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Vela, Coppa America: Sirena sarà skipper di New Zealand: "Mi vendicherò degli americani"

Un pezzo di Luna Rossa torna in America's Cup. Massimo Sirena, ormai ex della sfida di Patrizio Bertelli, passa con i kiwi e da Auckland minaccia gli americani di Oracle: "Farò di tutto per portargli via la coppa".

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ROMA - Per capire la portata della notizia, a suo modo straordinaria per il mondo della vela italiana, occorre conoscere la storia recente di Luna Rossa, che, nel suo piccolo, è una storia d'eccellenza italiana. Il team italiano, guidato proprio da Sirena, era riuscito muovendosi con scaltrezza e tempismo, a presentarsi all'inizio della grande corsa alla prossima America's Cup (nel 2017 alle Bermuda) da favorito assoluto.
Un team italiano che rischia di vincere la competizione più antica dello sport contemporaneo. Un inedito, quasi un oltraggio. Che Luna Rossa ha pagato caro. Il team che ha vinto l'ultima edizione, il defender che come tale dispone a proprio piacimento del regolamento, l'americano Oracle ha riscritto le regole in modo tale da azzerare il vantaggio che Luna Rossa era riuscita a costruirsi. Così facendo ha costretto il team italiano a gettare la spugna.

"E' stata una delle delusioni più grandi della mia vita. Non solo dal punto di vista sportivo o professionale. Ma proprio dal lato emotivo. Non sono uno che ha pianto spesso in vita sua... Ma cavolo, ne ero certo, stavamo per scrivere la storia della vela".
Cosa ha fatto il giorno dopo il ritiro di Luna Rossa?
"Ho preso la mia famiglia e sono partito per una vacanza in barca. Ho staccato del tutto. Ho cercato di capire cosa mi stava succedendo dentro, come stavo reagendo a quella delusione così potente. Ma è stato durissimo. Inizialmente avevo il ripudio della Coppa America, del mio ambiente. Di tutto. Avevo persino cominciato a impostare cose diverse per uscire da questo mondo - pensavo di cominciare a collaborare con grosse aziende del settore nautico, magari nelle pubbliche relazioni - Una delle opzioni era quella di imbarcarmi in un'avventura nel motorsport. Io sono un amante dei motori, non mi sarebbe dispiaciuto in F1, in fondo è uno sport simile a quello da cui provengo, competizione ai massimi livelli, tecnologia, adrenalina. Quando ho visitato la Ges della Ferrari sono impazzito..."
Poi invece?
"Poi invece mi sono accorto che c'era qualcosa che mi grattava dentro, una manina che mi bussava nella testa e mi diceva: "Ehi Max, tu sei  una macchina da guerra".  Insomma ho capito che non riesco a stare lontano da un livello tecnico, sportivo e agonistico così alto, ho umanamente bisogno di competizione".
E sono saltati fuori i neozelandesi.
"E' una cosa che mi era stata proposta il giorno dopo il ritiro di Luna Rossa. Inizialmente avevo detto che avevo bisogno di tempo perché per me era troppo a caldo. Poi con Grant Dalton, leader storico del team, ci siamo sentiti ogni tanto durante l'estate e alla fine ho colto l'opportunità".
E Luna Rossa?
"Non è stato facile. MI sono sentito con Patrizio Bertelli al quale devo tutto e insieme abbiamo deciso che era un'occasione da non perdere. Anche perché avevo la consapevolezza che uscire in modo definitivo dalla Coppa America, perdere un ciclo, mi avrebbe condannato a restare fuori per sempre. Se stai fuori per troppo tempo in uno sporto in cui la tecnologia va avanti a diecimila, poi non riesci più a recuperare".
Insomma va in Nuova Zelanda per conto di Luna Rossa...
"Ripartire da zero, in futuro, costerebbe denaro, tempo, energia. E comunque in parte è un tentativo di realizzare quello stesso progetto, Luna rossa è e resta parte integrante della mia vita sportiva e umana".
I neozelandesi sono sempre stati vicini a voi...
"Tnz è come gli All Blacks, una leggenda. E io sono onorato di entrare a farne parte".
Gli americani hanno fatto fuori Luna Rossa perché, a quanto pare, era all'avanguardia tecnologicamente. Cosa porta con sé da Cagliari?
"Progetti e disegni non posso portarli. Ma un bel bagaglio d'esperienza sì".
E magari anche qualcun altro del team?
"Certamente qualcun altro verrà".
Dica la verità: oltre alla voglia di vincere, la muove la sete di vendetta.
"Sono molto incazzato, questo sì. E se posso aumentare le possibiltà di togliere la Coppa agli americani anche solo dello 0,01 per cento lo faccio molto volentieri e con molta soddisfazione. Portare via la Coppa a quella gente sarebbe, più che una vendetta, fare un regalo a questo sport".
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