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Atletica: Ascoli saluta Vittori, il maestro della velocità

L'ultimo saluto al preparatore che insieme a Mennea fece grande l'Italia e gli Italiani nel mondo. Tra i presenti il presidente della Fidal Giomi e Carletto Mazzone

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ASCOLI PICENO - I necrologi della sua ex squadra di atletica leggera lo salutano come uno dei principali educatori e uomini di sport che l'Italia abbia mai avuto. Ascoli silenziosa e sonnolenta offre il suo ultimo saluto a Carlo Vittori, l'uomo, l'atleta e il preparatore che insieme a Mennea fece grande l'Italia e gli Italiani nel mondo, scomparso a 84 anni alla vigilia di Natale. Il Vescovo di Ascoli Monsignor Giovanni D'Ercole ricorda nell'omelia che per Carlo non esisteva traguardo senza rigore morale e fatica. Sempre così anche negli ultimi anni quando indossando una vecchia tuta con calzamaglia se ne andava correndo per le rue di Ascoli Piceno, in salita come in discesa con qualsiasi temperatura.

Come era antico il professore e come sembrano antichi nella società moderna i suoi valori, intrisi di sudore, sacrificio e trasparenza. Ogni giorno sempre al chiodo, con una costanza incredibile: "Come educatore otteneva il meglio di se", osserva D'Ercole. Carlo Sturani, membro della giunta del Coni, rammenta una frase che Vittori ripeteva come fosse l'inizio di una nuova epoca: "Se l'Italia vuol ripartire deve farlo dall'atletica, come insegnamento nelle scuole e modo per affrontare la vita di tutti i giorni". Un modello antico quello del professore ma sempre attuale se si vogliono raggiungere certi traguardi.
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La Chiesa di Sant'Angelo Magno è gremita, semplici cittadini, amici e campioni per le esequie di un uomo definito unanimemente scomodo. Ma le autorità non mancano, il generale Gola che ha guidato l'atletica negli anni '80 va a braccetto con Alfio Giomi presidente della Fidal, che si apposta in un angolo della Chiesa per porgere l'estremo saluto, nonostante le accuse di Carlo rivoltegli proprio negli ultimi giorni della sua vita. Alla fine sarà proprio la moglie di Vittori ad abbracciare Giomi e a rigraziarlo per la sua presenza: "Grazie di cuore anche se mio marito era a volte piuttosto spigoloso", dice commossa la moglie Nadia.

Presidente, Vittori aveva chiesto le sue dimissioni: "Ma sinceramente non so perche l'abbia detto. Io l'ho sempre stimato - confessa Giomi - e le sue accuse dovrebbero essere rivolte a tutto un modo di concepire questo sport anche nel passato". Duro come il marmo di travertino, simbolo della terra ascolana, il professore era sempre deciso e non ammetteva scorciatoie: "Lui pretendeva il massimo da sé e chiedeva lo stesso agli altri - spiega Giovanni Bongiorni, un altro suo figlio che ha fatto chilometri su chilometri per salutarlo l'ultima volta - tanti non lo capivano ma noi della staffetta azzurra avevamo un ottimo rapporto con lui". Patrizia Spuri ex campionessa italiana dei 400 spiega: "Molti consigli di Vittori li trasmetto ai miei figli". E il professor Roberto Bonomi, che insieme a Vittori ha portato una metodologia rivoluzionaria di allenamento a Formia, ribadisce che "Vittori era uno che sapeva il fatto suo". Così tanto che anche dalla sponda calcistica giungono i riconoscimenti. Ci sono Carletto Mazzone e Mimì Morganti, ex arbitro di serie A. Non manca il suo quartiere dove c'erano i suoi affetti e la sua vita, e i vicini erano in Chiesa col gonfalone di Piazzarola.

Il discopolo olimpionico Armando De Vincentis lo saluta con un aneddoto romano. Tempi passati, tempi in cui l'Italia viaggiava con la freccia del sud, che rivaleggiava con il grande Borzov e che faceva sognare il mondo e gli italiani. Ora ci sono altre frecce che non hanno nulla a che vedere con quella maestosa di Barletta. Ma come asseriva il professore, se si vuole ricominciare lo si deve fare proprio dall'atletica, un modello sportivo e culturale alla cui base ci sono rigore e trasparenza. Lo si deve al professore e al suo modello di vita vincente.
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