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Rio 2016: tre donne per una bandiera, tra Pellegrini e Cagnotto spunta la Pennetta

Chi aprirà la sfilata azzurra ai Giochi Olimpici del prossimo anno? A contendersi l'onore finora sembravano soltanto la nuotatrice e la tuffatrice, ma l'impresa della tennista a New York sta mandando in crisi il Coni. Il colpo di scena sarebbe un doppio alfiere, con la coppia tra la veneta e la brindisina

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ROMA - Di solito lui è sempre quello beato tra le donne, ma stavolta ne avrebbe fatto volentieri a meno. Giovanni Malagò, per chi non lo ricordasse, è il capo dello sport, il presidente del Coni. Tra i suoi vari impegni ha una scelta da fare, in vista delle Olimpiadi di Rio 2016: scegliere l'alfiere azzurro, il portabandiera.

Scusate, l'articolo non era corretto: bisogna usare quello femminile, perché l'unica cosa certa è che sarà un'atleta. E qui nasce il problema, visto che ormai lo sport italiano è assolutamente nelle mani delle nostre ragazze, per meriti assoluti: s'è creato un certo affollamento con l'imbarazzo della scelta.

Quasi una guerra, di sirene, a cui va aggiunta una campionessa con la racchetta. Stringendo la cerchia delle candidate, sono tre i nomi papabili: Federica Pellegrini, Tania Cagnotto e, ultima della lista, Flavia Pennetta. Sembrava facile, ora la situazione è un pochino più complicata e non è detto che certe volte l'abbondanza delle scelte sia una cosa positiva. Fino a giugno Federica Pellegrini, la prima nuotatrice a vincere un oro olimpico (Pechino 2008) non aveva avversarie. A rubarle il palcoscenico poteva essere soltanto Valentina Vezzali, ma a parte il fatto che la schermitrice ha già avuto l'onore di aprire la sfilata azzurra a Londra 2012, non è detto che riesca a qualificarsi per i Giochi di Rio. Ma a luglio tra le signore incontrastate dello sport azzurro si è intromessa la classica che potrebbe godere: Tania Cagnotto ha vinto l'oro mondiale nei tuffi, un fatto storico, e ha improvvisamente reso le acque - è il caso di dirlo - un po' più torbide. Non bastasse, è ancora fresco il ricordo di quello che è successo a New York ai primi di settembre, la prima finale Slam tutta italiana (per non dire pugliese, essendo la Pennetta e la Vinci rispettivamente di Brindisi e di Taranto) che davvero il povero Malagò non sa più quale sirenetta scegliere.

La cosa paradossale è che tutte hanno detto di volersi ritirare (anche se giusto ieri sera Pippo Magnini, fidanzato della Pellegrini, ha accennato a un ripensamento di Federica), la Pennetta teoricamente non dovrebbe neppure iniziare l'anno agonistico 2016, ma l'Italia intera sta cercando di "costringerla" a sacrificarsi fino al prossimo agosto. Quindi, come si fa? Una scelta dolorosa, perché tutte lo meriterebbero. In assoluto la Pellegrini è in testa perché può vantare l'oro ai Giochi e il nuoto è specialità olimpica per eccellenza insieme all'atletica. Ma l'impresa della Pennetta ha una portata superiore. Il problema della Cagnotto è che quello dei tuffi è un cosiddetto movimento sportivo di nicchia.

Il colpo di scena potrebbe essere un doppio portabandiera, P&P: Pellegrini/Pennetta. Le due, tra l'altro, sono tesserate per lo stesso club, l'Aniene dello stesso Malagò. Il quale, essendo presidente storico del circolo, sa bene che tra le due non corre proprio buon sangue: erano amicissime, poi Andrea Preti le ha allontanate. Nel senso che, prima del buon Fognini, la Pennetta aveva avuto una liaison con il modello/attore, però ottimo amico della Pellegrini. E quando la coppia è scoppiata, la nuotatrice ha dato la colpa alla tennista. Ecco perché vederle sfilare una accanto all'altra, in mondovisione, risulta difficile. Ma Malagò, grande cerimoniere, potrebbe anche aggiustare le cose. Chissà. Deve solo augurarsi che non ci siano altri exploit sportivi femminili. Sarebbe troppa grazia, dannosa come un'indigestione.

Pubblicato su Repubblica Sera il 29 settembre 2015
 
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