sicilia, creando la prima scuola di volo libero l'Etna Fly. Si allontana dal circuito delle competizioni per dedicarsi a un progetto più grande "Metamorphosis": lo studio analitico delle tecniche di volo dei piu grandi rapaci. Nel 2005, D'Arrigo dopo aver cullato con la sua voce, con quel suo accento mezzo francese e mezzo siculo, due uova di condor, appena schiuse, insegna ai due cuccioli, Maya e Inca, a volare nei cieli siciliani per poi reintegrarli nel loro habitat naturale nelle Ande Peruviane. Impresa che D'Arrigo non riuscirà a completare. "Ali di tela - Volando con Angelo D'Arrigo", dopo la prima internazionale al "Pakistan International Mountain Film Festival", e il "Coffi Italian Film Art Festival" di Berlino, il documentario di Andrich e Pellegrini sarà al Festival del Cinema italiano di Annecy dal 23 al 29 settembre.
D'Arrigo, che prima di ogni partenza ripeteva sempre che "la vita è troppo importante per preoccuparsi della morte", dopo l'impresa dell'Everest, che lo portò sulle prime pagine di tutto il mondo, alla domanda "Come ci sei riuscito?" lui rispose "perché mi piace volare".