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Londra, l'Olimpiade manipolata

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Un'Olimpiade manipolata, falsata. Un'invasione di atleti che non dovevano esserci, quell'estate all'Olympic Stadium di Londra. E invece ci andarono, col pass del Cio, selezionati dal comitato olimpico russo. Soggiornarono nel villaggio di Stratford, e in alcuni casi salirono addirittura sul podio al posto di qualcun altro, magari meno protetto dall'implacabile alleanza tra federatletica e governo russo, di cui parlano le 323 pagine del report della Wada. Senza dimenticare la compromessa Iaaf, la federazione mondiale di atletica ai tempi dell'allora presidente Lamine Diack, capo di un clan familiare ed affaristico che si saldò alle esigenze di medaglia dei russi. Ben 81, nel 2012 a Londra, 24 ori, 25 argenti e 32 bronzi. E nell'atletica, lo sport "sezionato" in undici mesi di lavoro della commissione indipendente, ben 18, di cui otto d'oro, quattro d'argento e cinque di bronzo.

Di quell'edizione, alcuni "eroi" dell'avventura russa sono già caduti (ai Mondiali di Pechino quest'estate la Russia ha raccolto solo 4 medaglie): l'argento del disco Darya Pishchalnikova per oxandrolone, l'oro dei 3000 siepi donne Yuliya Zaripova per anabolizzanti. Mariya Savinova, oro sugli 800, ha ammesso di aver preso oxandrolone (ma anche l'atletica americana e turca è inciampata nell'antidoping). Quanto alla marcia, una delle specialità in cui prima l'Urss poi la Russia hanno raccolto tonnellate di medaglie, di quella squadra non è rimasto più in piedi niente. Addirittura sedici dei 17 ori conquistati nella marcia nell'ultimo decennio sono stati squalificati. A Londra gareggiarono Sergei Bakulin, Valeri Borchin, Vladimir Kanaykin, Sergei Kirdyapkin (oro nella 50 km), Elena Lashmanova (oro nella 20 km), puniti dai tre anni di squalifica alla radiazione a vita. Ha pagato soprattutto il "guru" della marcia russa, Viktor Chegin, che nel famigerato centro tecnico di Mordovia a Saransk allenava futuri campioni ad alta concentrazione chimica. Uno di loro è morto a 45 anni per infarto. Ma tutto questo è ormai alla luce del sole. Nelle profondità delle palestre e dei laboratori si svolgeva un'attività illecita che dopava gli atleti e li faceva passare indenni dai test. Uno dei metodi più semplici era la distruzione pura e semplice dei campioni prelevati: addirittura 1417 flaconi sarebbero stati soppressi in strutture come il laboratorio di Mosca, per il quale la Wada chiede il ritiro dell'accredito internazionale. Ma al laboratorio arrivavano spesso campioni già "selezionati", scelti con cura da un secondo laboratorio-ombra alla periferia di Mosca che passava al setaccio i test prima di consegnarlo alla struttura ufficiale.

Non poteva partecipare la maratoneta Lilya Shobukhova, il cui profilo del passaporto biologico risultava da tempo sospetto. Ma all'atleta fu chiesto di pagare 450mila euro per ritardare la notifica dell'atto. Corse, anche se non arrivò al traguardo: oggi le sono state tolte le tre vittorie alla maratona di Chicago e a quella di Londra 2010. Questo documenta la Wada nel suo report, ed i passaggi dedicati all'Olimpiade di Londra sono continui.
 
 
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