Leggendario, infinito, una gara capolavoro. La stampa specializzata si è sbizzarrita per descrivere la nuova vittoria di Frankie Dettori all'Arc de Triomphe. Domenica sulla pista di Longchamp, nel tempio del galoppo, nella gara più importante dell'anno, con cinque milioni di euro di premio, il 45enne fantino sardo-milanese si è preso tutte le rivincite in un colpo solo. In sella al britannico Golden Horn ha ottenuto la quarta vittoria nella classicissima parigina: sembrava ormai destinato al viale del tramonto e non solo per le sfumature di grigio che si intravedono sulle sue tempie, e invece Dettori è diventato un mito.
Più che l'età sembravano aver dato il colpo di grazia al jockey italiano due eventi datati 2012 e 2013. Prima fu pescato positivo alla cocaina proprio a Parigi, con conseguente squalifica di sei mesi. Scartato dalla scuderia del Dubai, che non aveva più fiducia in lui, pareva potersi riprendere proprio con i cavalli degli sceicchi del Qatar, che con i petrodollari sponsorizzano l'Arc de Triomphe. Ma nel 2013, a pochi giorni dalla gara, cadde da cavallo e dovette rinunciare, dopo 25 presenze consecutive, alla prova parigina. Una disdetta, anche perché avrebbe dovuto correre con la superfavorita Treve, una cavalla francese magnifica che infatti rispettò i favori del pronostico finendo prima al palo di Longchamp. E neppure nel 2014 riuscì a recuperare. Quella volta ci si mise di mezzo l'allenatrice della cavalla francese, Criquette Head, che preferì il frustino di Thierry Jarnet. Treve vinse ancora, mentre Dettori dovette accontentarsi di fare da spettatore dalle retrovie.
E siamo a domenica, quando Treve e Jarnet, e tutti i francesi appassionati di ippica, pregustavano la terza vittoria consecutiva all'Arc de Triomphe, mai riuscita a nessuno in passato. E Dettori invece sognava una dolce rivincita oltre che una nuova impresa. Il cavallo, Golden Horn, autorizzava qualsiasi speranza. Vincitore di sei delle sette gare corse in precedenza, fra cui il derby inglese di Epson, una delle grandi classiche dell'ippica. La vendetta si è consumata nella maniera più bella per Frankie che ha addirittura sfruttato l'andatura del battistrada Shahah, compagno di scuderia di Treve, per stare coperto tenendosi fuori dai pericoli del plotone di cavalli (ben 17 ai nastri di partenza). Con la rivale francese attardata nelle retrovie, lo spunto nei 300 metri finali di Golden Horn è stato perentorio. "Andava forte il cavallo - ha detto a fine gara Dettori - talmente forte che ho pensato di aver vinto già a 200 metri dal palo".
Finita la gara, Frankie ha ancora una volta festeggiato alla sua maniera, saltando dalla sella con le braccia in alto in segno di giubilo per planare a piedi uniti sul terreno. Mettendo da parte le polemiche e ringraziando il 64enne allenatore inglese John Godsen, che gli ha ridato fiducia, quando ormai pochi nel mondo del galoppo gli concedevano qualche chance.
Il trainer Godsen è stato il primo, insieme all'allenatore italiano Luca Cumani, ad accoglierlo sotto la sua ala protettrice nel 1985, quando lo spaurito figlio di Gianfranco Dettori, soprannominato "il mostro" per le sue capacità sulle piste del galoppo, lo aveva spedito a Newmarket per imparare il mestiere di fantino. Tempi duri, per il quindicenne Frankie, costretto a dormire nei bed & breakfast e a mangiare poco o nulla, perché il cibo inglese non gli piaceva per niente. Ma la vita difficile evidentemente non fa paura ai Dettori. Il padre era originario di Sant'Anna Arresi nel sud della Sardegna e da giovane si guadagnava da vivere a Milano facendo il cameriere insieme ad Andrea Degortes, diventato il mitico Aceto, leggenda del Palio di Siena. Gianfranco a sua volta è stato un grande campione del galoppo, ma per il figlio sognava qualcosa di più. E le speranze si sono avverate, perché Lanfranco negli anni è diventato Frankie, l'eroe dei due mondi dell'ippica. Ha vinto dappertutto: negli Usa, in Giappone, a Dubai e a Melbourne, oltre che nella patria dell'ippica, l'Inghilterra, per un totale di 553 Gran Premi. Ad Ascot, nel 1996, vinse tutte le sette gare in programma nel convegno. Impresa storica comunque, ma che restò negli annali anche perché un anonimo e pazzo scommettitore puntò centomila lire sull'en plein del fantino sardo e si portò a casa un miliardo e mezzo.
Ma le vittorie più belle sono state quelle all'Arc de Triomphe, che può essere definito quasi un campionato del mondo del galoppo. La prima domenica di ottobre l'ippodromo parigino al Bois de Boulogne viene invaso da schiere di appassionati britannici che arrivano con tutti i mezzi per assistere alla gara. Insieme ai francesi, poi, anche tanti italiani e giapponesi. È un evento unico nella stagione. Dettori su questa magica pista aveva vinto già tre volte. Nel 1995, con un cavallo straordinario, Lammtarra, che in arabo significa l'invisibile. Un purosangue che si ritirò imbattuto dopo un solo anno di corse. Frankie in quella occasione spezzò il sortilegio che impediva a un jockey italiano di vincere a Parigi dal 1961. Poi la doppietta del 2001 e del 2002. Nel primo caso Dettori era il grande favorito, perché era in sella a un campione come Sakhee. Sorprendente invece fu il successo dell'anno successivo, con Marienbard, sfavoritissimo dai bookmakers. Fu l'ultimo squillo del sardo-milanese all'Arc prima di ieri quando, centrando la vittoria, è diventato il settimo fantino a riuscire a ottenere quattro vittorie sul magico suolo di Longchamp. Una affermazione che resterà negli annali anche perché ora l'ippodromo francese chiuderà i battenti per essere completamente rifatto e riaprire nel 2017. Il prossimo anno si correrà a Chantilly. E Dettori, c'è da giurarci, proverà ancora il colpaccio.
Pubblicato su Repubblica Sera il 5 ottobre 2015
Più che l'età sembravano aver dato il colpo di grazia al jockey italiano due eventi datati 2012 e 2013. Prima fu pescato positivo alla cocaina proprio a Parigi, con conseguente squalifica di sei mesi. Scartato dalla scuderia del Dubai, che non aveva più fiducia in lui, pareva potersi riprendere proprio con i cavalli degli sceicchi del Qatar, che con i petrodollari sponsorizzano l'Arc de Triomphe. Ma nel 2013, a pochi giorni dalla gara, cadde da cavallo e dovette rinunciare, dopo 25 presenze consecutive, alla prova parigina. Una disdetta, anche perché avrebbe dovuto correre con la superfavorita Treve, una cavalla francese magnifica che infatti rispettò i favori del pronostico finendo prima al palo di Longchamp. E neppure nel 2014 riuscì a recuperare. Quella volta ci si mise di mezzo l'allenatrice della cavalla francese, Criquette Head, che preferì il frustino di Thierry Jarnet. Treve vinse ancora, mentre Dettori dovette accontentarsi di fare da spettatore dalle retrovie.
E siamo a domenica, quando Treve e Jarnet, e tutti i francesi appassionati di ippica, pregustavano la terza vittoria consecutiva all'Arc de Triomphe, mai riuscita a nessuno in passato. E Dettori invece sognava una dolce rivincita oltre che una nuova impresa. Il cavallo, Golden Horn, autorizzava qualsiasi speranza. Vincitore di sei delle sette gare corse in precedenza, fra cui il derby inglese di Epson, una delle grandi classiche dell'ippica. La vendetta si è consumata nella maniera più bella per Frankie che ha addirittura sfruttato l'andatura del battistrada Shahah, compagno di scuderia di Treve, per stare coperto tenendosi fuori dai pericoli del plotone di cavalli (ben 17 ai nastri di partenza). Con la rivale francese attardata nelle retrovie, lo spunto nei 300 metri finali di Golden Horn è stato perentorio. "Andava forte il cavallo - ha detto a fine gara Dettori - talmente forte che ho pensato di aver vinto già a 200 metri dal palo".
Finita la gara, Frankie ha ancora una volta festeggiato alla sua maniera, saltando dalla sella con le braccia in alto in segno di giubilo per planare a piedi uniti sul terreno. Mettendo da parte le polemiche e ringraziando il 64enne allenatore inglese John Godsen, che gli ha ridato fiducia, quando ormai pochi nel mondo del galoppo gli concedevano qualche chance.
Il trainer Godsen è stato il primo, insieme all'allenatore italiano Luca Cumani, ad accoglierlo sotto la sua ala protettrice nel 1985, quando lo spaurito figlio di Gianfranco Dettori, soprannominato "il mostro" per le sue capacità sulle piste del galoppo, lo aveva spedito a Newmarket per imparare il mestiere di fantino. Tempi duri, per il quindicenne Frankie, costretto a dormire nei bed & breakfast e a mangiare poco o nulla, perché il cibo inglese non gli piaceva per niente. Ma la vita difficile evidentemente non fa paura ai Dettori. Il padre era originario di Sant'Anna Arresi nel sud della Sardegna e da giovane si guadagnava da vivere a Milano facendo il cameriere insieme ad Andrea Degortes, diventato il mitico Aceto, leggenda del Palio di Siena. Gianfranco a sua volta è stato un grande campione del galoppo, ma per il figlio sognava qualcosa di più. E le speranze si sono avverate, perché Lanfranco negli anni è diventato Frankie, l'eroe dei due mondi dell'ippica. Ha vinto dappertutto: negli Usa, in Giappone, a Dubai e a Melbourne, oltre che nella patria dell'ippica, l'Inghilterra, per un totale di 553 Gran Premi. Ad Ascot, nel 1996, vinse tutte le sette gare in programma nel convegno. Impresa storica comunque, ma che restò negli annali anche perché un anonimo e pazzo scommettitore puntò centomila lire sull'en plein del fantino sardo e si portò a casa un miliardo e mezzo.
Ma le vittorie più belle sono state quelle all'Arc de Triomphe, che può essere definito quasi un campionato del mondo del galoppo. La prima domenica di ottobre l'ippodromo parigino al Bois de Boulogne viene invaso da schiere di appassionati britannici che arrivano con tutti i mezzi per assistere alla gara. Insieme ai francesi, poi, anche tanti italiani e giapponesi. È un evento unico nella stagione. Dettori su questa magica pista aveva vinto già tre volte. Nel 1995, con un cavallo straordinario, Lammtarra, che in arabo significa l'invisibile. Un purosangue che si ritirò imbattuto dopo un solo anno di corse. Frankie in quella occasione spezzò il sortilegio che impediva a un jockey italiano di vincere a Parigi dal 1961. Poi la doppietta del 2001 e del 2002. Nel primo caso Dettori era il grande favorito, perché era in sella a un campione come Sakhee. Sorprendente invece fu il successo dell'anno successivo, con Marienbard, sfavoritissimo dai bookmakers. Fu l'ultimo squillo del sardo-milanese all'Arc prima di ieri quando, centrando la vittoria, è diventato il settimo fantino a riuscire a ottenere quattro vittorie sul magico suolo di Longchamp. Una affermazione che resterà negli annali anche perché ora l'ippodromo francese chiuderà i battenti per essere completamente rifatto e riaprire nel 2017. Il prossimo anno si correrà a Chantilly. E Dettori, c'è da giurarci, proverà ancora il colpaccio.
Pubblicato su Repubblica Sera il 5 ottobre 2015