Di Alberto Tomba ce n'è un solo. E pure di Stefania Belmondo e Manuela Di Centa. Ma non è detto che non si possa vincere lo stesso. Investendo sull'attività e tutelando i talenti. Dopo alcune stagioni costellate di delusioni, con medaglieri iridati senza tricolore e deludenti Giochi invernali, il cielo sta tornando azzurro sulle piste degli sport invernali. E il presidente della Federsci, Flavio Roda, ex allenatore di Tomba, in carica dal 2012, spiega come e perché oggi l'Italia dello sci (e non solo) sembra tornata competitiva.
Siamo fuori dal tunnel, presidente?
"Ci sono note positive e quelle negative. Per fortuna quelle positive sono in maggioranza".
Tipo Dorothea Wierer nel biathlon femminile e Federico Pellegrino nello sci di fondo...
"Alle ragazze del biathlon femminile è difficile chiedere di più in questo momento. Le vittorie e i podi ottenuti in Coppa del Mondo da Wierer, ma anche della staffetta completata da Vittozzi, Oberhofer, Sanfilippo, Runggaldier confermano la bontà del lavoro fatto. La crescita di Pellegrino è altrettanto evidente e influenza anche i risultati della Team Sprint".
Alti e bassi nello sci alpino: lo scorso week-end a Wengen si sono finalmente sbloccati gli slalomisti, con Razzoli secondo e Gross terzo.
"Credo che in avvio di stagione sia mancata ai nostri anche un po' di fortuna. Se Razzoli non avesse inforcato alla prima gara in Val d'Isère, magari sarebbe cambiata la stagione. Lo slalom è particolare, a un risultato positivo spesso ne seguono altri perché l'atleta ha una sicurezza maggiore, così come un'inforcata condiziona negativamente le prove successive. Ad esempio, Manfred Moelgg sta sciando bene ma è già uscito in un paio di occasioni. Così e così, invece, in slalom gigante: gli infortuni hanno condizionato, ma non possono essere un alibi".
Nelle prove veloci, invece?
"Siamo presenti, manca solo il risultato, a parte i due podi di Peter Fill in Canada a inizio stagione. C'è Casse che sta ottenendo buone prestazioni in Super-G e Innerhofer che si è ripreso veramente bene".
Fra le donne è invece Federica Brignone a salvare il medagliere di coppa con una vittoria e tre podi. Qualche segnale positivo, nel gigante di Flachau, anche da Fanchini, Marsagliae Moelgg...
"Abbiamo un gruppo forte che deve fare di più".
Nello slalom femminile, invece, l'Italia resta non pervenuta...
"È un buco nero, non riusciamo a venir fuori da questa situazione. Dobbiamo capire come fare, serve un progetto a parte, bisogna lavorarci su già dalla primavera. Magari ripartendo da un gruppo di ragazze più giovani di 17-18 anni".
Slittino: l'Italia è partita bene con una vittoria e un secondo posto per Dominik Fischnaller, ma nelle ultime gare maschili c'è stato il dominio tedesco.
"Nello slittino Armin Zoeggeler dopo il ritiro sta facendo un grandissimo lavoro, la sua esperienza ci assicura il migliore traino e ci farà crescere molto, anche se nelle ultime gare non siamo andati benissimo".
Salto, skeleton e bob sono le note stonate: cosa non va?
"Vero, nel salto non stiamo ottenendo risultati positivi, anche se resto convinto che con Pittin la combinata tornerà competitiva al cento per cento. Nello skeleton e nel bob non riusciamo a investire molto. Nel bob abbiamo dei giovani in Coppa Europa, ma lamentiamo difficoltà strutturali: per allenarci siamo costretti ad andare all'estero. Ci vorrebbe un investimento superiore, attualmente impossibile".
C'è un campione che ruberebbe al passato dello sci azzurro. Magari un Alberto Tomba, che lei allenò...
"Alberto è stato il campione che tutti vorrebbero avere. Da solo ha rappresentato l'Italia dello sci e degli sporti invernali. Adesso però abbiamo più atleti di buon livello, quindi va bene così".
Otto medaglie complessive ai Giochi di Sochi 2014. Zero ai Mondiali di fondo del 2013 in Val di Fiemme e a quelli di sci alpino a Vail/Beaver Creek nel 2015. Troppo brutto per essere vero. Come sta procedendo la sua rivoluzione?
"Si è concretizzata investendo più soldi sull'attività. E ottimizzando le risorse, come nel passaggio da otto direttori tecnici a tre direttori sportivi. E molti cambiamenti hanno ricevuto critiche, ma per adesso stanno funzionando. Quanto ai due medaglieri: i Mondiali in Val di Fiemme sono arrivati nel momento di cambiamento del nostro sci di fondo, mentre da Vail torniamo ogni volta a mani vuote".
Come cambiare rotta prima dei Mondiali di St. Moritz 2017 e dei Giochi invernali di Pyeongchang 2018?
"Tutelando le nostre certezze. Da Pellegrino a Wierer, da Brignone e le gigantiste ai Paris, Innerhfer, Razzoli, Fischnaller, e non solo. Come? Con tecnici dedicati, come Max Carca che quest'anno è diventato capo allenatore degli uomini dello sci alpino".
Lei salvò il bilancio sportivo di Sochi appellandosi ai numerosi quarti posti. Stavolta qual è l'obiettivo nel medagliere?
"Trasformare tutti quei quarti posti in podi: sarebbe un medagliere ricchissimo".
Pubblicato su RSera il 20 gennaio 2016
Siamo fuori dal tunnel, presidente?
"Ci sono note positive e quelle negative. Per fortuna quelle positive sono in maggioranza".
Tipo Dorothea Wierer nel biathlon femminile e Federico Pellegrino nello sci di fondo...
"Alle ragazze del biathlon femminile è difficile chiedere di più in questo momento. Le vittorie e i podi ottenuti in Coppa del Mondo da Wierer, ma anche della staffetta completata da Vittozzi, Oberhofer, Sanfilippo, Runggaldier confermano la bontà del lavoro fatto. La crescita di Pellegrino è altrettanto evidente e influenza anche i risultati della Team Sprint".
Alti e bassi nello sci alpino: lo scorso week-end a Wengen si sono finalmente sbloccati gli slalomisti, con Razzoli secondo e Gross terzo.
"Credo che in avvio di stagione sia mancata ai nostri anche un po' di fortuna. Se Razzoli non avesse inforcato alla prima gara in Val d'Isère, magari sarebbe cambiata la stagione. Lo slalom è particolare, a un risultato positivo spesso ne seguono altri perché l'atleta ha una sicurezza maggiore, così come un'inforcata condiziona negativamente le prove successive. Ad esempio, Manfred Moelgg sta sciando bene ma è già uscito in un paio di occasioni. Così e così, invece, in slalom gigante: gli infortuni hanno condizionato, ma non possono essere un alibi".
Nelle prove veloci, invece?
"Siamo presenti, manca solo il risultato, a parte i due podi di Peter Fill in Canada a inizio stagione. C'è Casse che sta ottenendo buone prestazioni in Super-G e Innerhofer che si è ripreso veramente bene".
Fra le donne è invece Federica Brignone a salvare il medagliere di coppa con una vittoria e tre podi. Qualche segnale positivo, nel gigante di Flachau, anche da Fanchini, Marsagliae Moelgg...
"Abbiamo un gruppo forte che deve fare di più".
Nello slalom femminile, invece, l'Italia resta non pervenuta...
"È un buco nero, non riusciamo a venir fuori da questa situazione. Dobbiamo capire come fare, serve un progetto a parte, bisogna lavorarci su già dalla primavera. Magari ripartendo da un gruppo di ragazze più giovani di 17-18 anni".
Slittino: l'Italia è partita bene con una vittoria e un secondo posto per Dominik Fischnaller, ma nelle ultime gare maschili c'è stato il dominio tedesco.
"Nello slittino Armin Zoeggeler dopo il ritiro sta facendo un grandissimo lavoro, la sua esperienza ci assicura il migliore traino e ci farà crescere molto, anche se nelle ultime gare non siamo andati benissimo".
Salto, skeleton e bob sono le note stonate: cosa non va?
"Vero, nel salto non stiamo ottenendo risultati positivi, anche se resto convinto che con Pittin la combinata tornerà competitiva al cento per cento. Nello skeleton e nel bob non riusciamo a investire molto. Nel bob abbiamo dei giovani in Coppa Europa, ma lamentiamo difficoltà strutturali: per allenarci siamo costretti ad andare all'estero. Ci vorrebbe un investimento superiore, attualmente impossibile".
C'è un campione che ruberebbe al passato dello sci azzurro. Magari un Alberto Tomba, che lei allenò...
"Alberto è stato il campione che tutti vorrebbero avere. Da solo ha rappresentato l'Italia dello sci e degli sporti invernali. Adesso però abbiamo più atleti di buon livello, quindi va bene così".
Otto medaglie complessive ai Giochi di Sochi 2014. Zero ai Mondiali di fondo del 2013 in Val di Fiemme e a quelli di sci alpino a Vail/Beaver Creek nel 2015. Troppo brutto per essere vero. Come sta procedendo la sua rivoluzione?
"Si è concretizzata investendo più soldi sull'attività. E ottimizzando le risorse, come nel passaggio da otto direttori tecnici a tre direttori sportivi. E molti cambiamenti hanno ricevuto critiche, ma per adesso stanno funzionando. Quanto ai due medaglieri: i Mondiali in Val di Fiemme sono arrivati nel momento di cambiamento del nostro sci di fondo, mentre da Vail torniamo ogni volta a mani vuote".
Come cambiare rotta prima dei Mondiali di St. Moritz 2017 e dei Giochi invernali di Pyeongchang 2018?
"Tutelando le nostre certezze. Da Pellegrino a Wierer, da Brignone e le gigantiste ai Paris, Innerhfer, Razzoli, Fischnaller, e non solo. Come? Con tecnici dedicati, come Max Carca che quest'anno è diventato capo allenatore degli uomini dello sci alpino".
Lei salvò il bilancio sportivo di Sochi appellandosi ai numerosi quarti posti. Stavolta qual è l'obiettivo nel medagliere?
"Trasformare tutti quei quarti posti in podi: sarebbe un medagliere ricchissimo".
Pubblicato su RSera il 20 gennaio 2016