ROMA - Ancora un rinvio – dopo quello delle prime sentenze attese dopo le udienze di martedì, slittate a oggi – per le decisioni del Tribunale Nazionale Antidoping nel processo ai 26 azzurri dell’atletica deferiti lo scorso dicembre per “irregolarità” (“eluso controllo” e “mancata reperibilità”) nel monitoraggio antidoping degli atleti da parte di Nado Italia. Il Tna questo pomeriggio ha rinviato “a data da destinarsi” con “apposito provvedimento” ogni pronunciamento definitivo sul caso per ascoltare altri testimoni in approfondimento istruttorio: sette persone tra medici, tecnici, dirigenti ed ex dirigenti di Coni e Fidal (inclusa Renée Felton, madre e tecnico di Andrew Howe), che saranno interrogate sostanzialmente per permettere di capire di più sulla questione. Un’integrazione “massiccia di testo” – la definiscono in tribunale – che rinforzerà o indebolirà del tutto un’accusa che, evidentemente, così netta e ben preparata non lo è mai stata.
Se in attesa delle sentenze, questa mattina, c’erano i primi 8 dei 26 atleti rimasti imbrigliati nel malfunzionamento del sistema Wherabout, il programma con il quale il Coni monitora lo spostamento di ogni atleta e gestisce i controlli antidoping, ovvero Daniele Meucci, Fabrizio Donato, Daniele Greco, Ruggero Pertile, Andrew C. Howe, Silvia Salis, Anna Incerti e Andrea Lalli, “le persone informate dei fatti” a essere convocate dalla Prima Sezione del Tribunale Nazionale Antidoping sono stati, oltre alla Felton, Rita Bottiglieri (ex atleta con incarico presso l’Istituto di Medicina dello Sport del Coni), Loredana Zagara (settore controlli Fidal), Raffaello Leonardo, Bernardino Arrigoni, Giampiero Curti (funzionari della Commissione controlli del Coni) e il medico Giuseppe Fischetto. “Numerosissimi testi – li definisce l’avvocato Giulia Bongiorno, legale dei più rappresentativi tra gli atleti deferiti, da Donato alla Salis – che forse valeva la pena ascoltare prima di veder ripartire tutto quanto, quasi da capo”.
“Sia chiaro, non sono contraria e comprendo la decisione del Tribunale – spiega la legale di 11 dei 26 azzurri coinvolti nel procedimento – ma evidentemente la Procura prima di portare questi ragazzi in processo come imputati avrebbe dovuto lavorare di più. Tutto questo dimostra come questi deferimenti siano stati fatti sulla base del nulla. Ribadisco la mia opinione: questo è un processo zoppo. Che parte da un’accusa pesante, ma in mano ha poco, e si basa evidentemente su una grande lacuna probatoria”.
Convocate nel frattempo le audizioni degli altri 18 atleti Fidal deferiti (previste il 22 marzo, e il 19, il 21 e il 22 aprile, imputati altri nomi noti: da Donati a Gibilisco), gli azzurri a cui è stato rinviato la decisione non parlano, “non sono abituati a fare gli imputati, bensì a concentrarsi sulla loro attività – continua Bongiorno – e oggi pensavano di togliersi di un grosso peso e così non è stato”. “Gli ho chiesto di tenere i nervi saldi, e vivere l’ennesima sfida come un grande allenamento”.
Se in attesa delle sentenze, questa mattina, c’erano i primi 8 dei 26 atleti rimasti imbrigliati nel malfunzionamento del sistema Wherabout, il programma con il quale il Coni monitora lo spostamento di ogni atleta e gestisce i controlli antidoping, ovvero Daniele Meucci, Fabrizio Donato, Daniele Greco, Ruggero Pertile, Andrew C. Howe, Silvia Salis, Anna Incerti e Andrea Lalli, “le persone informate dei fatti” a essere convocate dalla Prima Sezione del Tribunale Nazionale Antidoping sono stati, oltre alla Felton, Rita Bottiglieri (ex atleta con incarico presso l’Istituto di Medicina dello Sport del Coni), Loredana Zagara (settore controlli Fidal), Raffaello Leonardo, Bernardino Arrigoni, Giampiero Curti (funzionari della Commissione controlli del Coni) e il medico Giuseppe Fischetto. “Numerosissimi testi – li definisce l’avvocato Giulia Bongiorno, legale dei più rappresentativi tra gli atleti deferiti, da Donato alla Salis – che forse valeva la pena ascoltare prima di veder ripartire tutto quanto, quasi da capo”.
“Sia chiaro, non sono contraria e comprendo la decisione del Tribunale – spiega la legale di 11 dei 26 azzurri coinvolti nel procedimento – ma evidentemente la Procura prima di portare questi ragazzi in processo come imputati avrebbe dovuto lavorare di più. Tutto questo dimostra come questi deferimenti siano stati fatti sulla base del nulla. Ribadisco la mia opinione: questo è un processo zoppo. Che parte da un’accusa pesante, ma in mano ha poco, e si basa evidentemente su una grande lacuna probatoria”.
Convocate nel frattempo le audizioni degli altri 18 atleti Fidal deferiti (previste il 22 marzo, e il 19, il 21 e il 22 aprile, imputati altri nomi noti: da Donati a Gibilisco), gli azzurri a cui è stato rinviato la decisione non parlano, “non sono abituati a fare gli imputati, bensì a concentrarsi sulla loro attività – continua Bongiorno – e oggi pensavano di togliersi di un grosso peso e così non è stato”. “Gli ho chiesto di tenere i nervi saldi, e vivere l’ennesima sfida come un grande allenamento”.