ROMA - Uno scandalo che fa scomparire il pur clamoroso doping del texano dagli occhi di ghiaccio: Lance Armstrong, l'americano sette volte vincitore del Tour che ha dovuto ammettere come alla base di tante vittorie ci fosse stato per lui il doping. Quelle dell'americano erano praticacce, sia pure "organizzate", ma comunque relative ad un gruppo di atleti e strutture connese. Quello che riguarda la IAAF penetra nel cuore stesso del sistema sportivo. Ed è molto più devastante. Erano loro, i massimi dirigenti, il presidente Lamine Diack, ultra ottantenne senegalese successore dell'italiano Primo Nebiolo alla guida della federatletica internazionale a chiedere soldi per nascondere il doping. Lo facevano con i russi. E l'inchiesta penale in corso in Francia lo sta dimostrando. Ma, molto probabilmente, lo facevano con tutti coloro (keniani, ecc. ecc.) che potevano pagare. Un giro d'affari indefinito, ma notevolissimo: miliardario, secondo alcune stime. Dentro c'è addirittura lo stesso presidente della Iaaf, Lamine Diack, che ha ammesso le dazioni di denaro: avrebbe dovuto finanziare l'opposizione politica nel suo paese che i russi erano disposti ad assecondare pagando. E suo figlio, Papa Massata, consigliere dell'organizzazione sportiva. E tutto un entourage che va dal responsabile del settore antidoping il medico francese Dollé, ai suoi collaboratori. Il meccanismo è noto. Mi paghi ed io non ti mando i controlli, oppure li ritardo, oppure ritardo le conclusioni della commissione che valuta i valori ematici del passaporto bio e che dovrebbe squalificarti. E chi non ci sta all'interno della stessa Iaaf, chi si fa prendere da qualche rigurgito di coscienza, deve essere in qualche modo "convinto", per evitare, quello che le carte del processo francese vanno definendo come lo scandalo più clamoroso dello sport negli ultimi 50 anni. Convinto a suon di euro, ovviamente. C'è un giro di email, in possesso degli inquirenti francesi che sottolinea l'assunto. Papa Massata scrive all'augusto genitore il 20 luglio 2013: "Valentin Balakhnichev (presidente della Federazione russa nonché tesoriere della IAAF ... ndr) mi ha sollecitato ad intervenire all'interno della IAAF dopo che il personale, a partire dal settembre 2012, ha manifestato ostilità rispetto al 'processo di gestione del dossier' e per questa ragione è stato messo in atto un lavoro di lobbying e di spiegazione nei confronti di C. Thiaré (che ha ricevuto 50.000 euro), Nick Davies (per esercitare lobbying rispetto a UK e per calmare Jane Boulter), G. Dollé (50.000 euro) e PY Garnier (10.000 euro gestiti da Cheikh").
Ma già molto tempo prima all'interno della federatletica internazionale certi fatti erano ben noti. E non tutti erano aggrappati alla "greppia" di Diack e soci. Il dottor Stephane Bermon, collaboratore (poi dimissionario) della IAAF scrive nel dicembre 2012 ai suoi due colleghi PE Garnier e T. De Capdeveille: "Il problema di cui oggi siamo a conoscenza del 'congelamento' dei passaporti biologici degli atleti russi è estremamente serio. Questo modo di agire da parte di alcuni dirigenti della IAAF è gravissimo e pericoloso per la IAAF e la sua credibilità e, ben inteso, contamina anche quelli come noi che credono ed operano ogni giorno per un'atletica onesta. Voi non ignorate che la WADA, grazie alla trasparenza del passaporto biologico (nel senso che i dati del passaporto sono registrati nel sistema ADAMS e quindi non eliminabili n. d. r.), s'è resa conto della deriva orchestrata dal nostro Presidente, dal suo stretto entourage e dal suo tesoriere onorario". Bermon parla di "inganno" e di "traffico di interessi (rete bancaria VIB, Valentine Balakhnichev, Habib Cissé, Presidente Diack, altri)". Ed è preoccupato che la Wada si a conoscenza del tutto. Bisogna riflettere "Circa il modo per disinnescare questa bomba a paragone della quale l'affare Lance Armstrong-UCI sembra un piccolo petardo".
Ed ecco le proposte: "Ci conviene incontrare il Presidente senza Gabriel Dollé, per ricondurlo alla ragione ed esigere che i casi dei passaporti conclusi (per i quali il Panel internazionale ha sancito l'avvenuto doping ematico n. d. r.) e dei passaporti in "sofferenza" (in attesa di essere trasmessi al Panel o in attesa di essere completati con la raccolta di un ultimo valore ematico n. d. r.) siano immediatamente trattati. Per questa ragione occorre farsi dare da lui una garanzia e non solo promesse. Se lui non accetterà, occorrerà allora che redigiamo immediatamente una lettera firmata da ognuno di noi che esponga i fatti, il motivo del nostro disaccordo e le soluzioni. Questa lettera dovrà essere inviata al Presidente, a Gabriel Dollé e ad una o due persone di fiducia in seno alla IAAF e penso che esse siano Habby Hofmann e Sebastian Coe. Secondo la piega prossima che prenderanno gli eventi, noi possiamo provocare o subire (a noi la scelta) un sisma nella IAAF". Un strategia per nascondere. Replicata nella email del 13 luglio 2013 a Papa Massata, figlio di Lamine Diack da parte di Nick Davies, braccio destro dell'allora vice presidente (a attuale presidente Iaaf) Sebastian Coe: "(...) occorre promuovere una campagna al fine di evitare con certezza uno scandalo giornalistico internazionale, specialmente sulla stampa britannica dalla quale provengono i peggiori articoli, correlato con i Campionati Mondiali di Mosca. Ciò richiede specialisti londinesi abili nelle pubbliche relazioni (che dovranno lavorare direttamente con me) ma io penso che se ipotizziamo di utilizzare CSM (un'azienda di pubbliche relazioni di proprietà di Sebastian Coe ndr) possiamo trarre beneficio (...)".
Davies ha un problema su tutti: "(...) Capire esattamente quali 'cadaveri" russi abbiamo ancora nell'armadio riguardo al doping (...). Dunque sa tutto. E i suggerimenti per abbuiare lo scandalo si sprecano: Penso che sia trascorso fin troppo tempo da quando sono rimasti coperti i vari atleti ed ora dobbiamo agire. Questi atleti, ovviamente, non dovrebbero essere convocati nella squadra russa per questi Campionati del mondo e Valentin dovrebbe essere pressato in tal senso. Se i colpevoli (di doping n. d. r.) non prendono parte ai Campionati Mondiali potremo aspettare fino alla fine delle gare per tirare fuori i loro nomi. Oppure ne potremo annunciare uno o due MA INSIEME ad atleti di altri Paesi. Possiamo anche preparare uno speciale dossier riguardante i test della IAAF che mostri come una delle ragioni per cui questi atleti russi risultano positivi è che vengono testati molto!!! Al tempo stesso, potremo sottolineare che il laboratorio antidoping è sotto la giurisdizione della WADA non della IAAF e che se il vero problema decisione da parte della WADA, noi abbiamo un piano B, cioè effettuare i test antidoping nel laboratorio di Losanna (Gabriel ieri mi ha confermato questa possibilità). Papa, prima possibile avrò un'idea del costo di questa campagna di comunicazione"ufficiosa" e ti farò sapere ma è certo che farò tutto quanto è nelle mie possibilità per proteggere la IAAF e il Presidente". Un quadro fosco di traffici e movimenti per nascondere e oscurare. Un giro, di persone corrotte dal denaro russo e, almeno per Habbib Cissé, consulente legale Iaaf e Gabriel Dollé, responsabile dell'antidoping federale all'epoca, anche del denaro di atleti di altri paesi. In barba ad ogni regola e ad ogni etica. Ed è in questo ambiente che si muove il dottor Giuseppe Fischetto, nella duplice veste di responsabile sanitario della Fidal e consulente antidoping della Iaaf. Inquisito a Bolzano con l'ipotesi di aver "favorito" il doping del marciatore azzurro Schwazer, squalificato per 2 anni e 6 mesi alla vigilia dei giochi di Londra 20912. I suoi rapporti con Dollè sono testimoniati da centinai di email. Il medico italiano gode della piena fiducia di Dollé, che gli affida gli incarichi più delicati, anche se negli scambi epistolari non ci sono riferimenti a dazioni di denaro o ad altre strategie di "addomesticamento" di eventuali oppositori. Il fatto certo è che da parte del medico italiano non risulta una sola denuncia delle numerose irregolarità dei russi e di altri atleti ben conosciute da tutto l'ambiente, secondo quanto riferisce l'inchiesta francese. Non sapeva nulla? Era all'oscuro di tutto?
Ma già molto tempo prima all'interno della federatletica internazionale certi fatti erano ben noti. E non tutti erano aggrappati alla "greppia" di Diack e soci. Il dottor Stephane Bermon, collaboratore (poi dimissionario) della IAAF scrive nel dicembre 2012 ai suoi due colleghi PE Garnier e T. De Capdeveille: "Il problema di cui oggi siamo a conoscenza del 'congelamento' dei passaporti biologici degli atleti russi è estremamente serio. Questo modo di agire da parte di alcuni dirigenti della IAAF è gravissimo e pericoloso per la IAAF e la sua credibilità e, ben inteso, contamina anche quelli come noi che credono ed operano ogni giorno per un'atletica onesta. Voi non ignorate che la WADA, grazie alla trasparenza del passaporto biologico (nel senso che i dati del passaporto sono registrati nel sistema ADAMS e quindi non eliminabili n. d. r.), s'è resa conto della deriva orchestrata dal nostro Presidente, dal suo stretto entourage e dal suo tesoriere onorario". Bermon parla di "inganno" e di "traffico di interessi (rete bancaria VIB, Valentine Balakhnichev, Habib Cissé, Presidente Diack, altri)". Ed è preoccupato che la Wada si a conoscenza del tutto. Bisogna riflettere "Circa il modo per disinnescare questa bomba a paragone della quale l'affare Lance Armstrong-UCI sembra un piccolo petardo".
Ed ecco le proposte: "Ci conviene incontrare il Presidente senza Gabriel Dollé, per ricondurlo alla ragione ed esigere che i casi dei passaporti conclusi (per i quali il Panel internazionale ha sancito l'avvenuto doping ematico n. d. r.) e dei passaporti in "sofferenza" (in attesa di essere trasmessi al Panel o in attesa di essere completati con la raccolta di un ultimo valore ematico n. d. r.) siano immediatamente trattati. Per questa ragione occorre farsi dare da lui una garanzia e non solo promesse. Se lui non accetterà, occorrerà allora che redigiamo immediatamente una lettera firmata da ognuno di noi che esponga i fatti, il motivo del nostro disaccordo e le soluzioni. Questa lettera dovrà essere inviata al Presidente, a Gabriel Dollé e ad una o due persone di fiducia in seno alla IAAF e penso che esse siano Habby Hofmann e Sebastian Coe. Secondo la piega prossima che prenderanno gli eventi, noi possiamo provocare o subire (a noi la scelta) un sisma nella IAAF". Un strategia per nascondere. Replicata nella email del 13 luglio 2013 a Papa Massata, figlio di Lamine Diack da parte di Nick Davies, braccio destro dell'allora vice presidente (a attuale presidente Iaaf) Sebastian Coe: "(...) occorre promuovere una campagna al fine di evitare con certezza uno scandalo giornalistico internazionale, specialmente sulla stampa britannica dalla quale provengono i peggiori articoli, correlato con i Campionati Mondiali di Mosca. Ciò richiede specialisti londinesi abili nelle pubbliche relazioni (che dovranno lavorare direttamente con me) ma io penso che se ipotizziamo di utilizzare CSM (un'azienda di pubbliche relazioni di proprietà di Sebastian Coe ndr) possiamo trarre beneficio (...)".
Davies ha un problema su tutti: "(...) Capire esattamente quali 'cadaveri" russi abbiamo ancora nell'armadio riguardo al doping (...). Dunque sa tutto. E i suggerimenti per abbuiare lo scandalo si sprecano: Penso che sia trascorso fin troppo tempo da quando sono rimasti coperti i vari atleti ed ora dobbiamo agire. Questi atleti, ovviamente, non dovrebbero essere convocati nella squadra russa per questi Campionati del mondo e Valentin dovrebbe essere pressato in tal senso. Se i colpevoli (di doping n. d. r.) non prendono parte ai Campionati Mondiali potremo aspettare fino alla fine delle gare per tirare fuori i loro nomi. Oppure ne potremo annunciare uno o due MA INSIEME ad atleti di altri Paesi. Possiamo anche preparare uno speciale dossier riguardante i test della IAAF che mostri come una delle ragioni per cui questi atleti russi risultano positivi è che vengono testati molto!!! Al tempo stesso, potremo sottolineare che il laboratorio antidoping è sotto la giurisdizione della WADA non della IAAF e che se il vero problema decisione da parte della WADA, noi abbiamo un piano B, cioè effettuare i test antidoping nel laboratorio di Losanna (Gabriel ieri mi ha confermato questa possibilità). Papa, prima possibile avrò un'idea del costo di questa campagna di comunicazione"ufficiosa" e ti farò sapere ma è certo che farò tutto quanto è nelle mie possibilità per proteggere la IAAF e il Presidente". Un quadro fosco di traffici e movimenti per nascondere e oscurare. Un giro, di persone corrotte dal denaro russo e, almeno per Habbib Cissé, consulente legale Iaaf e Gabriel Dollé, responsabile dell'antidoping federale all'epoca, anche del denaro di atleti di altri paesi. In barba ad ogni regola e ad ogni etica. Ed è in questo ambiente che si muove il dottor Giuseppe Fischetto, nella duplice veste di responsabile sanitario della Fidal e consulente antidoping della Iaaf. Inquisito a Bolzano con l'ipotesi di aver "favorito" il doping del marciatore azzurro Schwazer, squalificato per 2 anni e 6 mesi alla vigilia dei giochi di Londra 20912. I suoi rapporti con Dollè sono testimoniati da centinai di email. Il medico italiano gode della piena fiducia di Dollé, che gli affida gli incarichi più delicati, anche se negli scambi epistolari non ci sono riferimenti a dazioni di denaro o ad altre strategie di "addomesticamento" di eventuali oppositori. Il fatto certo è che da parte del medico italiano non risulta una sola denuncia delle numerose irregolarità dei russi e di altri atleti ben conosciute da tutto l'ambiente, secondo quanto riferisce l'inchiesta francese. Non sapeva nulla? Era all'oscuro di tutto?